IRAN: La vicenda del blogger iraniano Mehdi Khosravi e il ruolo dell’Italia

La corte d’appello di Milano, il giorno 11 agosto, ha concesso la scarcerazione a Mehdi Khosravi, rifugiato politico e blogger iraniano arrestato a Dorio (Lecco), il 7 agosto scorso. Contro lo scrittore, il tribunale di Teheran aveva emesso un mandato di cattura internazionale per corruzione. L’Iran ne aveva poi chiesto l’immediata estradizione all’Italia.

Le accuse al blogger Mehdi Khosravi

Dietro le accuse nei suoi confronti ci sarebbe una campagna antidemocratica da parte del Paese degli ayatollah. Dai controlli dell’Interpol, il mandato di cattura internazionale era stato emesso nel 2009 dalla Repubblica islamica dell’Iran: in quell’anno Khosravi era finito in carcere dopo i moti studenteschi. Fuggito dalla teocrazia del suo paese, ha continuato all’estero – come rifugiato politico in Gran Bretagna – la sua attività contro il regime. Attraverso il suo blog, Gomnamian (Gente senza nome) e la sua pagina Facebook, con lo pseudonimo Yashar Parsa, ha denunciato le atrocità commesse dall’Isis, accusando i vertici del governo iraniano di aver ridotto la popolazione in miseria.

Il Movimento Verde e la pena di morte

Nei giorni scorsi era intervenuto anche Reza Ciro Pahlavi – figlio dello Shah esautorato dalla rivoluzione khomeinista del ‘79 – attraverso una lettera indirizzata al presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, chiedendo tutele per Khosravi. Con la scarcerazione avvenuta l’11 agosto il blogger ha evitato la possibilità di essere estradato nel suo Paese, e quindi, la pena di morte prevista per gli “oppositori del regime”. Le proteste cui si riferisce Reza Pahlavi nella lettera indirizzata a Renzi, sono quelle che diedero vita al Movimento Verde, nato in seguito alle elezioni presidenziali del 2009 che consacrarono, per la seconda volta, la vittoria del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad. Il Movimento ne chiedeva le dimissioni, denunciando l’irregolarità del voto attraverso cui era stato eletto. Motto del Movimento divenne, infatti, “dove è il mio voto?”.

Stando al Corriere della Sera, che ha pubblicato la lettera al premier, Reza Ciro Pahlavi ha denunciato anche l’abuso dell’Interpol per dare la caccia a oppositori politici. Nel 2006, infatti, l’attivista Rasoul Mazrae, fuggito attraverso la Siria, venne riconsegnato a Teheran malgrado l’Onu lo riconoscesse come rifugiato: non gli furono risparmiate le torture prima dell’esecuzione della pena capitale. A far riflettere è anche un importante dato: nel 2015, anno dello storico accordo sul nucleare – miraggio di una politica estera e interna più distesa – è stato quello in cui si è verificato il maggior numero di esecuzioni dal 1990; da quando Iran Rights Watch stila il suo rapporto annuale (2008) il numero di esecuzioni è cresciuto del 300%.

Di cosa parla Mehdi Khosravi sul web?

Sulla sua pagina Facebook l’ultimo post risale al 4 agosto, mentre l’ultimo pezzo su Gomnamian è datato 20 luglio. Il contenuto dei suoi scritti è differenziato tra Facebook e il blog: nei post sul social network denuncia le atrocità commesse dallo Stato Islamico, mentre sulla sua pagina analizza criticamente le scelte del governo iraniano, oltre a occuparsi delle dinamiche geopolitiche mediorientali. In uno dei suoi pezzi, Khosravi elogia il tentativo di rovesciamento del governo Erdogan messo in atto dall’esercito turco, ultimo baluardo di una Turchia ben lontana dall’essere secolarizzata come Ataturk l’aveva valuta.

Il ruolo dell’Italia

Prima della scarcerazione, l’avvocato del blogger, Sahand Saber, aveva duramente attaccato l’Italia, accusandola di volersi ingraziare i favori dell’Iran dopo l’allentamento delle sanzioni dovute all’accordo sul nucleare: “Mehdi oggi scrive articoli sulla democrazia e la necessità di una separazione dei poteri in Iran”, l’arresto “può rappresentare un tentativo da parte di alcuni funzionari del governo italiano di ingraziarsi gli iraniani dopo l’accordo sul nucleare”. Saber ha poi fatto allusione ai due incontri tra le delegazioni di entrambi i Paesi, il primo a Roma, il secondo a Teheran, in cui si sono conclusi accordi commerciali, sostenendo che “il governo italiano vuole lavorare economicamente con il regime”.

Così, dopo aver sfiorato un nuovo caso Shalalabayeva, moglie del dissidente kazako rispedita in patria dall’Italia insieme alla figlia Alua, la vicenda di Khosravi potrebbe rappresentare la spia di un problema più grande: quello dei rapporti dell’Iran con l’Occidente.

Chi è Francesca del Vecchio

Francesca del Vecchio
Classe 1987, laureata in Lingue e Letterature Straniere e in Studi Arabo-Islamici, con una tesi sull’Islam Politico in Iran. Vive a Milano (ma è nata a Benevento) dove “prova” a fare la giornalista. Collabora per alcune testate come Il Manifesto, Prima Comunicazione e D di Repubblica. Per East Journal si occupa di Medio Oriente, in particolare di Iran.

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