L’EPOPEA DELL’ASIA CENTRALE: Le Repubbliche sovietiche

Gli anni della Rivoluzione russa e della conseguente guerra civile tra Rossi bolscevichi e Bianchi zaristi furono un periodo estremamente confuso per l’Asia Centrale, durante il quale la regione cadde in preda ad una violenta anarchia. Approfittando del caos, le elitè musulmane della regione crearono uno stato indipendente, chiamato Autonomia di Kokand, che tuttavia godette di vita breve, tanto da venir rovesciata già nel 1919. Nel 1920 invece l’Armata Rossa, guidata dal generale Michail Frunze, occupò Bukhara e rovesciò l’emiro, che aveva provato a rendersi indipendente.

Una volta padroni dell’area, i bolscevichi iniziarono a modificare la struttura politica dell’Asia centrale, dando così vita ad una girandola di creazioni e soppressioni di Stati che sarebbe continuata per i successivi 20 anni. Le prime ad essere create furono la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma del Turkestan, corrispondente agli attuali Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan, e la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma del Kirghizistan, corrispondente all’attuale Kazakistan (l’errore del nome fu causato dalla continua confusione da parte dei Russi tra Kazachi e Kirghisi). I due emirati di Bukhara e Khiva vennero invece trasformati in due Repubbliche Popolari Sovietiche. Questa caotica situazione venne mantenuta fino al 1924, quando all’interno del partito comunista la linea di coloro che difendevano l’idea di un’unica repubblica pan-turca venne sconfitta da linea di coloro che invece volevano la creazione di repubbliche autonome più piccole e più compatte dal punto di visto etnico. Fu così che nel 1924 il Turkestan venne diviso nella RSS del Turkmenistan e nella RSS dell’Uzbekistan, da cui successivamente nacquero nel 1929 la RSS del Tagikistan e nel 1939 la RSS del Kirghizistan. A nord, invece, a Mosca si erano intanto accorti dell’errore etnico ed avevano rinominato la RSSA del Kirghizistan in RSSA del Kazakistan, che nel 1936 venne trasformata nella RSS del Kazakistan, dando in questo modo all’Asia centrale la suddivisione territoriale che presenta tuttora.

Nonostante il presupposto teorico di omogeneità etnica, queste repubbliche vennero create in modo totalmente arbitrario senza rispettare la reale distribuzione delle popolazioni, che nel corso dei secoli si erano spesso mescolate. La situazione peggiorò negli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando la paranoia di Stalin trasformò l’Asia centrale in un’enorme lager per le minoranze etniche che egli riteneva alleate con il nemico tedesco o giapponese. I primi a subire tale trattamento furono i Coreani che vivevano nell’Estremo Oriente Russo, i quali furono brutalmente deportati in Kazakistan ed Uzbekistan nel 1937-38. I Coreani furono ben presto seguiti da altri gruppi etnici, ripartiti tra Siberia ed Asia centrale, tra cui possiamo citare Polacchi, Estoni, Ucraini, Tedeschi del Volga, Rumeni della Bessarabia (odierna Moldavia) e Tatari dalla Crimea. Strappati dalle loro terre e case, questi popoli vennero abbandonati in lande aride e desolate o costretti a lavorare in campi di lavoro in condizioni tremende, che portarono alla morte di un numero stimabile tra 1/6 ed 1/3 dell’intera popolazione deportata.

Dopo la morte di Stalin, il nuovo segretario Nikita Chruščëv permise alle popolazioni deportate di poter tornare nelle loro terre natali, mentre al contempo diede via ad una serie di programmi di sviluppo economico per trasformare l’Asia centrale. In particolare, il Kazakistan conobbe un processo di rapida industrializzazione, soprattutto grazie allo sviluppo dell’industria estrattiva e mineraria. Kazakistan ed Uzbekistan vennero inoltre interessati dalla Campagna delle Terre Vergini, un mastodontico progetto sovietico per far aumentare la produzione di cotone di quei territori grazie all’utilizzo delle risorse idriche del Lago D’Aral e dei suoi affluenti e di fertilizzanti. La campagna si concluse anni dopo con un clamoroso insuccesso, ed ebbe inoltre la conseguenza di causare il prosciugamento del Lago d’Aral, oggi quasi completamente asciutto.

Negli anni successivi, l’Asia centrale rimase un territorio periferico dell’Unione sovietica, utile solo per le proprie risorse energetiche e minerarie. Alla fine degli anni ’80, quando l’URSS ormai era diretta verso il tramonto, la regione fu scossa da alcuni movimenti di protesta, come per esempio la rivolta di Jeltoqsan (dicembre) avvenuta in Kazakistan nel 1986, ed episodi di violenza etnica, ma in generale i desideri di indipendenza rimasero molti minoritari e contenuti. La situazione precipitò con il fallito Colpo di Stato del dicembre del 1991, in seguito al quale le Repubbliche dell’Asia centrale dichiararono la propria indipendenza dall’Unione Sovietica. La prima a farlo fu il Kirghizistan, mentre l’ultima fu il Kazakistan il 16 dicembre del 1991, quando ormai l’Unione Sovietica si era già dissolta da qualche giorno.

Umberto Guzzardi

Chi è Umberto Guzzardi

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Nato a Novara nel 1991, appassionato di geopolitica, relazioni internazionali, storia antica e moderna, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna sede di Forlì. Ha trascorso vari periodi di studio all'estero, tra cui uno in Lituania ed un altro a Buenos Aires, per la scrittura della tesi magistrale. Atualmente è Ricercatore presso Wikistrat, e collabora anche con il Caffè geopolitico, dove si occupa di America latina e Sud-est asiatico.

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