ALBANIA: Perché gli albanesi richiedono asilo in Germania?

Gli albanesi continuano a sognare la Germania: questo è quanto emerge dai dati dell’Agenzia federale tedesca per la migrazione e i rifugiati. E lo fanno sperando di ricevere asilo da parte del governo di Berlino. Nonostante non si registrano più i numeri altissimi del 2015, quando gli albanesi erano il secondo gruppo nazionale a chiedere asilo in Germania, dietro ai siriani, anche quest’anno continuano a essere tanti, troppi, gli albanesi che decidono di lasciare il proprio paese. Niente di nuovo, verrebbe da dire, vista la loro tradizionale propensione a cercare fortuna altrove. Ma trovarli a chiedere asilo, dunque protezione, al fianco di popolazioni in fuga da guerre e persecuzioni deve far suonare un campanello d’allarme.

Il boom del 2015

La questione delle richieste di asilo da parte di cittadini albanesi dell’Albania, del Kosovo e, in misura minore, della Macedonia è emersa con forza nel 2015. Con lo scoppio della crisi dei migranti, in tanti hanno pensato di poter approfittare della situazione: da un lato si sono attivate strutture criminali pronte a false promesse; dall’altro chi versava in una condizione economica difficile ha sperato che nella marea umana in fuga ci potesse essere spazio per tutti. Sono così salite in maniera esponenziale le richieste di asilo verso l’Unione europea e soprattutto la Germania, simbolo di crescita economica, posti di lavoro e accoglienza. E così nel 2015 all’Ufficio asili tedesco sono arrivate più di 54.000 richieste dall’Albania e ben 37.000 dal Kosovo.

Il danno di immagine

Il danno di immagine per Tirana e Pristina è stato enorme: proprio mentre l’esecutivo guidato da Edi Rama attuava le riforme richieste da Bruxelles e il governo kosovaro sperava di ottenere la liberalizzazione dei visti, è emersa la rappresentazione di paesi da cui si preferisce scappare. La situazione è divenuta talmente fuori controllo che l’Ambasciata tedesca a Tirana ha fatto pubblicare un annuncio sui giornali locali per spiegare alla cittadinanza che le speranze di ottenere asilo in Germania sono pressoché nulle.

“Paesi sicuri”

La vera svolta è arrivata però a ottobre, quando la Germania ha dichiarato l’Albania e il Kosovo “paesi sicuri”, dunque da cui non si scappa per guerre o persecuzioni politiche. Povertà e mancanza di lavoro non sono ragioni sufficienti per essere considerati meritevoli del diritto di asilo. L’effetto è stato immediato: migliaia di albanesi, spesso dopo settimane fermi in campi di accoglienza, sono stati rispediti a casa.

La situazione oggi

A seguito della decisione di ottobre, con l’inizio del 2016 si è registrato un forte calo delle richieste di asilo da questi paesi, ma non un azzeramento. Anzi, già nell’estate del 2016, sono ripartite le richieste. Per quanto il numero totale resta molto al di sotto dell’anno precedente, gli albanesi (da Albania e Kosovo) risultano ad oggi il 6° gruppo nazionale per richieste di asilo in Unione europea.

Ciò che più colpisce è la perseveranza delle richieste, alla luce di speranze di accettazione pressoché nulle (una media dello 0.4%). Non bastano le organizzazioni criminali, certamente presenti, a spiegare il fenomeno. Tante persone provano anche per diverse volte, e puntualmente vengono rispedite indietro. La voglia di provarci, di lasciare una condizione dove mancano il lavoro e le opportunità, sembra essere più forte di tutto, anche dell’evidenza. Uno spaccato di società che non può essere tralasciato: nonostante gli evidenti progressi economici registrati, l’Albania e il Kosovo devono fare i conti con sacche di popolazione che si sentono ai margini, escluse, senza futuro, tanto da cercare la fuga ad ogni costo. E questo, per pensare ad un futuro europeo, è un problema da risolvere.

Chi è Riccardo Celeghini

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Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, francese, serbo-croato e conosce basi di albanese.

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