SIRIA: I curdi assaltano Raqqa, la roccaforte dell’Isis

Poche settimane dopo il lancio dell’offensiva contro l’Isis a Mosul è partita anche la sua ‘gemella’ in direzione Raqqa, la roccaforte siriana del califfato. La guidano le Forze Democratiche Siriane (Sdf), cioè i curdi dell’Ypg insieme a una decina di altri gruppi minori arabi e siriaci. A fornire il solito supporto dall’alto con bombardamenti mirati – come da ormai 2 anni a questa parte – è la Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Lo ha annunciato il comando delle Sdf il 6 novembre, seguito a distanza di poche ore da una comunicazione identica del Pentagono. Normale, scontato? Tutt’altro.

La Turchia protesta…

Non perché l’alleanza curdi-americani scricchioli (e su chi altri potrebbero contare gli Usa?). Semmai per le querule rimostranze della Turchia, sempre più spesso nei panni del partner tradito in un matrimonio Nato – quello tra Washington e Ankara – che proprio in Siria sta conoscendo i suoi minimi storici.

Attorno a Raqqa si aggrovigliano le stesse rimostranze che furono sollevate mesi or sono per la campagna di Manbij.  I curdi avevano guadagnato in forze la riva ovest dell’Eufrate e puntavano spediti sulla città non lontano dal confine con la Turchia. La presero dopo 2 mesi di duro assedio, mentre Ankara minacciava ritorsioni. Poi Erdogan sguinzagliò i suoi carri armati prima che fosse troppo tardi, prima che i curdi marciassero ancora più a ovest e si affacciassero su 900 km di confine turco.

I motivi sono sempre gli stessi: la Turchia vede nei curdi siriani una minaccia grave per gli stretti legami che hanno con il Pkk. Se dalle sue basi irachene la guerriglia di Ocalan continua a fare (quasi) quello che vuole in tutto il sud-est anatolico, con un altro appoggio lungo tutto il confine sud diventerebbe definitamente incontrollabile.

… e il Pentagono concede (poco)

In più, rispetto a qualche mese fa, c’è l’operazione militare turca in Siria. Che procede a rilento, verso al-Bab. Da lì c’è a qualche km Aleppo, dall’una e dall’altra parte le forze curde che si avvicinano, e poi un lungo corridoio verso sud, adesso in mano all’Isis, che conduce a Raqqa. Prima che la Turchia si affacci da quelle parti passeranno mesi, salvo una ritirata di massa dell’Isis. Così il Pentagono ha dato il via libera ai curdi, che passando da Kobane e Tell Abyad possono piombare su Raqqa più agilmente.

Non per questo turchi e americani hanno smesso di andare a braccetto. Da Ankara gli Usa annunciano, per voce del generale Dunford dopo colloquio con l’omologo Hulusi Akar, che coi turchi c’è un accordo per “prendere, controllare e governare” Raqqa. L’idea è di agire in due tempi. La prima fase (accerchiamento e isolamento) spetta ai curdi, mentre la seconda avrebbe come protagonista la Turchia. Come si svilupperà? Con quali tempi? Nebbia fitta, almeno per ora. “La fase di isolamento di Raqqa durerà per mesi”, prende tempo Dunford.

‘The right mix’

Per il momento non esistono altre milizie, oltre le Sdf, per prendere Raqqa. Il Pentagono sa che non sono le forze curde la soluzione per controllare la città, ha aggiunto Dunford. Si starebbe lavorando per trovare “il giusto mix di forze per l’operazione”. Nel comunicato si cita di tutto e di più: l’opposizione siriana moderata (qualunque cosa voglia dire), i gruppi che ricevono già armi dagli Usa, l’Esercito siriano libero, persino “forze dentro Raqqa stessa”. Che tradotto significa: devono essere arabi e sunniti.

È vero che gli abitanti di Raqqa non sopporterebbero un dominio curdo. Dal canto loro i curdi negano di volerla annettere ai loro territori, solo cacciare l’Isis. Sta di fatto, però, che gli unici arabi sunniti a disposizione in zona, e già addestrati abbastanza, sono proprio quelli che combattono insieme ai curdi. E per ora sono troppo pochi di numero. Se questa è l’unica opzione praticabile, c’è da scommettere che la Turchia si metterà di traverso in tutti i modi.

Chi è Lorenzo Marinone

Lorenzo Marinone
Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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