ASIA CENTRALE: Anche la Turchia nel grande gioco

La collaborazione tra la Turchia ed i Paesi dell’Asia centrale ha origini relativamente antiche, in quanto risale al momento immediatamente successivo al crollo dell’Unione Sovietica. Fin da allora infatti Ankara ha avviato una politica di collaborazione ad ampio raggio, con lo scopo di proporre il sistema economico e democratico turco come modello per lo sviluppo. Più che economico però, l’approccio di Ankara era prevalentemente culturale, e si basava sulle comuni caratteristiche etniche e culturali tra il popolo turco ed i popoli dell’Asia centrale, che infatti professano la religione islamica e che soprattutto appartengono al gruppo etnico, linguistico e culturale turco (con l’eccezione del Tagikistan, che invece appartiene al gruppo etnico persiano).

Dopo una serie di successi iniziali, che valsero alla Turchia il titolo di “stella del mattino che indica agli altri Turchi il vero cammino” , questa politica ben presto si è arenata, a causa della debolezza economica della Turchia e della sua instabile democrazia, caratterizzata per tutti gli anni ’90 dalla forte intromissione dei militari.

L’elezione di Erdoğan alla carica di Primo Ministro nel 2003, ha significato una ripresa della politica di cooperazione, che nel 2009 ha portato alla nascita del Consiglio di Cooperazione dei Paesi turcofoni, per aumentare la cooperazione tra i Paesi membri e per dare un maggiore contributo alla pace ed alla stabilità della regione.

Oltre al settore culturale tuttavia il nuovo approccio di Erdoğan si è concentrato sulla collaborazione nel settore della sicurezza, con il conseguente invio di armamenti al Kirghizistan, e sulle possibilità di sviluppo di legami economici, soprattutto in campo energetico.

Al momento di valutare i reali risultati di questa collaborazione, si nota però che gli esiti sono decisamente inferiori alle aspettative, sia a causa delle limitate possibilità dell’apparato economico e militare turco di fronte a quello di altri Paesi limitrofi, in primo luogo Cina e Russia, sia a causa della secondaria importanza attribuita all’area dal governo turco, più interesso all’Europa ed al Medio Oriente .

In generale, infatti la Turchia è riuscita a stringere buoni rapporti soprattutto con il Kazakistan, soprattutto per il lato economico, e con il Kirghizistan, soprattutto per il lato militare. Al contrario, i rapporti con l’Uzbekistan continuano a rimanere tesi, a causa dell’appoggio dato da Ankara agli oppositori politici del regime di Karimov.
A livello energetico inoltre la Turchia non è riuscita fino ad ora ad avere un accesso importante alle risorse centroasiatiche, soprattutto a causa dell’impossibilità di sviluppare il progetto del gasdotto transcaspico, sul quale erano riposte le speranze turche.

Anche dal lato culturale, la cooperazione non ha dato i risultati sperati, come dimostra la ridotta partecipazione al Consiglio, che oltre a Turchia ed Azerbaigian, riunisce solo Kazakistan e Kirghizistan, mentre Uzbekistan e Turkmenistan hanno preferito rimanerne fuori.

In questi ultimi giorni, l’Asia centrale è stata inoltre raggiunta dalle conseguenze dalla crisi diplomatica tra Ankara e Mosca, causata dall’abbattimento di un caccia russo che sorvolava il territorio nazionale turco. I governi dell’area hanno risposto in maniera diversa, cercando di mantenere l’amicizia con entrambi i Paesi. Il Kirghizistan per esempio ha adottato una posizione di basso profilo cercando di non condannare l’azione turca mentre il Kazakistan invece ha mostrato profonda delusione per il deterioramento dei rapporti tra i due Paesi. Allo stesso tempo il presidente Nazarbaev sembra essere pronto ad attuare un opera di mediazione tra Erdoğan e Putin, come per esempio ha già fatto nei rapporti tra Mosca e Kiev .

Al contrario, la crisi sembra aver rafforzato i rapporti tra Turchia e Turkmenistan, Paese con cui Ankara ha importanti relazioni economiche e dove l’influenza russa è minore (il Turkmenistan infatti non fa parte né dell’Unione Eurasiatica, né della CSTO, alleanza militare facente capo sempre a Mosca). A tal riguardo, è indicativa la decisione del presidente Erdoğan, presa appena dopo lo scoppio della crisi, di visitare Asgabat ai primi di Dicembre.
Tuttavia, anche qualora si verificasse un miglioramento dei rapporti tra Turkmenistan e Turchia, soprattutto in campo energetico, la collaborazione tra questi rimarrebbe comunque gravemente ostacolata dai problemi soggiacenti al gasdotto transcaspico, che impediscono lo sviluppo di un collegamento che non passi attraverso la Russia .

In definitiva, possiamo affermare che, nonostante una serie di risultati positivi, la Turchia sia stata e continui ad essere solo un attore di secondo piano nel grande gioco per l’influenza sull’Asia centrale, e la recente crisi, per la quale la Turchia riuscirà molto difficilmente ad ottenere un tangibile sostegno dai Paesi dell’area, ne è soltanto un’ulteriore riprova.

Chi è Umberto Guzzardi

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Nato a Novara nel 1991, appassionato di geopolitica, relazioni internazionali, storia antica e moderna, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna sede di Forlì. Ha trascorso vari periodi di studio all'estero, tra cui uno in Lituania ed un altro a Buenos Aires, per la scrittura della tesi magistrale. Atualmente è Ricercatore presso Wikistrat, e collabora anche con il Caffè geopolitico, dove si occupa di America latina e Sud-est asiatico.

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