GRECIA: Atene non riuscirà a rispettare i tempi per il rimpatrio dei migranti

Come prevedibile – ma evidentemente tenuto poco in considerazione dalle cancellerie europee – la Grecia non riuscirà a rispettare i tempi previsti nel piano rimpatri siglato da Ue e Turchia. L’elevato numero di domande di asilo e il caos nelle liste delle persone da rimpatriare, che quindi andranno riscritte, sommati ai già noti problemi del paese ellenico, non permetteranno di fare di meglio. I più ottimisti prevedono “solo” due settimane di ritardo, e nel frattempo i rimpatri forzati si sono già fermati. A detta degli ancora più ottimisti funzionari del governo turco, il gruppo di migranti che dovrà tornare in Turchia dalle isole dell’Egeo settentrionale riprenderà il viaggio entro qualche giorno. Ma in Grecia hanno qualche dubbio.

Secondo il quotidiano Ekathimerini, lo stallo nei rimpatri potrebbe durare almeno una quindicina di giorni. Tanto ci vorrà infatti per rimettere ordine nel caos degli elenchi, causato dall’enorme numero di richieste d’asilo presentate nei giorni scorsi, alla vigilia del varo del progetto UE-Turchia, con i primi migranti rispediti da Lesbos al porto di Dikili. Non sarà una vera e propria sospensione, ma per ora partiranno solo piccoli gruppi. “Sapevamo che ci sarebbe stato un ritardo, un periodo intermedio prima che il piano decolli, – ha spiegato l’ex direttore di Ekathimerini Nikos Xydakis, oggi ministro degli Affari Europei nel governo Tsipras. – Ci vorranno almeno due settimane per analizzare soltanto le prime 500 domande d’asilo”.

Ma l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) ha già espresso preoccupazione per il caso di 13 afgani che avevano fatto domanda d’asilo e sono stati invece inclusi negli elenchi dei rimpatri obbligatori. Già, perché sembra che, a partire dagli accordi Ue-Ankara, l’Afganistan sia improvvisamente passato da paese a rischio a “sicuro”, come testimoniato dai volontari presenti nell’isola di Lesbos.

Il piano, insomma, se da una parte tenta di “risolvere” una situazione per troppo tempo lasciata in sospeso (anche se in modo molto discutibile, facendo, tra l’altro, della Turchia un paese “sicuro”), dall’altra provoca conseguenze sciagurate e, dai migranti, è ovviamente visto come una sciagura in sé: il sogno di poter raggiungere i propri cari presenti in Germania, Inghilterra, etc. sfuma e, al massimo, si può sperare di non essere rimandati coattamente indietro, ma di venire ospitati (chissà dove) in Europa.

Così, le proteste a Lesbos divampano giorno dopo giorno, al grido di “Sono un essere umano, non un animale”. Le persone si arrampicano sui tralicci dell’alta tensione, si cuciono le labbra, altri si dicono pronti a scavalcare il muro di filo spinato, rischiando così la vita. Xydakis lamenta che Bruxelles abbia inviato solo due dozzine di esperti legali in supporto al personale greco rispetto alle centinaia di agenti di sicurezza inviati alle frontiere dell’Ue da Frontex. Come a dire che Bruxelles sarebbe preoccupata più a tener lontano il problema che a risolvere in modo adeguato la situazione.

E nulla lascia pensare diversamente: se pensiamo in termini numerici, solo tra i seimila migranti giunti a Chios dopo il 20 marzo – data oltre la quale è scattato il blocco dei barconi sull’Egeo -, ben 2.300 hanno inoltrato richiesta d’asilo. Di fronte a una tale emergenza, due dozzine di esperti legali non possono certo bastare.

Chi è Flavio Boffi

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27 anni, dottorando in Studi Politici a La Sapienza, laureato in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi Roma Tre. Collaboro con East Journal da giugno 2014, dopo aver già scritto per The Post Internazionale e Limes.

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