GRECIA: Continua la rivolta dei Forconi ellenici. Tempi bui per Tsipras

C’è un detto che recita: “Piove sempre sul bagnato”, a significare che i problemi si riversano sempre su chi ne ha già altri. E’ un detto che sembra ben rappresentare la situazione in Grecia, un Paese che, a 8 anni dallo scoppio della crisi finanziaria, ancora non accenna a risollevarsi. Dati economici negativi, oscillazioni dei mercati finanziari, ultimatum della Commissione europea e riforme che, almeno apparentemente, aggravano il quadro economico sono solo gli ultimi esempi di un Paese che, come il suo Premier, Alexis Tsipras, appare allo sbando.

La riforma delle pensioni e un’economia in continua discesa

I problemi maggiori derivano, adesso, dall’approvazione della riforma delle pensioni, che Tsipras vorrebbe veder approvata in tempi brevi, pena la mancata concessione, da parte dell’Unione europea, della nuova tranche di aiuti pari a circa 86 miliardi di euro. La riforma è un mix di misure restrittive (i tagli dovrebbero oscillare tra il 15 e il 30%), ritenute necessarie dal Governo e dagli organismi internazionali per stabilizzare l’economia del Paese, ma non dai sindacati, che sostengono che il livello impositivo complessivo post-manovra arriverà a toccare il limite dell’80% del reddito imponibile. D’altra parte, ad essere penalizzati non saranno solo i pensionati; anche i lavoratori, infatti, vedranno aumentare l’imposizione contributiva (sarà triplicata), con un’ennesima misura d’austerità che è stata presa di mira soprattutto dagli agricoltori.

Ed è proprio da questa categoria di lavoratori che sono partite le proteste che stanno bloccando la capitale ellenica ormai da mesi. Chiamati “i Forconi di Grecia”, da gennaio occupano le autostrade del Paese, chiedendo uno stop all’aumento delle tasse, nonché la cancellazione della riforma delle pensioni. Per quanto riguarda le imposte, il Governo – a detta degli agricoltori – da un lato, invoglierebbe i giovani a tornare a lavorare la terra ma, dall’altra, taglierebbe i contributi per i rimborsi dell’olio (dovuti per legge) chiedendo ugualmente il pagamento di tasse come l’IMU agricola anche a chi non ha prodotto nulla.

Il clima già rovente è aggravato poi da dati economici che non mostrano un’inversione di tendenza, anzi smentiscono i (piccolissimi) segnali che, nel periodo precedente, sembravano presagire un cambio di rotta.  Dopo un lieve aumento del prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2015 (più 0,2%), la crescita del Paese è tornata negativa nei due trimestri successivi: su base annua, il PIL della Grecia è diminuito dell’1,9%. Il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Poul Thomsen, ha detto che senza un piano realistico per la sostenibilità del debito della Grecia «presto i timori dell’uscita della Grecia dalla zona euro si riaffacceranno».

Questa situazione, ovviamente, non favorisce nemmeno il recupero sui mercati finanziari, che hanno fatto segnare un aumento esponenziale dello spread tra titoli di Stato greci e tedeschi, arrivato a superare il tetto dei 1000 punti (il 10%).

L’ultimatum dell’Europa

Infine, ad aggravare la situazione politica ci si è messa la Commissione europea che, sulla questione dei migranti, ha indicato un ultimatum al Governo, reo – a suo dire – di non mettere in sicurezza i propri confini con azioni efficaci: tre mesi di tempo per correggere le “gravi mancanze” presenti nella gestione dei migranti, pena l’uscita di Atene dall’accordo di Schengen. Infatti, secondo il Meccanismo di valutazione – esistente dal 2013 – se vengono riscontrate debolezze o mancanze da parte di un Paese, la Commissione può, secondo l’articolo 19 del Codice Schengen, raccomandare allo Stato in questione una serie di azioni per rimettersi in regola. Se, trascorsi i tre mesi, il Paese non avrà posto rimedio alle inadempienze, la Commissione potrà ricorrere all’articolo 26 e autorizzare gli Stati membri, in ragione delle “circostanze eccezionali”, a prolungare la sospensione di Schengen fino a un massimo di due anni. Tempi bui per la Grecia. Tempi bui per Tsipras.

Chi è Flavio Boffi

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27 anni, dottorando in Studi Politici a La Sapienza, laureato in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi Roma Tre. Collaboro con East Journal da giugno 2014, dopo aver già scritto per The Post Internazionale e Limes.

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