CALCIO: Romania nel caos a pochi mesi dall’Europeo

Non sta vivendo un bel momento la nazionale di calcio romena, nonostante si sia qualificata per Euro 2016 dopo otto anni di assenza dai palcoscenici internazionali e nonostante la nuova e scintillante Arena Națională sia destinata a ospitare alcune gare dell’Europeo del 2020. Tra scandali, guerre interne e molta impreparazione, la Romania rischia di non arrivare pronta a questi appuntamenti. In particolare, il campo di allenamento programmato dal CT Anghel Iordănescu ad Antalya, in Turchia, si è rivelato un vero e proprio fallimento ancor prima di iniziare.

Il primo mattone della discordia ha un nome divenuto, negli ultimi tempi, sempre più problematico: quello dello Steaua Bucarest, squadra impegnata in una battaglia legale con il Ministero della Difesa per riacquisire il diritto a utilizzare stemma, nome e storia del club che fu al tempo del comunismo la squadra dell’esercito. Sei giocatori della squadra non sono stati rilasciati dal club per il campo di allenamento di Antalya: il portiere Florin Niță, i difensori Paul Papp (ex Chievo) e Alin Toșca e i centrocampisti Mihai Pintilii, Nicolae Stanciu e Adrian Popa.

L’allenatore dello Steaua Laurențiu Reghecampf ha giustificato le assenze adducendo come motivazione una serie di infortuni, mentre il CT Iordănescu ha accusato i roș-albaștrii di boicottare la nazionale, replicando: «Tutti devono rispettare la squadra nazionale. I nostri club non sono più nelle competizioni europee, né lo Steaua né nessun altro: l’unica squadra rimasta a rappresentare il paese è la nazionale». Secondo il CT le amichevoli, approvate a ottobre dal Comitato Esecutivo della federcalcio, rappresentano l’inizio delle preparazioni per Euro 2016.

Iordănescu ha inoltre richiesto alla federcalcio di analizzare con attenzione la situazione e prendere dei provvedimenti duri contro il club di Gigi Becali. Il presidente della federcalcio Răzvan Burleanu ha accolto l’appello di Iordănescu, sostenendo però di avere le mani legate: «Comprendo perfettamente il disappunto dell’allenatore e sono d’accordo con lui che devono esserci delle sanzioni. Questa è anche la mia opinione, questo sarebbe corretto. Il problema è che non possiamo sanzionare direttamente il club, dato che le penalità si ripercuoterebbero sui giocatori. Siamo nella situazione ingrata per cui la sanzione si ritorcerebbe contro la squadra nazionale».

Non è andata meglio dal punto di vista organizzativo, su cui l’allenatore è stato parimenti critico: «Non è quello che io desideravo». Nel contratto con l’azienda di impresari che ha organizzato il tour, era infatti previsto che la Romania affrontasse due squadre internazionali e una squadra di club. Condizioni che non sono state soddisfatte, e che hanno portato a tre gare con avversari di bassa levatura: le amichevoli del 30 gennaio con la Torpedo Kutaisi (decima nell’Umaglesi Liga georgiana) e del 2 febbraio con lo Zimbru Chișinău (terza in Divizia Națională moldava), oltre che con la nazionale del Turkmenistan, che occupa la posizione numero 117 della classifica FIFA. Se non fosse che anche l’unica amichevole internazionale rimasta è saltata, lasciando ai Tricolorii solo due amichevoli da disputare.

E se i preparativi per Euro 2016 sono nel caos, la Romania potrebbe avere problemi anche per la successiva edizione del campionato continentale, l’Europeo 2020 voluto da Platini in tredici diverse città europee, da Dublino a Baku, da Roma a San Pietroburgo. Il torneo, che terminerà con una sorta di final four a Wembley, prevede quattro gare (tre nella fase a gironi e un ottavo di finale) da disputarsi presso l’Arena Națională di Bucarest, lo stadio da 55.000 posti inaugurato contro la Francia nell’estate del 2011 e che nel 2012 ha ospitato la finale di Europa League vinta dall’Atlético Madrid sull’Athletic Bilbao. Un impianto di categoria UEFA 4, ovvero abilitato a ospitare le finali delle principali competizioni UEFA (Europeo, Champions League ed Europa League).

Non sembrano però essere all’altezza le infrastrutture del paese, secondo il direttore dell’amministrazione delle licenze della federcalcio Viorel Duru, che ha ammonito: «Lo stadio non sarà un problema, sarà un problema assicurare la facilità dei trasporti e dell’accoglienza. Non abbiamo nemmeno un’autostrada da ovest a est, né un aeroporto con la capacità necessaria: l’aeroporto di Otopeni dovrebbe essere ingrandito. […] Non abbiamo collegamenti tra aeroporto e città attraverso una metropolitana e non abbiamo molte altre cose che sono molto più costose che la modernizzazione di 3-4 stadi. Il problema sono gli investimenti necessari».

Foto: Damiano Benzoni (Flickr)

Chi è Damiano Benzoni

Damiano Benzoni
Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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