GRECIA: Più stretta l’alleanza con Israele. Così Tsipras abbandona i palestinesi

Che la seconda versione di Tsipras fosse diversa dalla prima era noto ai più già da molto tempo. Eppure, ogni volta, il suo cambio di passo sembra stupire il grande pubblico, soprattutto i suoi sostenitori “della prima ora”. Dopo aver abbandonato la linea oltranzista in politica interna, accettando il piano di austerity che era stato chiamato ad abbattere, l’ultima trasformazione del fu Che Alexis Guevara è avvenuta in politica estera, più precisamente nell’annosa questione israelo-palestinese.

Fino a due anni fa, si poteva vedere il premier greco girare con la kefiah al collo e protestare nelle piazze di Atene contro «i massacri perpetrati a Gaza e le uccisioni dei bambini palestinesi». Qualche disgraziato con la memoria lunga ricorda addirittura uno Tsipras pronto a imbarcarsi, nel 2011, sulla flotta di navi che avrebbe dovuto tentare di rompere l’embargo imposto da Israele alla Striscia di Gaza. Quanto tempo è passato. Adesso, Alexis Tsipras è invece un amico di Israele, i diplomatici greci premono sui colleghi europei perché ammorbidiscano «il documento delle sanzioni» contro le colonie e Netanyahu è in cima alla lista degli alleati del governo greco, tanto che i due premier s’incontreranno oggi per preparare il vertice che si terrà domani a Nicosia, dove sarà presente anche il Presidente di Cipro, Nikos Anastasiadīs.

E pensare che, a dicembre, il Parlamento greco aveva votato una risoluzione nella quale si riconosceva l’esistenza dello Stato di Palestina. Ma il governo greco non ha mai dato seguito al voto favorevole dell’aula. E Tsipras si trovava dal suo nuovo amico Netanyahu fino a qualche giorno prima della votazione per perfezionare il patto militare sottoscritto nel luglio precedente – pochi giorni dopo la firma degli accordi con la Troika; un patto di tale rilevanza – acquisto di armamenti dallo Stato ebraico, via libera alle esercitazioni dell’aviazione israeliana – da essere ritenuto senza precedenti. O meglio, Israele ne aveva sottoscritto uno simile soltanto una volta: con gli Stati Uniti d’America.

Il patto militare è stato ovviamente una conseguenza del piano di austerity accettato dal governo; rientrava, infatti, nella strategia Usa/Nato che mirava a integrare sempre più strettamente la Grecia non solo nell’Alleanza, ma nella più ampia coalizione comprendente paesi come Israele, Arabia Saudita, Ucraina, etc. Il segretario generale Stoltenberg dichiarò che il «pacchetto di salvataggio» Ue per la Grecia era «importante per l’intera Nato», essendo la Grecia un «solido alleato che spende oltre il 2% del pil per la difesa» (livello raggiunto in Europa solo da Gran Bretagna ed Estonia). Particolarmente importante per la Nato la base aeronavale della baia di Suda a Creta, utilizzabile ora anche da Israele, soprattutto in funzione anti-Iran.

In tale quadro strategico si ricompongono i contrasti d’interesse fra Grecia e Israele, da un lato, e Turchia dall’altro; contrasti che sono sfociati, nel tempo, in gravi dichiarazioni da parte del ministro della Difesa greco: “La verità – ha affermato recentemente Kammenos – è che la maggior parte del petrolio del Daesh passa attraverso la Turchia e attraverso la Turchia passano i flussi di finanziamento del terrorismo”. E ha aggiunto: “Possiamo creare un asse di sicurezza, che inizi da Israele e passando da Cipro arrivi in Grecia e, perché no, a nord verso la Bulgaria a sud verso l’Egitto e la Giordania”.

E’ dunque a questo che servirà il vertice bilaterale di Nicosia, ovvero a trovare una strategia di politica estera comune e più coesa, oltre ovviamente a sottoscrivere accordi economici per lo sfruttamento del gas naturale nel Mediterraneo. Se Tsipras riuscirà a portare a casa risultati positivi anche per il suo paese – oltre che per la Nato -, si vedrà. Per ora, rimane solo l’amarezza nel vedere un leader, sul quale in molti avevano riposto la fiducia per un vero cambiamento in Europa, trasformato nel più antico dei politici, lontano dalla gente e fedele alla linea anche quando si tratta di tradire lotte da sempre fatte proprie. Come cambiano i tempi, signora.

Chi è Flavio Boffi

27 anni, dottorando in Studi Politici a La Sapienza, laureato in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi Roma Tre. Collaboro con East Journal da giugno 2014, dopo aver già scritto per The Post Internazionale e Limes.

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