RUSSIA: Il summit tra i vertici dell’Islam che condanna l’Arabia Saudita

Dal 25 al 27 agosto si è svolto a Grozny, capoluogo della Cecenia, un incontro tra influenti esponenti dell’Islam sunnita provenienti da oltre 30 diversi paesi, intitolato “I seguaci della Sunnah – chi sono?”. Il summit, che è stato organizzato per definire l’identità “delle genti del sunnismo e della comunità sunnita”, ha visto l’esclusione dei salafiti, ritenuti dai partecipanti al vertice estranei al mondo sunnita. L’assenza dei salafiti ha comportato di conseguenza la mancata partecipazione al vertice dei wahhabiti, i rappresentanti della principale scuola di pensiero dell’Arabia Saudita, esclusi così come i Fratelli Musulmani.

Al summit di Grozny, organizzato per celebrare il 65° anniversario di Akhmad Kadyrov, si sono presentati circa 200 tra dignatari religiosi, dottori coranici e pensatori islamici, rappresentanti il Medio Oriente, l’Africa e l’Europa. Al vertice hanno partecipato tra gli altri il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayeb, il Gran Mufti d’Egitto Sheikh Shawki Allam, il consigliere del presidente egiziano e rappresentante del Comitato religioso al parlamento al Cairo Sheikh Oussama al-Zahri, il Gran Mufti di Damasco Abdel Fattah al-Bezm, il predicatore yemenita Ali al-Jafri e il pensatore palestinese Adnan Ibrahim.

Alla fine della conferenza i partecipanti hanno approvato una dichiarazione la quale afferma che i sunniti sarebbero “l’insieme di ash’ariti, e maturiditi in termini di credo, i seguaci delle quattro scuole giuridiche degli hanafiti, dei malikiti, degli shafi’iti e degli hanbaliti e i seguaci del sufismo in termini etici e morali”. Da questa definizione sono stati volutamente lasciati fuori i salafiti, i quali secondo il punto di vista degli esponenti del mondo sufi sarebbero “apostati” seguaci di “una visione distorta dell’Islam che porta all’estremismo e al terrorismo”.

L’ira saudita

L’esclusione di salafiti e wahhabiti dal summit di Grozny ha causato l’immediata reazione dell’Arabia Saudita, che ha definito il summit organizzato da Mosca una strumentalizzazione politica. In tutto il paese è stata lanciata una campagna mediatica basata sul patriottismo alla quale hanno aderito religiosi, figure politiche e semplici cittadini, per difendere quello che è stato considerato un vero e proprio “attentato alla nazione”.

Diversi esponenti di rilievo presenti a Grozny sono stati attaccati per la loro presa di posizione, come Ahmed al-Tayeb, il quale secondo i sauditi “in alleanza con Putin vuole escludere l’Arabia Saudita dal mondo musulmano”; mentre Ramzan Kadyrov, presidente ceceno, è stato definito “un sufi delirante”. La stessa dichiarazione finale della conferenza è stata fortemente criticata dal Gran Mufti saudita Abd al-Aziz Al ash-Sheikh, che ha definito l’esclusione del wahhabismo dal mondo sunnita “un grave errore che ha lo scopo di seminare discordia tra i musulmani”.

Una mossa politica

Nonostante la conferenza sia stata organizzata per “spiegare e descrivere la via di Ahl al-Sunnah wal-Jama’ah attraverso la fede, la legge islamica e il sufismo”, è apparso chiaro fin da subito che il vero obiettivo del summit di Grozny era condannare il salafismo e tutte le correnti da esso derivate. Come affermato dagli stessi organizzatori del vertice, lo scopo di questa conferenza era infatti fornire una giustificazione teologica, in linea con il pensiero sufi, in grado di provare l’infondatezza delle tesi salafite secondo le quali questi ultimi sarebbero i veri seguaci dell’Islam.

Escludendo il salafismo e le sue correnti dal mondo sunnita, i partecipanti al summit di Grozny hanno di fatto preso posizione a favore del cosiddetto “Islam tradizionale”, quello che a Mosca viene sostenuto dalle autorità in quanto tollerante nei confronti dei russi. Non è la prima volta che in Cecenia vengono organizzate conferenze mirate a condannare il salafismo e le sue correnti più estremiste; ideologie che negli ultimi anni hanno finito per attecchire, grazie anche ai finanziamenti sauditi, in diverse repubbliche del Caucaso russo come l’Inguscezia, il Daghestan e la stessa Cecenia, dove la radicalizzazione, legata all’insurrezionalismo, compromette seriamente la stabilità di queste regioni.

Collegando il salafismo, e in particolare la corrente wahhabita, al terrorismo, il summit di Grozny permette così a Mosca di mettere sotto accusa l’Arabia Saudita, ritenuta responsabile della diffusione di ideologie estremiste nel Caucaso e più in generale in Medio Oriente, regione dove gli interessi del Cremlino si scontrano con quelli di Riyad e dove, come nel caso di Siria e Iraq, sono presenti numerosi combattenti caucasici agli ordini di al-Nusra o dello Stato Islamico.

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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