CECENIA: Il terrorismo ceceno nella polveriera caucasica

Il problematico contesto politico ceceno vede da anni la presenza di attività terroristiche mirate al conseguimento dell’indipendenza, ma in tempi recenti si è potuta constatare l’emersione in parallelo di una crescente affiliazione al jihadismo internazionale.

Arresto in Turchia di terroristi ceceni

Nei primi giorni di novembre ha avuto luogo in Turchia l’arresto di alcuni terroristi ceceni. I tre uomini, Makhran Saidov, Alsanbek Vadalov e Tarkhan Gaziyev, accusati di attività terroristiche in Cecenia, si nascondevano da tempo sul suolo turco e il 5 novembre il leader ceceno Ramzan Kadyrov ne ha richiesto ad Ankara l’estradizione.

Si tratta di uno tra i tanti episodi che, nella Repubblica cecena, vedono chiamare in causa il terrorismo. Può tuttavia essere utile operare una distinzione tra l’azione antirussa locale, a carattere perlopiù politico e sociale, e la violenza che si lega al contesto jihadista.

Terrorismo indipendentista

Una prima tipologia di terrorismo ceceno può essere ricondotta all’attività locale di guerriglia antirussa, che ha avuto inizio nel 1858, in seguito alla conquista russa del territorio ceceno, non ancora costituitosi in uno stato. Dall’incessante conflittualità, culminata nella proclamazione di indipendenza della Repubblica cecena nel 1991, è scaturita nel 1994 la prima guerra russo-cecena, un massacro che ha lasciato incerto il futuro del paese. Nel 1999, in seguito all’intervento di Putin, il secondo conflitto ha posto le basi per l’insaturazione di una leadership filorussa in Cecenia.

Nel 2003 è salito al potere un leader vicino al Cremlino, Akhmad Kadyrov, cui è succeduto il figlio Ramzan – tuttora alla guida della nazione. Sotto i Kadyrov la lotta per l’indipendenza è proseguita, benché ferocemente osteggiata dal potere, che non ha risparmiato ai dissidenti torture e uccisioni.

I tre uomini di cui Ramzan Kadyrov chiede l’estradizione appartengono a questa prima categoria di terroristi e sono solo alcuni tra i tanti accusati – in modo più o meno arbitrario – di attacchi perpetrati ai danni della polizia e delle truppe cecene.

Terrorismo jihadista

Negli ultimi decenni, in parallelo rispetto alla violenza politica interna, ha iniziato a profilarsi in Cecenia il fondamentalismo islamico. Negli anni ’80, con la sconfitta sovietica in Afghanistan ad opera dei mujaheddin, l’area cecena ha visto una crescente frattura tra i musulmani moderati e i sostenitori del salafismo: una rottura divenuta sempre più drammatica con le guerre russo-cecene. I salafiti, sunniti rigoristi legati ad un’interpretazione letterale degli hadith e della shari’a, sono divenuti una presenza stabile nell’area caucasica.

La diffusione di un Islam ultra-ortodosso, unito alle devastazioni causate dal conflitto con Mosca, ha creato in Cecenia il terreno nel quale ha potuto attecchire un secondo tipo di terrorismo. Con la fine dell’ultimo conflitto russo-ceceno, infatti, l’elevato numero di profughi e il ruolo della religione quale elemento di speranza hanno posto le basi per un’intensa attività di reclutamento di militanti per la jihad. Il fenomeno ha determinato in primis implicazioni a livello internazionale, mano a mano che si è sviluppata un’affiliazione locale a organizzazioni internazionali. All’inizio del luglio 2016, in seguito all’attentato avvenuto presso l’Ataturk Airport, è stato segnalato il coinvolgimento nell’attacco del ceceno Akhmet Chatayev, avvicinatosi come altri suoi connazionali al terrorismo jihadista.

Il terrorismo di matrice fondamentalista, tuttavia, ha anche agito a livello interno, animando la resistenza cecena e radicandosi nel già complesso panorama politico caucasico. Ne è nata la componente islamista radicale della guerriglia anti-russa, che unisce la motivazione religiosa ai tradizionali elementi nazionalisti e indipendentisti.

Immagine: Reuters

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