RUSSIA: Uccisi a San Pietroburgo quattro terroristi provenienti dal Caucaso

Dopo la crisi degli ultimi anni causata dalla contemporanea ascesa dello Stato Islamico, in Russia torna a dare notizia l’Emirato del Caucaso, che sarebbe pronto, secondo i servizi segreti russi, a pianificare nuovi attentati nel paese.

A far salire il livello d’allerta è stata lo scorso agosto l’uccisione di quattro combattenti originari della Kabardino-Balkaria, repubblica del Caucaso settentrionale, avvenuta nel corso di un’operazione anti-terroristica che ha visto l’irruzione di un gruppo di agenti del FSB in un edificio residenziale a San Pietroburgo, dove il gruppo era stato individuato. In seguito al raid, le forze di sicurezza russe hanno inoltre ritrovato all’interno dell’appartamento un vero e proprio arsenale, che sarebbe dovuto presumibilmente servire ai ribelli per organizzare attacchi terroristici nel paese, come affermato dallo stesso Yury Kokov, governatore della Kabardino-Balkaria.

A certificare l’appartenenza dei ribelli uccisi a San Pietroburgo all’Emirato del Caucaso vi è la presenza tra le vittime di Zalim Shebzukhov, conosciuto anche come Emir Salim, leader del Wilāyat Unito di Kabarda, Balkaria e Karachay, ramo dell’Emirato del Caucaso operativo nelle repubbliche di Kabardino-Balkaria e Karachay-Circassia.

Shebzukhov, proclamato leader del Wilāyat KBK nel 2014 in seguito alla morte di Astemir Berkhamov, è stato uno dei pochi guerriglieri del Caucaso settentrionale a rimanere fedeli all’Emirato anche dopo la recente affermazione dell’ISIS, che ultimamente ha spinto molti giovani combattenti a lasciare l’organizzazione creata da Doku Umarov nel 2007 per andare a combattere in Siria, e che nel giugno 2015 ha proclamato nella regione il Wilāyat al-Qawqāz, una sorta di protettorato dello Stato Islamico.

A giurare fedeltà all’ISIS sono stati anche diversi leader dell’Emirato, a partire dal leader del Wilāyat Noxçiyçö (il ramo ceceno dell’Emirato) Aslan Byutukaev, seguito da un nutrito gruppo di combattenti provenienti dal Daghestan, dalla Cecenia, dall’Inguscezia e dalla Kabardino-Balkaria, dichiaratisi attraverso un video diffuso in rete nel giugno 2015. Tra i rappresentanti della Kabardino-Balkaria passati dalla parte dello Stato Islamico vi è stato anche Robert Zankishiyev, ex leader del Wilāyat KBK insieme a Shebzukhov, ucciso nel corso di una sparatoria a Nal’čik lo scorso novembre.

Attualmente, secondo alcune stime diffuse dal governatore Kokov, circa 120-150 combattenti kabardini si trovano in Siria, reclutati dallo Stato Islamico (in totale i combattenti caucasici arruolatisi tra le fila dell’ISIS e partiti per il Medio Oriente superano il migliaio). Tra i combattenti del Caucaso settentrionale, quelli provenienti dalla Kabardino-Balkaria si sono però dimostrati i più restii a passare dalla parte dello Stato Islamico, come dimostrano le dichiarazioni dello stesso Shebzukhov, diffuse in un video caricato in rete lo scorso dicembre nel quale il leader del Wilāyat  KBK ha criticato duramente la scissione avvenuta tra i guerriglieri caucasici, invitando coloro che hanno scelto di unirsi all’ISIS a ricongiungersi al più presto alle fila dell’Emirato.

Il fatto che Shebzukhov e i suoi uomini siano stati rintracciati a San Pietroburgo, lontano dal Caucaso, e per di più in possesso di un consistente arsenale, fa capire come l’Emirato del Caucaso non sia stato ancora del tutto sconfitto, rappresentando ancora una minaccia per Mosca, nonostante sia da tempo in crisi, stia continuando a perdere consensi in favore dell’ISIS e sia rimasto senza un vero e proprio leader come lo fu Umarov.

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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