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REP. CECA: Praga, intrighi di palazzo

Troppe figure, tutte egualmente ambiziose, affollano i palazzi del potere di Praga. Un “grande gioco” degno di un film di spionaggio che rischia di trascinare nel baratro il governo di centro-destra ceco. Il casting è di prima categoria: c’è il primo ministro Petr Nečas, il capogruppo dell’ODS alla camera Petr Tulchoř, l’avvenente e giovanissima Kristýna Kočí, ex capogruppo del partito “Affari Pubblici” (VV), Vít Bárta, ormai ex ministro dei trasporti (VV) e, ovviamente, l’onnipresente Václav Klaus, presidente della repubblica e ladro di penne.

Tutto cominciò nel dicembre 2010, quando i media riportarono i dettagli di quello che divenne noto come lo “scandalo ABL”: l’agenzia di sicurezza privata facente capo al ministro Bárta spiava dal 2006 diversi politici locali dell’ODS, il partito al governo di cui VV è alleato, probabilmente per conto di una fazione rivale dello stesso ODS. Il caso è ora nelle mani dalla sezione investigativa del Ministero dell’Interno guidato da Radek John, guarda caso leader del partito di Bárta. La rivelazione ha funzionato da catalizzatore per le tensioni fra i tre partiti al governo, presto sfociate in accuse reciproche.

Questa è solo il primo di una serie di scandali orbitanti attorno al partito “Affari pubblici”, che proprio della lotta alla corruzione aveva fatto la sua bandiera elettorale. Il secondo si riferisce a delle mazzette che deputati del VV avrebbero consegnato per conto di Bárta a due importanti parlamentari in cambio del silenzio sui finanziamenti illeciti del partito. Il primo è Jaroslav Škárka, allora vicesegretario di VV, che – in un’intervista registrata di nascosto e pubblicata il 3 aprile scorso – ha ammesso di aver incassato i soldi. La seconda persona è Kristýna Kočí, allora capogruppo alla camera. Entrambi hanno denunciato Bárta e sono stati espulsi dal partito insieme al deputato Stanislav Huml.

Di fronte ai continui scandali del partito di coalizione, l’imbarazzo del primo ministro Petr Nečas è tanto evidente quanto ipocrita. I metodi usati da Bárta non erano certo un segreto, né l’ODS può dichiararsi totalmente estraneo. Tuttavia, il primo ministro si trova davanti a un vicolo cieco: stigmatizzare “Affari pubblici” e rischiare la crisi aperta o minimizzare e tenersi le serpi in casa?

Qualche giorno dopo un colpo di scena smuove la situazione. La Kočí scopre una microspia nel suo appartamento e spunta un nastro che proverebbe che la deputata stava ordendo di nascosto da nove mesi un colpo grosso: sostituire i vertici del VV con il sostegno di alcuni membri dell’ODS. Il collegamento fra i “ribelli” e il partito conservatore sarebbe Petr Tulchoř, il capogruppo ODS alla camera vicino all’ex premier Topolánek. I democratici civici finiscono così trascinati nell’occhio del ciclone che da settimane getta ombre sul governo di centro-destra.

La nave affonda, e Nečas cerca di mettersi in salvo trascinando all’asciutto il proprio partito e rigettando l’alleato nelle acque. La registrazione – ha sostenuto il primo ministro – è solo un pretesto per sviare l’attenzione dal vero scandalo, quello ABL.

Se l’obiettivo della Kočí era davvero quello di sbarazzarsi dell’ingombrante figura di Bárta, può dire di esservi riuscita. Il ministro dei trasporti ha infatti dichiarato le sue dimissioni l’8 aprile, mentre Nečas ha cercato di epurare i ministeri del proprio gabinetto in mano ad “Affari Pubblici”: la giustizia (Radek John) e l’istruzione (Josef Dobeš). Richiesta rispedita al mittente dal “grande vecchio” Klaus, che ha chiesto di fare prima i nomi dei nuovi ministri.

Giorni di intense negoziazioni e il verdetto pare soddisfare tutti e portare al lieto fine: John sarà promosso a vice-premier, sostituito dall’ex capo della sezione anticorruzione della polizia Jan Kubice*; Dobeš verrà graziato poiché è in corso la riforma della scuola. Nessuna pietà per Bárta, che dovrà lasciare il ministero all’indipendente Radek Šmerda.

VV resta però insoddisfatto di essere stato l’unico a dover pagare per la crisi; Nečas è sul filo del rasoio e i tre “ribelli” vagano liberi per il parlamento. La resa dei conti sarà il 26 aprile, quando si voterà una mozione di sfiducia iniziata dai social-democratici. To be continued…

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* Kubice è noto per aver dichiarato, senza però dimostrarlo, che membri del partito social-democratico erano collegati al crimine organizzato. L’annuncio, alla vigilia delle consultazioni elettorali del 2006, portò alla sconfitta dei social-democratici alle urne.

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