RUSSIA: Diplomazia delle cannoniere nel Mar Mediterraneo

Il gruppo di navi da guerra appartenenti alla Flotta del Nord ri-schierato da Mosca nel Mar Mediterraneo durante il mese di ottobre ha iniziato in data 15 novembre a prendere parte attiva nella campagna di Siria. Lo schieramento è composto dalla portaerei Kuznestov, l’unica operativa della sua categoria, ed altre navi cosiddette “capitali”, quali l’incrociatore Pyotr Velikij e le cacciatorpediniere Severomorsk e Kulakov. Seguono alcune unità di supporto per il rifornimento e il rimorchio, più un sottomarino.

Questo dispiegamento di forze è stato accolto con preoccupazione dagli stati rivieraschi le cui acque sono state toccate dalla traversata. Il ministero della Difesa di Londra ha mobilitato sia la marina che la Royal Air Force (RAF), scortando assieme ai colleghi norvegesi la colonna russa nel suo passaggio attraverso la Manica. La marina di sua maestà non ha lesinato in sfoggio di forza, schierando due delle migliori navi a propria disposizione: la fregata Richmond e l’incrociatore Duncan. Una mossa che invero potrebbe essere interpretata come una dimostrazione di elevata insicurezza.

I media si sono concentrati in particolare sulla minaccia posta dalla Kuznestov, che in quanto portaerei simboleggia il massimo potere di uno stato nella dimensione marittima. Tuttavia, quest’immagine si ridimensiona sensibilmente considerando lo stato discutibile del vascello stesso. Risalente all’epoca sovietica, esso non è nuovo ad avarie e non brilla né per modernità né per operatività – inadeguato com’è ad operazioni offensive in mare aperto. Piuttosto che sull’ammiraglia, attenzione e preoccupazioni sarebbero dovute essere convogliate sul Pyotr Velikij e il sottomarino – vere punte di diamante della marina militare russa.

L’utilità di tale riposizionamento di forze va ben oltre le semplici dichiarazioni formali del Cremlino e i palesi scopi militari. Propaganda e sfoggio di forza sono certamente tra le motivazioni profonde. In continuità con una secolare tradizione della “diplomazia delle cannoniere”, una simile sfilata navale serve un duplice scopo. Da un lato, galvanizzare il pubblico domestico russo, mostrando come la patria sia attiva nella lotta al terrorismo e come ancora possa spaventare i competitori occidentali. Dall’altro, mettere in agitazione lo stesso occidente, testandone la reattività senza effettivamente rischiare alcun conflitto diretto – che le stesse unità russe sarebbero d’altronde inadatte a sostenere. Questo spiega pure la scelta di mettere in campo proprio la portaerei Kuznestov, nonostante i propri evidenti limiti operativi: a differenza della pur temibile flotta sottomarina, infatti, l’ammiraglia permette di sfoggiare la bandiera della Federazione.

In questo si può leggere anche il tentativo di pagare tributo al glorioso passato di potenza navale dell’Unione Sovietica. La Flotta del Nord, in particolare, era – come in termini relativi ancora è – la capofila di una flotta capace di rivaleggiare con quello degli Stati Uniti.

Allo stesso tempo non dobbiamo dimenticarci che questa visibilità giova pure alle attività commerciali dei cantieri navali russi, in cerca di pubblicità convincenti per vendere i propri vascelli – principalmente a Cina e India.

Da ultimo, ricalcando una tecnica già attuata nel contesto ucraino in favore di esercito e unità speciali, l’effettiva partecipazione alle operazioni in Siria serve alla flotta del Nord come test per le proprie capacità e per la residua funzionalità della Kuznestov. Il personale imbarcato godrà di un campo di addestramento che, nella propria concretezza, è molto migliore di qualsiasi esercitazione.

Questo articolo é frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association ed é pubblicato anche su PECOB, Università di Bologna.

Chi è Nicolò Fasola

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Nato nel 1993, detiene una laurea triennale in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e attualmente frequenta il MIREES presso l'Università di Bologna. Si interessa principalmente di sicurezza e cultura strategica, nonché di Russia e spazio post-sovietico. Già Segretario Generale della sezione di Milano della UN Youth Association, scrive ora per l'Osservatorio di Politica Internazionale. Parla inglese, tedesco, francese e russo. Nella propria vita cerca di unire politica e poesia. I suoi articoli per EastJournal sono co-pubblicati anche da PECOB, Università di Bologna.

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