DOSSIER SIRIA: L’intesa tra Russia e Iran. L’inizio di un’alleanza strategica?

L’intervento russo in Siria, nel settembre del 2015, fu letto da molti come l’inizio di una alleanza strategica tra Russia e Iran, l’altro grande alleato di Assad. Si arrivò addirittura a parlare di un ingresso russo nell’alleanza sciita guidata da Teheran, in contrapposizione al blocco sunnita, più vicino a Washington.

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In realtà, per comprendere a fondo le relazioni tra Russia e Iran, è più istruttivo quanto recentemente successo con l’uso della base aerea iraniana Shahid Nojeh ad Hamedan. Lo scorso 16 agosto ne fu concesso l’uso ai bombardieri di Mosca, ma meno di una settimana dopo fu improvvisamente revocato. Questa inedita concessione fu attaccata da molti iraniani perché contraria alla costituzione, che vieta ingerenze militari esterne. Ma per i russi fu occasione per rilasciare roboanti dichiarazioni pubbliche, per nulla gradite da Teheran.

Se è vero che mai negli ultimi 200 anni i rapporti tra i due paesi sono stati così buoni, di fatto permangono forti divergenze e una storica diffidenza. Oggi Russia e Iran, per motivi contingenti, privilegiano la convergenza di interessi comuni, ma sotto il tappeto della diplomazia rimangono tensioni irrisolte che rendono spesso le relazioni contraddittorie. Un esempio di queste ambiguità è l’accordo sul nucleare iraniano: Mosca non vuole che l’Iran acquisisca armi nucleari, ma teme che l’accordo possa aprire ad un riavvicinamento persiano con gli USA.

Cosa unisce i due paesi? L’interesse a salvare l’alleato siriano, quello a sconfiggere il jihadismo sunnita e quello di contenere l’influenza americana in Medio Oriente. Ed è proprio la Siria il punto di incontro di questi tre elementi. Ma non bisogna sottovalutare che russi e iraniani hanno approcci, ruoli e visioni a lungo termine diversi.

Per Mosca la Siria è solo una delle tante pedine sulla scacchiera geostrategica con gli USA. Vuole mantenere un governo amico a Damasco, le basi navali sul Mediterraneo e riaffermare il suo status di grande potenza. I russi rifiutano un regime change a guida occidentale, ma non chiedono necessariamente la sopravvivenza politica di Assad. Per Teheran la Siria rappresenta il vitale polmone strategico di Hezbollah, garantisce la continuità territoriale della mezzaluna sciita (Baghdad, Damasco, Beirut) in opposizione ad Arabia Saudita e alleati. L’Iran sembra meno incline a sacrificare Assad e vede nella Siria un teatro di confronto coi nemici sunniti.

A queste divergenze sulla Siria, se allarghiamo la prospettiva se ne aggiungono di ulteriori. Innanzitutto c’è Israele, nemico esistenziale per Teheran, con cui Mosca però ha relazioni amichevoli e pragmatiche. Mosca mantiene rapporti con Egitto, Turchia e altri stati sunniti con cui l’Iran non sempre è in buone relazioni. Infine, le rivalità economiche tra due esportatori di idrocarburi come Russia e Iran, oltre che le reciproche pretese sul Mar Caspio.

In conclusione, in Siria i due paesi han trovato una intesa, ma è difficile si cementi un’alleanza strategica. Differenze ideologiche di fondo, l’eredità storica dei rapporti tra i due paesi e la volontà russa di agire da superpotenza, rendono diffidente Tehran, mentre il Cremlino, che non limita la sua prospettiva al Medio Oriente, sembrerebbe preferire una cooperazione privilegiata ma senza implicazioni che pregiudichino irrevocabilmente relazioni e opportunità con gli altri paesi dell’area.

 

Chi è Giovanni Parigi

Giovanni Parigi
Classe 1968, è professore a contratto di Cultura Araba presso il Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e Culturale, Università Statale di Milano. Sempre a Milano, ha conseguito un Dottorato di Ricerca sui rapporti tra Stato e tribalismo in Medio Oriente, presso l’Università Cattolica. Nell’ambito della cooperazione internazionale ha lavorato per il Ministero degli Esteri in Iraq, ed è stato “casco blu” in Libano.

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