MOLDAVIA: Il filorusso Dodon vince le elezioni. Bruxelles sempre più lontana?

Dopo aver sfiorato l’elezione a presidente già al primo turno, il candidato socialista e filo-russo Igor Dodon vince la carica con un confortevole distacco di circa dieci punti percentuali sulla sfidante liberale e europeista Maia Sandu.

Ad aver vinto è stato dunque il rigetto dello status quo politico da parte degli elettori moldavi, d’altronde incarnato – nonostante i tentativi di rinnovamento della propria immagine – da Sandu. Dodon è stato capace di raccogliere consensi tramite una serrata critica ai precedenti governi e ai loro palesi fallimenti sia economici che morali. Convogliando il malcontento popolare, egli ha propugnato il ritorno a “valori tradizionali” e l’idea di uno Stato più presente nella vita dei cittadini.

Decisivo per la sua vittoria è stato lo scandalo di corruzione che ha coinvolto il Primo Ministro Vlad Filat, condannato a nove anni di carcere per la frode bancaria che nel 2014 aveva visto sparire dalle casse dello Stato circa un miliardo di dollari. Un evento che ha acquisito ancor maggiore peso nella misura in cui la povertà in Moldavia è in costante aumento, dunque rendendo la popolazione maggiormente sensibile ai soprusi dell’oligarchia dominante.

Una casta che al contrario continuava ad essere appoggiata da figure afferenti alla corrente filo-occidentale – tra cui Vladimir Plahotniuc, magnate dalla dubbia moralità pubblica – e dall’Occidente stesso. In questo è rintracciabile un errore geopolitico da parte di Bruxelles e Washington, che così facendo hanno causato un drastico calo della fiducia dei valori occidentali e nella condivisibilità delle proprie ricette politiche. Eloquente a tal riguardo come alcuni sondaggi abbiamo sottolineato l’enorme popolarità tra la popolazione dell’Unione Economica Eurasiatica e di Putin, rispetto alle prospettive di un ingresso pieno nell’Unione Europea o le simpatie per Obama e Merkel.

Ancora una volta, in sede elettorale questo non ha potuto che giocare a favore di Dodon. Totalmente schieratosi dalla parte della Russia, egli ha promesso durante la propria campagna di stracciare l’accordo di associazione con l’Unione Europea firmato dal governo nel 2014. Come ha spiegato in un dibattito televisivo con la sfidante pochi giorni prima del ballottaggio, non sono le relazioni con Bruxelles in quanto tali ad essere deleterie per la Moldavia, ma le deprecabili condizioni economico-commerciali che queste hanno implicato. Il Paese, inondato di beni europei, avrebbe visto una drastica contrazione delle rendite per i produttori locali – ulteriormente schiacciate dall’imposizione da parte di Mosca di un embargo sui beni agricoli in risposta all’Accordo di Associazione.

E’ in questo quadro che si inserisce la volontà di Dodon di rilanciare i rapporti commerciali e politici con la Russia, profondamente intaccati da quella che si definirebbe una incosciente politica europeista. Non a caso, la sua prima visita all’estero in qualità di presidente avrà Mosca come propria meta.

Bisognerà poi vedere come Dodon affronterà l’annosa questione della Transnistria. Egli, che dopo la conferma del risultato elettorale ha chiamato all’unità del Paese, proporrebbe a soluzione di questo nodo una federalizzazione dell’amministrazione statale, concedendo alla repubblica secessionista uno status legale speciale – previa consultazione e referendum coi cittadini. Bisognerà aspettare per verificare se il progetto – questo come gli altri – diverrà realtà o rimarrà mero proclama politico. Quel che invece è certo è che Dodon Presidente non ha alcuna fretta di allontanare le truppe russe dal territorio moldavo.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association ed è pubblicato anche su PECOB, Università di Bologna.

Chi è Nicolò Fasola

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Nato nel 1993, è laureando MIREES presso l'Università di Bologna. Già Segretario Generale della sezione di Milano della UN Youth Association, lavora presso l'Ambasciata d'Italia a Tallinn e per l'Osservatorio di Politica Internazionale. Si interessa principalmente di sicurezza e cultura strategica, nonché di Russia e spazio post-sovietico. Parla inglese, tedesco, francese e russo. Nella propria vita cerca di unire politica e poesia. I suoi articoli per EastJournal sono co-pubblicati anche da PECOB, Università di Bologna.

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