ROMANIA: Capo di una prigione comunista condannato per crimini contro l’umanità

Aleksandru Visinescu è stato condannato a 20 anni di prigione lo scorso luglio per aver attuato azioni riconducibili al  “regime of extermination” negli anni tra il 1956 ed il 1963; fatti per i quali è arrivato il giudizio definitivo soltanto nelle scorse settimane. Un quarto di secolo dopo la caduta di Nicolae Ceausescu, la sentenza rappresenta un fatto di capitale importanza: si tratta del primo verdetto di tale natura. Molti di coloro che hanno commesso azioni criminali in epoca comunista sono infatti rimasti impuniti, altri, condannati, hanno avuto sconti di pena per motivi di salute. A partire dalla dinamica dei fatti sembra quindi opportuno soffermarsi sulle reazioni alla recente sentenza.

I fatti

Secondo la ricostruzione delle fonti locali, Aleksandru Visinescu, direttore del carcere di Ramincu Sarat, sottomise i detenuti a condizioni che li portarono alla distruzione fisica quanto mentale, privandoli di cure mediche, cibo e abusando di loro. In simili condizioni quattordici persone persero la vita ed i sopravvissuti ebbero traumi irreversibili.

Tra le testimonianze spicca quanto affermato da Valentin Cristea, ottantaquattrenne e membro, come molti altri, dell’élite intellettuale dell’epoca. Unico sopravvissuto alla detenzione presso il penitenziario di Ramnicu Sarat, ha ricordato come le immagini di quei giorni di prigionia siano legate al freddo, all’isolamento ed alla fame. Condannato per divulgazione di segreto di stato e legami con la resistenza anti-comunista, ha ricordato inoltre come ai prigionieri fosse vietato stare sui propri letti, eccetto durante le ore notturne, e guardare fuori dalla finestra. Non solo, all’indomani della sentenza di condanna è intervenuta Nicoleta Eremia, vedova del generale Ion Eremia (anch’egli prigioniero a Ramnicu Sarat, condannato a 25 anni di lavori forzati e a 14 di prigione per uno scritto satirico su Stalin). Ricordando come i detenuti fossero costretti a stare in piedi per molte ore immersi in secchi di acqua ghiacciata fino alle ginocchia, ha aggiunto come  il marito, all’uscita dal carcere, pesasse non più di trenta chili e potesse a stento camminare. Testimonianze che non fanno che aggravare l’orrore di quanto accaduto.

Le reazioni

Una volta soffermatici sui fatti, sembra opportuno osservare le reazioni alla condanna di Visinescu, partendo da quanto ha affermato dall’IICCMRE l’Institute for Investigation of Comunist Crimes and Memory of Romanian Exile. Iniziatore delle indagini sullo stesso Visinescu, l’istituto ha affermato come le vittime di quel periodo siano oltre due milioni. Non solo ingiustamente imprigionati e torturati ma anche uccisi e deportati in quasi mezzo secolo di repressione. Secondo gli storici sarebbero oltre seicento mila i dissidenti che furono incarcerati per crimini contro lo stato dal 1940 in avanti. L’IICCMRE ha stilato una lista di trentacinque ufficiali colpevoli di crimini, biasimando allo stesso tempo la dilagante corruzione in Romania. Sarebbe, secondo il sopracitato istituto, proprio quest’ultima ad aver causato un così grave ritardo nella condanna di Visinescu.

Tanto l’ex direttore dell’ IICCMRE quanto l’attuale sono intervenuti sulla vicenda. Se Andrei Muraru ha parlato di sentenza storica poiché da questo momento in avanti tutti i crimini commessi in epoca comunista potranno essere perseguiti, Radu Preda  ha delineato come tutto il processo a Visinescu sia particolarmente importante poiché “per la prima volta uno strumento del terrore comunista si è scontrato con la giustizia”.

Parlando di una Norimberga romena, anche se arrivata dopo un quarto di secolo dalla condanna di Ceausescu (25 dicembre 1989), gli attivisti sperano che la sentenza contro Visinescu possa segnare l’inizio di una nuova fase, un periodo nel quale i trentacinque criminali dell’epoca vengano processati e condannati.

Chi è Camilla Filighera

Camilla Filighera
Milanese di nascita ma con origini sparse ai quattro angoli del globo. Dopo essermi laureata (cum laude) in Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, con una tesi sulla Politica Europea di Vicinato in Kosovo, proseguo gli studi in politiche Europee ed Internazionali. All'approfondimento dello spagnolo,dell'inglese ho affiancato lo studio della lingua Tedesca. Condivido con East Journal la passione per la scrittura ma soprattutto per tutto ciò che riguarda l'Europa Orientale. Per EJ mi occupo di Romania e Bulgaria.

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