AZERBAIGIAN: Panama Papers, il clan Aliyev va in paradiso

L’inchiesta sui Panama Papers, che ha scoperchiato i conti off-shore di moltissime personalità del mondo della politica, della finanza e dello spettacolo di vari paesi, ha chiamato in causa anche il presidente azero Ilham Aliyev. Società intestate ai membri della sua famiglia avrebbero stabilito la propria sede in vari paradisi fiscali, beneficiando di un sistema di tassazione molto più blando rispetto a quello del paese di cui Ilham è alla guida da tredici anni, dopo esser succeduto al padre Heydar nel 2003.

L’inchiesta

Quella sui Panama Papers è la più grande inchiesta mai svolta finora sulla galassia dei paradisi fiscali. Il potenziale esplosivo di questa operazione giornalistica, condotta dall’International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ), emerge già dal nome scelto, ripreso da quei Pentagon Papers che portarono all’impeachment del presidente americano Richard Nixon nel 1974, lo scandalo Watergate. Si tratta di file secretati, ottenuti da una gola profonda (quello che in gergo si chiama whistle-blower) dello studio legale Mossack Fonseca, uno dei top-player mondiali nella fabbricazione di società off-shore.

E i numeri sono spiazzanti: 11.5 milioni di file, 2.6 terabyte di dati, 215.000 società interessate, 150 tra capi di stato, leader politici e funzionari pubblici. Tra loro, volti notissimi della politica mondiale, coinvolti direttamente o tramite familiari: oltre ad Ilham Aliyev, spiccano i nomi di Mauricio Macrì, Marine Le Pen, David Cameron, Vladimir Putin, Petro Poroshenko. Se possedere società registrate in paradisi fiscali non costituisce reato, questo tipo di situazioni oscure e poco trasparenti sono politicamente poco opportune, come confermato dalle dimissioni del primo ministro islandese David Gunnlaugsson, prima (e finora unica) testa a cadere.

Regime di tassazione preferenziale

Nonostante sul sito Azpromo, che promuove gli investimenti stranieri in Azerabaigian, compaiano tra i principali punti di forza dell’economia azera le “leggi favorevoli agli investimenti stranieri” e addirittura un “regime di tassazione preferenziale”, la famiglia del presidente Aliyev non sembra pensarla così, avendo optato di stabilire la sede legale di molte delle proprie aziende fuori dall’Azerbaigian.

E non è la prima volta che qualcuno fa i conti in tasca al clan Aliyev: già nel 2013 era sembrato curioso che società intestate ad Arzu, Leyla e Heydar Aliyev, i tre rampolli del presidente azero, avessero potuto investire collettivamente 75 milioni di dollari nel mercato immobiliare di Dubai, a fronte di una remunerazione di soli 228.000 dollari all’anno dichiarata dal padre. Ma è questa inchiesta, detonata in concomitanza con la più grave escalation di violenza dal 1994 sul confine con il Nagorno-Karabakh, la prima a portare alla luce il sistema labirintico delle holding possedute dai membri della famiglia Aliyev. 

Secondo l’ICIJ, Ilham e sua moglie Mehriban hanno creato la propria società off-shore – la Rosamund International Ltd – nel 2003, a cui si sono aggiunte nel 2008 altre tre holding facenti capo a Arzu – Arbor Investments – e Leyla – LaBelleza Holdings Ltd e Harvard Management Ltd. Tutte con sede nelle Isole Vergini Britanniche, un  paradiso fiscale. È quello che l’autorevole Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) ha definito “l’impero della ricchezza nascosta” della famiglia Aliyev.

Aliyev e silenzi 

Non sembra che le rivelazioni sulla ragnatela di società off-shore degli Aliyev abbiano ricevuto molta attenzione in patria. Ricercando nel sito ufficiale del presidente Aliyev la locuzione “Panama papers”, non si ottiene alcun risultato. Grottescamente, il sito Azerbaijian News, tra i principali collettori di notizie riguardanti il paese, menziona i Panama Papers solo in riferimento al coinvolgimento del presidente kazako Nursultan Nazarbayev e delle dimissioni di Gunnlaugsson, senza nominare gli Aliyev. Gli stessi Aliyev che non hanno risposto alla richiesta di chiarimenti da parte dell’ICIJ.

Un silenzio che potrebbe essere messo in correlazione con la posizione che Reporters Sans Frontieres ha assegnato all’Azerbaigian nella classifica 2015 sulla libertà di stampa: 162° sui 180 paesi considerati. Protetto da un sistema politico “feudale”, nessun Watergate all’orizzonte per il presidente.

Foto: la famiglia Aliyev (sito personale di Leyla Aliyev)

Chi è Simone Benazzo

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Triennale in Comunicazione, magistrale in Scienze Internazionali, ora studia al Collegio d'Europa, a Varsavia.

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