NAGORNO-KARABAKH: Nuovi scontri tra armeni e azeri, anche civili fra le vittime

Resta alta la tensione fra Azerbaigian e Armenia, nel conflitto che vede opporsi le due repubbliche post-sovietiche per il controllo del Nagorno-Karabakh. Fra il 24 e il 26 settembre nuovi scontri al confine hanno prodotto diverse vittime da entrambe le parti, fra cui anche dei civili: tre donne armene, che hanno perso la vita nella provincia del Tavush, nel nord del paese. Anche nell’ultima notte – in una spirale di violenza che sembra non trovare fine – tre soldati azeri sono stati uccisi, in una rappresaglia annunciata in precedenza dall’esercito e dal governo armeno.

All’origine degli scontri di questi giorni è l’uccisione di Sona Revazyan, 41 anni, e della 94enne Shushan Asatryan nel villaggio frontaliero di Bertavan. Stesso destino è toccato all’83enne Paytsar Aghajanyan nel villaggio di Paravakar, sempre nel Tavush. Questi episodi – che hanno destato ira e sgomento nella società civile armena – seguono il ferimento di una donna azera nel villaggio di Gazakh, avvenuto il giorno precedente.

Il ministero della difesa dell’Armenia ha condannato il bombardamento di civili, avvenuto a colpi di mortaio, come un “atto di provocazione”. Sempre secondo questa fonte, questi episodi sarebbero infatti da mettere in relazione con l’incontro dei ministri degli esteri dei due paesi in guerra, avvenuto il 25 settembre a New York: un tentativo di far deragliare le già esili speranze di pace, e di tenere alta la tensione.

Sempre precedenti o in concomitanza a questo incontro, sono l’uccisione di un soldato azero, Elshan Mammadov, e di quattro soldati armeni, avvenute fra giovedì e venerdì scorso. Norayr Khachatryan (nato nel 1995), Robert Mkrtchyan (n. 1995), Harut Hakobyan (n. 1997) and Karen Shahinyan (n. 1997), tutti giovanissimi, hanno peso la vita in seguito al lancio di razzi avvenuto nella zona di contatto fra Nagorno-Karabakh e Azerbaigian. Ultima in ordine cronologico, la rappresaglia di questa notte, che è costata la vita a tre soldati azeri: Rauf Fakhraddin Valiyev, Neman Ispandiyar Ahmadzade e Zohrab Namig Mustafazade, morti in punti diversi della frontiera, come riportato oggi dalla stampa locale.

Gli scontri degli ultimi giorni seguono, a distanza di un mese, un’escalation fra i due paesi che aveva prodotto già una decina di morti. E questo a conclusione di un anno, inaugurato dagli scontri dell’estate 2014, che rappresenta secondo molti analisti il peggiore da quando, nel 1994, fu firmato il cessate il fuoco fra Azerbaigian e Armenia.

Il conflitto, nato negli anni della dissoluzione dell’URSS, ha prodotto 30.000 morti e circa un milione di profughi nei primi anni novanta, ma pare tuttora – a distanza di oltre 20 anni – lontano da un accordo di pace e da una soluzione.

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Foto di Simone Zoppellaro: la prima linea del fronte in prossimità di Martuni, in Nagorno-Karabakh.

Chi è Simone Zoppellaro

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Giornalista e ricercatore. Ha trascorso sei anni lavorando fra l’Iran e l’Armenia, con frequenti viaggi e soggiorni in altri paesi dell'area. Scrive regolarmente di Caucaso e di Medio Oriente su Osservatorio Balcani e Caucaso, East Journal e su PEM, rivista online della Treccani. Collabora con l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccarda e con l’Università di Bologna.

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