AZERBAIGIAN: Rilasciata l’attivista Leyla Yunus, sconterà il resto della pena in libertà vigilata

Dopo oltre un anno di detenzione le autorità azere hanno deciso di rilasciare la famosa attivista per i diritti umani Leyla Yunus, che da tempo lamentava gravi problemi di salute. La decisione è stata presa recentemente dalla Corte d’appello di Baku, che ha deciso di convertire la pena di otto anni e mezzo di carcere inflitta all’attivista lo scorso agosto in cinque anni di libertà vigilata, consentendo così alla Yunus di fare ritorno a casa dopo 17 mesi di detenzione.

La Yunus, direttrice dell’Istituto per la Pace e la Democrazia, organizzazione a sostegno dei diritti umani (il cui sito web risulta essere al momento sospeso), è diventata famosa negli ultimi anni per avere organizzato una serie di proteste contro il governo mirate a denunciare il programma di sgomberi forzati in atto nella capitale: dal 2008 infatti il governo azero ha dato il via ad una massiccia ristrutturazione del centro cittadino di Baku, con la conseguente demolizione di diversi immobili di proprietà privata. La Yunus, così come altri attivisti per i diritti umani locali, hanno più volte denunciato pressioni fatte dal governo ai residenti per lasciare le loro abitazioni, sostenendo inoltre che gli indennizzi offerti dal governo stesso non siano stati sufficienti per permettere a queste persone di acquistare altrove edifici simili.

Il 28 aprile del 2014 la Yunus è stata arrestata una prima volta insieme al marito Arif, anch’esso attivista per i diritti umani, con l’accusa di spionaggio a favore dell’Armenia, venendo però rilasciata il giorno dopo. Nel luglio dello stesso anno la Yunus è stata nuovamente arrestata insieme all’attivista Rasul Jafarov, con il quale aveva appena finito di compilare un elenco dei prigionieri politici del paese; ma questa volta dopo un anno di detenzione il 13 agosto 2015 è stata condannata a otto anni e mezzo di carcere con le accuse di frode ed evasione fiscale. Le sue precarie condizioni di salute (secondo il marito soffre tra gli altri problemi di diabete, epatite C e calcoli renali) hanno però reso mese dopo mese la sua detenzione sempre più insostenibile.

Lo scorso 12 novembre sempre la stessa Corte d’appello di Baku aveva deciso di rilasciare anche il marito Arif Yunus, accusato prima di tradimento e poi anch’esso condannato a sette anni di carcere per frode ed evasione fiscale, gli stessi capi d’accusa rivolti alla moglie. Anche nel caso di Arif la Corte d’appello di Baku ha deciso di convertire la pena dal carcere alla libertà vigilata per motivi di salute (soffriva di ipertensione), con l’obbligo però di non lasciare la capitale. Nonostante la concessione della libertà vigilata, le accuse di tradimento rivolte ad entrambi rimangono però tutt’ora in sospeso.

L’Unione Europea ha accolto positivamente la decisione della Corte d’appello di Baku di concedere la libertà vigilata ai due attivisti, augurandosi ulteriori passi in avanti da parte del governo azero e dichiarandosi pronta ad approfondire ed ampliare ulteriormente il dialogo e la cooperazione con l’Azerbaigian. Il presidente del Parlamento europeo Martin Shulz ha però sottolineato come la libertà concessa ai due attivisti sia condizionata, rinnovando l’appello all’Azerbaigian a provvedere alla loro piena assoluzione.

Nonostante la libertà vigilata concessa a Leyla e Arif Yunus, in Azerbaigian è ancora alto il numero di attivisti per i diritti umani, giornalisti e membri dell’opposizione dietro le sbarre, frutto della crescente repressione contro le voci critiche messa in atto soprattutto negli ultimi anni dalle autorità. Proprio nel periodo in cui la Corte d’appello di Baku ha liberato Leyla e Arif Yunus, la stessa Corte ha confermato in appello la condanna a sette anni e mezzo di carcere per la giornalista investigativa Khadija Ismayilova, diventata famosa per le sue indagini incentrate sul presidente Aliyev e finita lo scorso luglio sotto processo con le accuse di diffamazione, evasione fiscale, traffici illegali, abuso di potere e addirittura incitamento al suicidio.

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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