IRAN: La corsa per le presidenziali, tra i veti dell’Ayatollah e le accuse di corruzione

Il prossimo 18 maggio si svolgeranno le dodicesime elezioni presidenziali della Repubblica Islamica dell’Iran. Il prossimo aprile si apriranno le procedure di registrazione dei candidati, i quali saranno sottoposti al vaglio del potente Consiglio dei Guardiani. Il consiglio avrà potere di veto o ammissione su qualsiasi candidato e stilerà una lista definitiva per le presidenziali 2017 che includerà solo coloro che verranno ritenuti idonei a ricoprire la carica in caso di elezione.

Il voto si gioca sull’economia

L’atmosfera che si respira a Teheran e nelle grandi città è sicuramente più leggera di qualche anno fa, ma ciò che importa di più alla gente comune è tornare a vivere in una situazione di maggiore prosperità economica. In questa prospettiva sembra che il presidente uscente Rohani sia colui che possa fornire maggiore stabilità, soprattutto per i successi ottenuti grazie all’accordo sul nucleare.
Questo accordo è stato senza dubbio focale per invertire la tendenza di un’economia che stava progressivamente perdendo ossigeno, ma il futuro presidente è chiamato a fare di più. Se le collaborazioni e gli investimenti stranieri non sono tardati ad arrivare, come nel caso italiano e russo, la ripresa economica stenta ancora a decollare per i timori che le grandi banche nutrono su eventuali ripensamenti di Washington nello scenario mediorientale.

Uno sguardo ai possibili candidati

La candidatura dell’ex presidente Ahmadinejad risulterebbe essere a rischio dopo che la guida suprema Khamenei ha affermato che non può assolutamente concorrere. Le sue affermazioni non sono formalmente vincolanti per la commissione, ma da sempre i diktat di questo genere vengono presi in stretta considerazione nella valutazione dei candidati alla presidenza. Le posizioni anti occidentali di Ahmadinejad sono troppo estremiste per la fase storica che sta attraversando l’Iran e una sua eventuale ricandidatura non sembra riscontrare interesse tra i conservatori, ma solo tra alcune frange estremiste della società.

L’attuale sindaco di Teheran Mohammad Bagher Qalibaf, che già in passato aveva riscosso successo tra gli elettori arrivando secondo nella sfida presidenziale del 2013, sembra essere sfavorito già in partenza per un possibile caso di corruzione. Secondo alcune indagini il comune di Teheran avrebbe venduto alcuni terreni in zone residenziali a metà del costo di mercato a privati. Le conferme della vicenda tardano ad arrivare, a tutto vantaggio di Rohani che, in caso di non ammissione di Qalibaf, avrebbe la strada spianata verso la vittoria.

Il ruolo delle donne

Dopo la nomina di Masoumeh Ebtekar a vicepresidente nel 2013 e l’elezione di ben 15 donne contemporaneamente in parlamento, lo spazio per le donne nella vita politica del paese sembra essere in costante espansione. Proprio l’attuale vicepresidente in carica appare come la più promettente candidata donna: Ebtekar è attiva in politica a partire dalla rivoluzione e conosce molto bene le fasi storiche attraversate dal suo paese, ma risulta difficile pensare che possa essere effettivamente eletta alle prossime elezioni.

Tutto facile per Rohani?

Le previsioni danno per favorito il presidente in carica Rohani, eletto al primo turno nel 2013 e forte dei successi diplomatici riguardanti l’accordo sul nucleare. La sua candidatura non è in discussione, poiché ha nominato 6 dei 12 membri del consiglio dei guardiani. Tuttavia sembra improbabile la sua non rielezione, e tutti i presidenti iraniani a partire dalla rivoluzione komeinista sono stati riconfermati per un secondo mandato. A conferma di tale ipotesi c’è il segnale che Rohani è stato indicato come candidato preferito dal 41% degli elettori in un ipotetico duello con l’ex presidente Ahmadinejad (29%).

Chi è Leonardo Scanavino

Leonardo Scanavino
Laureato in "Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione" presso l'Università degli Studi di Torino, attualmente frequenta una Magistrale in "Studi di Sicurezza Internazionale" presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In precedenza, ha frequentato un semestre di studi (Erasmus) prasso la Latvijas Universitāte (Riga, Lettonia), durante il quale ha avuto modo di avvicinarsi alle tematiche di transizione riguardanti i paesi post-sovietici dell'Est Europa. Parla inglese, francese e studia russo.

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