CROAZIA: Formato il nuovo governo, moderato ed europeista

 Da ZAGABRIA – Mercoledì 19 ottobre, Andrej Plenković, Presidente dell’Unione Democratica Croata (HDZ) – il partito nazionalista conservatore membro del Partito popolare europeo – ha incassato la fiducia per il suo nuovo governo e il relativo programma.

Il vecchio-nuovo governo croato

Il nuovo governo è sostenuto dalle stesse forze che l’anno scorso avevano sponsorizzato la fallimentare esperienza del governo Oresković. Il governo Plenković è formato da personalità dell’Unione Democratica Croata e del Ponte delle liste Indipendenti (Most), con l’appoggio esterno di partiti minori e delle minoranze nazionali. Alla sua seconda esperienza governativa, il partito Most, dopo l’iniziale approccio anti-sistema, ha assunto una definitiva veste centrista, cattolica e civica.

Il nuovo governo formato da 20 diversi ministeri – il più numeroso di tutti i paesi UE – è frutto di un gran compromesso tra tutte le forze in campo. Cinque dei venti ministri possono definirsi tecnici, provenienti dall’impresa e dall’amministrazione statale, e vanno a occupare i dicasteri che si occupano delle politiche economiche e sociali. Il partito Most conserva i quattro ministeri che aveva nel precedente governo. Infine, in alcuni dicasteri, Plenković mantiene i ministri selezionati dall’ex Presidente dell’HDZ Karamarko, sponsor della linea nazionalista e illiberale all’interno dell’Unione Democratica Croata.

Nel corso della crisi del governo precedente, l’europarlamentare Plenković si era distinto per le sue posizioni moderate e europeiste, nonché per l’opposizione a Karamarko, accusato di danneggiare l’immagine internazionale della Croazia. Il nuovo Premier ha quindi sostituito quelle personalità dell’HDZ che più si erano distinte per le critiche ricevute dalla comunità internazionale, come l’ex Ministro della Cultura e storico revisionista Hasanbegović, o l’ex Ministro degl’Esteri Kovač, distintosi per il suo ostruzionismo all’integrazione UE della Serbia.

L’obiettivo del nuovo governo: l’integrazione europea della Bosnia-Erzegovina

Diplomatico di carriera, Plenković è asceso alla presidenza dell’HDZ e ha vinto le elezioni perché ritenuto in grado di migliorare l’immagine internazionale della Croazia e di promuoverne gli interessi in Europa. Nel richiedere la fiducia al Sabor, il nuovo Premier ha quindi presentato la politica estera come pilastro del suo governo.

Plenković ha dichiarato come obiettivo fondamentale l’integrazione europea della Bosnia – Erzegovina, all’interno della quale intende promuovere la piena eguaglianza tra i tre popoli costituenti (bosgnacchi, serbi e croati). Parole che suonano come la conferma del sostegno di Zagabria alla creazione di un’entità esclusivamente croata in Bosnia Erzegovina.

Davor Ivo Stier, il nuovo Ministro degli Esteri, ha puntualizzato che è nell’interesse della Croazia la stabilizzazione e l’europeizzazione di tutta l’area; Zagabria insisterà perciò sull’adeguamento della Serbia alle norme europee. Formule di rito, che, nel caso del suo predecessore, hanno già mascherato un ostruzionismo di fatto. L’obbiettivo è valorizzare la veste europea della Croazia e acquisire influenza tramite l’integrazione dei vicini sud-orientali, che Plenković punta a concretizzare nel 2020 quando assumerà la Presidenza del consiglio UE.

Dopo aver centrato l’obiettivo dell’integrazione europea, la Croazia a guida HDZ è in cerca di un metodo per promuovere i propri interessi nazionali. La strategia di Karamarko passava da Budapest, quella di Plenković passa ora da Bruxelles.

 

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association e PECOB, Università di Bologna.

Foto: Robert Anić, Pixsell.

Chi è Pierluca Merola

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Nato a Roma nel 1992, ora vive a Zagabria. Si è laureato triennale in Storia moderna e contemporanea all'Università La Sapienza di Roma e magistrale presso il MIREES, master internazionale per studi sull'Europa orientale, con una tesi sulla politica interna in Croazia. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese e francese, e serbo-croato con chi ha pazienza. Gli articoli scritti per EastJournal sono co-pubblicati anche da PECOB, Università di Bologna.

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