RUSSIA: Putin e la nuova retorica della distensione

Il consueto “Resoconto dell’anno” di Vladimir Putin sembra aprire una nuova pagine nella retorica del Cremlino, quella della distensione. Conscio del nuovo ruolo russo nel mondo e negli affari europei, il leader del Cremlino sembra disponibile ad approfittare della progressiva crescita dei populismi e dei movimenti di estrema destra in Europa e negli Stati Uniti per rifarsi il trucco, presentando una nuova, collaborativa immagine della Russia.

Nuova era in politica internazionale?

Niente più tema del nemico esterno, almeno non con il vigore al quale ci siamo abituati negli ultimi anni. Quello del primo dicembre potrebbe essere l’inizio di una nuova era nelle “public diplomacy” del Cremlino. Putin ha lanciato un messaggio chiaro ai partner occidentali, ora che le carte in tavola si stanno mescolando in maniera imprevedibile fino a pochi mesi fa. La distensione è un segnale lanciato prima di tutto a Trump, sostenuto, anche con trame poco trasparenti, durante la sua campagna elettorale. “La cooperazione tra Russia e Stati Uniti nell’indirizzare questioni globali e regionali porterà beneficio all’intero pianeta” – sostiene il presidente russo, che sottolinea come le due potenze abbiano “una responsabilità condivisa nel garantire la sicurezza internazionale e la stabilità”. La Russia ha ora “bisogno di amici” e non di avversari, per promuovere stabilità e sicurezza.

Putin ha parlato in toni piuttosto pacati anche dell’Unione Europea dove, secondo il suo punto di vista, “la richiesta per una maggiore indipendenza politica ed economica è in crescita” e potrebbe favorire un nuovo dialogo con la Russia anche su tematiche legate a nuovi progetti cooperativi nello spazio Euroasiatico. Sembra questo il messaggio, infatti, percepito dal Cremlino dai recenti risultati elettorali nel vecchio continente.

Il discorso in generale si è concentrato prevalentemente sulle tematiche di politica interna, coesione sociale e lotta alla corruzione, mentre pochissima attenzione è stata dedicata ai conflitti che vedono coinvolta la Russia. Solo un breve ringraziamento ai militari coinvolti nelle operazioni in Siria, mentre la crisi Ucraina, forse per la prima volta dal 2013, non è stata nemmeno nominata, nonostante il nuovo scontro diplomatico con Kiev sulla Crimea.

Nuova Strategia di Politica Estera

A far seguito al “Resoconto dell’anno” è stata però la pubblicazione della nuova Strategia di Politica Estera. Il documento di oltre 40 pagine è l’aggiornamento della strategia precedente pubblicata nel 2013, ben prima della crisi ucraina e del coinvolgimento diretto di Mosca negli affari siriani. Nella rielaborazione dei soliti concetti e priorità in politica estera, quello che emerge è la nuova consapevolezza del Cremlino del suo ruolo di attore regionale e globale. Anche se il documento tocca anche temi come i rapporti con i partner asiatici (Cina, Giappone e l’India) e il ruolo di Mosca nelle istituzioni multilaterali come BRICS e SCO, il focus centrale rimane quello degli Stati Uniti e dell’Europa. Conscia dei mutamenti sullo scacchiere internazionale la Russia di Putin si considera ora un interlocutore essenziale per risolvere le principali problematiche di carattere globale. Concetti come il rispetto delle norme internazionali, la non proliferazione delle armi nucleari e la lotta comune contro il terrorismo” si intrecciano, infatti, con il delicato rapporto con gli Stati Uniti. Le porte per “un dialogo costruttivo in materia di sicurezza globale rimangono aperte, ma solo se fondato su “un rispetto reciproco e sulla non interferenza nei reciproci affari interni”. La NATO e il suo allargamento ad est rimane, secondo il documento, il principale ostacolo all’idea di “eguale sicurezza” per il continente Europeo rischiando di istituire nuove “linee di demarcazione” al suo interno.

Il documento riserva parole di miela al principale partner economico, l’Unione Europea. Il dialogo con Germania, Spagna, Italia e Francia è presentato come punto centrale della strategia per armonizzare le relazioni con Bruxelles. La creazione di un regime senza visti tra UE e Russia e il rafforzamento dei legami economici appaiono come lo scopo ultimo di Mosca.

La nuova retorica di Putin sembra voler ora abbassare i toni prospettando, forse, di trovare nel prossimo futuro sul continente europeo governi ben più disposti a chiudere un occhio sul recente passato.

Foto: AFP/Sergei Ilnitsky

Chi è Oleksiy Bondarenko

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Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico. E’ Research Fellow per l’area Russia e Asia Centrale presso OPI - Osservatorio di Politica Internazionale. Per East Journal si occupa di Ucraina.

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