ROMANIA: Ion Minulescu, il poeta della “Parigi dell’Est”

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Esistono scrittori destinati ad essere largamente apprezzati dal pubblico e, viceversa, apertamente disprezzati dalla critica. È il caso di Ion Minulescu, poeta cult nella Bucarest della Belle Époque e del periodo interbellico, ma considerato da molti storici della letteratura un poeta falso, colpevole di cronica faciloneria e di un immeritato successo. Un giudizio che ovviamente ha pesato sulla diffusione della sua poesia al di fuori della Romania.

Un poeta “parigino”

Minulescu ha studiato Diritto a Parigi nei primissimi anni del Novecento ed è entrato in contatto con la bohème parigina e con la poesia simbolista francese. Un avvicinamento alla cultura occidentale e al Decadentismo europeo riassunti efficacemente nella poesia In un bazar sentimentale (le traduzioni sono di chi scrive):

Vecchie stoffe, un mandolino,
un Cézanne e due Gauguin,
quattro maschere di bronzo:
Beethoven, Berlioz, Wagner, Chopin,
un divano arabo, due antiche icone bizantine,
una coppa d’argento, molti vasi antichi di Saxa pieni
di mimose, tamburelli spagnoli, lanterne
giapponesi, tre scranni con scritte arabe,
i “Fleurs du mal” rilegati in pelle di Cordoba,
e sul piano:
Charles Baudelaire e, accanto, Villiers de l’Isle-Adam.

Non siamo distanti dall’estetismo di moda nelle letterature europee dell’epoca tra cui, anche, quella italiana. L’elenco di oggetti eleganti, da collezionista di bizzarrie d’altri tempi, ci ricorda anche le atmosfere di alcune celebri poesie di Guido Gozzano come La signorina Felicita e L’amica di nonna Speranza.

Un poeta rivoluzionario?

Minulescu ha portato dalla Francia alla Romania un mondo completamente nuovo. Non gli interessano le radici autoctone della campagna e il canto popolare, fonte di ispirazione per i poeti della generazione romantica o dei poeti a lui contemporanei. Minulescu scopre la città, il vivere raffinato e brillante della borghesia bucarestina, assetata di novità e, soprattutto, di Occidente.

Il nostro poeta è veramente convinto di portare una rivoluzione letteraria. Nella prima raccolta da lui pubblicata nel 1908, Romanze per più tardi, il poeta si autocelebra come testimone di una verità non comune. Nella Romanza del nuovo arrivato, all’inizio della raccolta, lo straniero racconti mondi non raggiungibili dalla semplice razionalità umana:

Da dove vengo?
Vengo dal mondo creato al di là dell’orizzonte –
dal mondo dove nessuno di voi è stato,
vengo dal mondo dove
il cielo non è azzurro,
gli alberi non sono verdi come da voi,
dal mondo delle Ninfe che aspettano nudi i Fauni,
dal mondo delle coppe vuote ma sempre stracolme,
dal mondo dell’ultimo canto,
portato sull’ala delle cicogne,
di costa in costa,
di terra in terra,
di uomo in uomo,
di bocca in bocca,
dal mondo dei quattro venti
e dei quattro punti cardinali!

Ma il poeta del nuovo è destinato all’incomprensione e pone in epigrafe due versi arroganti:

la porta è rimasta chiusa alla voce dell’arte futura.
Era l’anno mille novecento otto – mi sembra.

Un poeta ironico e modernissimo

In realtà non è andata proprio così. Come Ravel, che si attendeva i fischi per il suo Bolero, rivelatosi poi un “classico” del Novecento, Minulescu ha avuto uno straordinario successo. Nonostante questo è un innovatore: è stato il primo a fare uso del verso libero, aprendo ufficialmente la straordinaria stagione del Novecento romeno. Grandi poeti come Arghezi e Blaga non sono stati sordi al suo insegnamento e, forse, andrebbero studiati meglio i loro debiti rispetto a Minulescu.

In reatà l’ironia, l’eccesso, la contraddizione e il gioco letterario sono prerogative del suo stile: non per nulla è stato un grande divulgatore e imitatore del teatro di Pirandello in Romania. La poesia romena, così nutrita di idealismo romantico o di ricerca del sublime, ha riscoperto soltanto negli ultimi decenni del Novecento la dimensione ludica della letteratura: una visione del mondo che rende Minulescu attualissimo per il gusto tutto terreno per l’eccesso sentimentale e la sua apparente mancanza di serietà.

Chi è Federico Donatiello

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Sono nato a Padova nel 1986. Ho studiato Lettere all'Università di Padova e mi sono laureato con una tesi in Filologia Romanza riguardante la poesia dei trovatori. Al momento sono dottorando di ricerca sempre presso l'Università di Padova con una tesi di storia della lingua romena. Mi occupo anche di traduzioni letterarie (specialmente dal romeno) e di storia del melodramma italiano.

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