POLONIA: La “guerra” ai monumenti sovietici che irrita Mosca

“Stando alle informazioni che arrivano dalla Polonia, la guerra – la possiamo proprio definire così – intrapresa dalle autorità di questo paese contro i monumenti sul territorio in memoria dei soldati sovietici, che per la liberazione del popolo, della gente e dello stato polacco dal nazismo hanno dato la propria vita, ha raggiunto un nuovo livello di escalation”. Ad affermarlo, riporta l’agenzia russa TASS, è stata la portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zacharova in occasione della rimozione del monumento al generale dell’Unione Sovietica Ivan Černjachovskij nella città di Pieniężno, in Polonia, avvenuta lo scorso 17 settembre. Una data non casuale, che ricorda l’anniversario dell’inizio dell’invasione sovietica della Polonia nel 1939; lo stesso sindaco della città ha affermato che la scelta voleva commemorare le vittime dell’aggressione sovietica, e che al posto del bassorilievo del soldato si pensa di porne uno che sarà capace di “unire”, piuttosto che dividere, che diventi simbolo degli eroi delle guerre o delle vittime del comunismo e stalinismo.

La Federazione Russa era stata informata per tempo dell’intenzione di rimuovere il monumento, che si trovava nella periferia cittadina, in corrispondenza del luogo dove il soldato sovietico venne mortalmente ferito, e che ora è riposto nel magazzino comunale di Pieniężno. Le autorità polacche avevano chiesto ai colleghi russi dove volessero che il bassorilievo fosse ricollocato, senza però aver mai ricevuto risposta. Pertanto il monumento è stato smontato senza esplicito consenso russo ed in risposta, a Mosca, hanno convocato al Ministero degli Esteri l’ambasciatrice polacca Katarzyna Pełczyńska-Nałęcz perché desse spiegazioni in merito. “A nostro parere, tutti i commenti a riguardo erano già stati esternati dal Ministero degli Esteri e dall’ambasciata russa in Polonia” hanno fatto sapere, spiegando quindi il silenzio moscovita come una chiara dimostrazione di disaccordo e protesta. Per i russi, evidentemente, non vale il silenzio assenso.

L’ambasciatore russo in Polonia Sergej Andreev si è poi fatto scomodamente sentire, affermando che tali azioni non possono restare senza “serie conseguenze”. Inoltre, il diplomatico ha aggiunto che, a suo parere, il destino tragico di Varsavia nel 1939 è da imputare alla Polonia stessa che negli anni Trenta più volte ha ostacolato la creazione di una coalizione antihitleriana. L’infelice e provocatoria uscita dell’ambasciatore ha immediatamente richiamato l’attenzione delle autorità, che, come riporta la rete televisiva polacca TVN24, minacciano di espellerlo dalla Polonia.

Il monumento, intanto, per quanto avesse avuto offerte anche da parte di diversi singoli cittadini russi – come l’imprenditore Garaev –, è stato affidato all’associazione storico-militare russa RVIO (РВИО) di Kaliningrad, città che, come Pieniężno, proprio il generale Černjachovskij aveva liberato.

Quello di Pieniężno non è che un evento singolo di quella che le autorità russe definiscono “guerra” ai monumenti russi. In effetti, tali episodi, soprattutto di tipo vandalico, si ripetono ormai da tempo in tutta la Polonia. Sono celebri le scritte, le svastiche, gli emblemi in tinta rossa che diverse volte hanno colorato le statue dei soldati russi a Varsavia: nel solo 2012, ad esempio, ciò è avvenuto dieci volte, per un totale di 11.000 złoty (circa 2.500 euro) di spese di pulizia. Accanto al vandalismo dei singoli, la Polonia in maniera governativa persegue dal 2011 un progetto di liquidazione sistematica dei simboli dell’epoca comunista, compresi nomi delle vie e toponimi. Al tempo stesso, comunque, lo stato non ha espresso intenzione di venire meno all’Accordo di cooperazione preso nel 1994 con la Russia in materia di conservazione dei luoghi di memoria e sepoltura legati alle guerre e repressioni, per quanto la Russia, al contrario dei colleghi polacchi, non abbia mai fornito la lista dei monumenti che considera tali. Il monumento al generale Černjachovskij, in ogni caso, difficilmente può essere considerato “luogo di memoria e sepoltura”, afferma Adam Siwek, presidente del Consiglio per il Ricordo della Lotta Polacca: “l’accordo riguarda unicamente i cimiteri e i luoghi di sepoltura militare e non deve essere esteso a singoli memoriali simbolici”.

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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6 commenti

  1. buongiorno, la procedura operata dalla Polonia ha un nome : nemesi storica che si traduce , a mio modesto avviso, in una giusta damnazio memoriae!Cordialita’. Massimo Belardi

  2. Cara redattrice,
    sono membro dell’Associazione polacca denominata KURSK che si occupa della salvaguardia, restauro, manutenzione e promozione dei monumenti e dei cimiteri dell’Armata Rossa in Polonia. L’Associazione opera in collaborazione con le autorita’ locali dalle quali riceve il nulla osta per poter materialmente operare. Inoltre l’Associazione e’ abilitata alla ricerca, esumazione, catalogazione, contatto con le famiglie dei soldati sovietici ancora dispersi in territorio polacco. Vorrei ricordare che la vittoria sul nazifascismo solo in Polonia e’ csostata la vita di oltre 600.000 combattenti sovietici. I fatti descritti sono veritieri ma non completi nei loro dettagli e nel contesto generale mutevole. Esempio lampante in questo senso e’ la nota vicenda della rimozione del memoriale alla cobelligeranza polacco-sovietica a seguito della costruzione della nuova linea metro nel quartiere Praga di Varsavia. Secondo le procedure il referendum presso la cittadinanza aveva espresso un parere favorevole al mantenimento; eventi e pressioni politiche successive hanno bloccato l’iter e di fatto non permesso la ricollocazione del monumento. L’univocita’ dell’opinione pubblica non e’ un datomassodato e certo. La campagna contro i monumenti sovietici sembra essere una manovra politica studiata a eliminare alla radice la presenza storica, sociale, culturale e politica della Russia presso i suoi paesi confinanti. Fatto che produce tensioni e (a quanto sostiene la mia Associazione) potrebbe costituire un pericolo per la stabilita’, la pace e la fratellanza tra Popoli. https://www.facebook.com/Stowarzyszenie-KURSK-233396430156425/?fref=ts

    • Matteo Zola

      caro Gian Marco, grazie per la sua precisazione. Quello russo-polacco è un dialogo tra sordi, e non può che essere così. I soldato sovietici caduti, dal punto di vista polacco, hanno contribuito a liberare il paese dal nazifascismo ma sono anche serviti ad affermare una nuova forma di totalitarismo sul paese. Per i polacchi quella sovietica non fu una liberazione, solo il passaggio dalla padella alla brace, e l’eccidio di Katyn conferma la natura brutale e totalitaria del regime comunista. I polacchi ritengono di avere, attraverso la lotta di resistenza dell’Arma Krajowa, combatutto per la propria libertà da soli, in Polonia e all’estero, e accusano i sovietici di essere rimasti a guardare mentre i nazisti soffocavano nel sangue l’insurrezione di Varsavia. Cosa, questa, assai vera. La liberazione portata dai sovietici è costata anche il mutamento dei confini e l’annessione della Galizia all’URSS. L’URSS stesso, infine, è paese erede della stessa posizione geopolitica che fu della Russia, la quale a sua volte soggiogò la Polonia e la smembrò insieme alle altre due potenze prussiana e austriaca. Per lo spirito nazionale polacco, quei monumenti sono anche il simbolo dell’asservimento a una potenza straniera. Nemmeno la Russia di oggi è tenera con la Polonia, e la vicenda del gasdotto North Stream lo conferma. Le paranoie sull’incidente di Katyn, in cui morì Kaczynski, completano il quadro di una reciproca e insanabile diffidenza. Cordialmente

      Matteo

      • Matteo, ho letto ora dopo aver pubblicato il mio commento, ma condivido in toto quello che tu hai scritto.
        Saluti, Sante Tomassoni.

  3. Questa volta hanno pienamente ragione i polacchi il cui popolo è passato dalla padella direttamente alla brace…..

  4. Caro Matteo,
    la psicologia collettiva di un popolo e’ cosa difficile da esaminare e da capire. Quando si parla di “polacchi” e di “russi” non si parla certamente di un unicum inscindibile e identico. In Polonia ci sono diversi orientamenti politici e sensibilita’ che andrebbero maggiormente conosciute ed indagate, soprattutto da chi vuole fare informazione o approfondimento giornalistico. Per questo motivo ti suggerisco un maggiore approfondimento sul tema che potrebbe partire dalle realta’ associative locali che coltivano la memoria, il riconoscimento, il rispetto dovuto all’Armata Rossa che insieme all’esercito polacco ha combattuto e sconfitto il nazifascismo, all’epoca dei fatti nemico comune. Recentemente lo spirito nazionale polacco, che non e’ un tratto antropologico, ma bensi una precisa linea politica nazionalista e’ trabordato cosi tanto da resuscitare mostri antisemiti e razzisti (vedi Dmowski, ONR etc..) e revanscisti . Il limite tra patriottismo e nazionalismo in Polonia e’ oggetto di grande dibattito e non sempre le risposte sono univoche.

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