CAUCASO: Georgia e Azerbaigian si preparano ad accogliere Papa Francesco

Dopo essersi recato lo scorso giugno in Armenia, tra il 30 settembre e il 2 ottobre Papa Francesco completerà la sua missione pastorale nel Caucaso, visitando la Georgia e l’Azerbaigian.

Il motto ufficiale della visita del Papa in Georgia sarà Pax Vobis, che la pace sia con voi. Il tema della pace sarà infatti centrale nel corso della visita di Francesco in Georgia e Azerbaigian, due paesi inseriti, insieme all’Armenia, in una regione turbolenta messa in ginocchio da anni di guerre e separatismi. Già a giugno, in visita a Yerevan, parlando del Nagorno-Karabakh il Papa aveva auspicato la riappacificazione del Caucaso, augurandosi che l’odio reciproco si trasformi in riconciliazione. Francesco proverà a diffondere lo stesso messaggio sia a Tbilisi che a Baku, capitali di due paesi colpiti dalla guerra fin dal momento della loro indipendenza, negli anni Novanta, a causa della quale hanno perso parti consistenti di territorio (l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud nel caso della Georgia e il Nagorno-Karabakh nel caso dell’Azerbaigian).

Un altro obiettivo del Papa è valorizzare le antiche radici cristiane di questi paesi, cercando allo stesso tempo di riavvicinare la Chiesa cattolica alle diverse confessioni presenti nel Caucaso, come suggerisce il motto della visita in Azerbaigian, “siamo tutti fratelli”. L’arrivo del Pontefice nelle due repubbliche caucasiche non si è però rivelato atteso come lo è stato in Armenia la scorsa estate; tutto questo anche a causa del fatto che sia in Georgia che in Azerbaigian le comunità cattoliche sono estremamente ridotte. In Georgia, paese a maggioranza cristiano-ortodossa, i cattolici rappresentano circa l’1% della popolazione totale; mentre ancora più ridotta è la comunità dell’Azerbaigian, paese a maggioranza musulmana-sciita (ma con antiche radici cristiane), dove i seguaci della Chiesa di Roma sono solo qualche centinaio. Nonostante le esigue dimensioni delle comunità cattoliche locali, nel Caucaso l’autorità di Francesco è comunque riconosciuta da una discreta parte della popolazione, al di là della fede professata.

Il programma del Papa

Il viaggio di Francesco inizierà dalla Georgia, dove il Papa si recherà la mattina del 30 settembre. Una volta arrivato a Tbilisi si terrà un’iniziale cerimonia di benvenuto, a cui seguiranno le classiche visite di rito, a partire dall’incontro con il presidente Giorgi Margvelashvili presso il Palazzo Presidenziale, in seguito al quale il Papa verrà ricevuto da alcuni rappresentanti delle autorità, della società civile e del corpo diplomatico. Nel pomeriggio Francesco sarà ricevuto anche da Ilia II, Patriarca della Chiesa ortodossa georgiana, presso il Palazzo del Patriarcato; dopodiché il Pontefice si recherà presso la chiesa cattolica caldea di San Simone il Tintore, per incontrare la comunità assiro-caldea locale.

La mattina del primo ottobre il Papa celebrerà la messa presso lo stadio Mikheil Meskhi, per poi recarsi alla cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, sede dell’amministrazione apostolica del Caucaso dei latini, dove incontrerà sacerdoti e religiosi. Francesco farà poi tappa al Centro di assistenza dei Camilliani, incontrando operatori e assistiti. La giornata si chiuderà con la visita a Mtskheta, città in cui ha sede la Chiesa ortodossa georgiana, dove il Papa visiterà la cattedrale di Svetiskhoveli.

Il 2 ottobre il Papa saluterà la Georgia con una cerimonia di congedo che si terrà all’aeroporto di Tbilisi, in seguito alla quale partirà alla volta di Baku, in Azerbaigian. Qui Francesco celebrerà la messa presso la chiesa cattolica dell’Immacolata Concezione, dopodiché parteciperà a una cerimonia di benvenuto presso il Palazzo Presidenziale, dove incontrerà il presidente Ilham Aliyev. La visita continuerà nel pomeriggio con l’incontro con le autorità locali presso il Centro Heydar Aliyev, a cui faranno seguito i colloqui con il Gran Mufti del Caucaso Allahshukur Pashazadeh presso la moschea “Heydar Aliyev”, con l’arcivescovo ortodosso di Baku Aleksander Ishein e con il presidente della comunità ebraica locale, il rabbino Shneor Segal. Infine in serata, in seguito a una cerimonia di congedo, il Papa ripartirà per l’Italia.

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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