Il nuovo premier greco è olandese

Alexis Tsipras non ha fatto in tempo a rientrare alla Villa Maximos, residenza ufficiale del primo ministro ellenico, che già l’ha trovata occupata. Seduto allo scrittorio in ciliegio, in elegante vestaglia da camera e babbucce, c’è un distinto signore olandese, Maarten Verwey, economista mandato dall’Unione Europea a dirigere la finanza pubblica ellenica. Verwey avrà poteri senza precedenti e si relazionerà direttamente con il primo ministro, come richiesto personalmente da Jean-Claude Junker, presidente della Commissione europea. E’ la prima volta che accade una cosa simile: il controllo delle politiche economiche sarà, di fatto, estraneo al governo greco. 

Non che si tratti di una sorpresa, e infatti per Tsipras non lo è. Faceva parte degli accordi presi tra Bruxelles e Atene che, per meritarsi la fiducia (e i prestiti) necessari, ha dovuto mostrare buona volontà e cedere il timone dell’economia ai creditori i quali vogliono essere ben sicuri che questa volta le misure di austerità richieste verranno realizzate. Chiunque avesse vinto alle elezioni di domenica, il risultato non sarebbe stato diverso.

L’unico che, a gennaio, batté i pugni contro le ingerenze dell’UE e cacciò la task-force mandata da Bruxelles a vigilare sulle politiche greche fu Alexis Tsipras. Ma i termini del terzo accordo, negoziato proprio da Tsipras, non lasciano scampo alle draconiane misure economiche che, ostinatamente, la Commissione impone. Il nuovo memorandum per il prestito di 86 miliardi di euro alla Grecia rappresenta una resa su tutta la linea da parte di Atene. In quelle ventinove paginette c’è la fine della sovranità economica ellenica. Testualmente si legge che: “il governo greco si impegna a consultare e concordare con la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale, in merito a tutte le azioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi del memorandum, prima che queste vengano legalmente adottate”. Tradotto: ogni legge in materia economica deve passare prima da Bruxelles. 

I contenuti del memorandum sono noti, e vanno dall’aumento dell’IVA all’abolizione dei sussidi verso gli agricoltori, dal taglio di pensioni e sanità all’aumento delle tasse, il tutto supportato da un massiccio piano di privatizzazioni che – lamentano i maligni – andrà a ingrassare le multinazionali dei paesi che l’UE, di fatto, la controllano, cioè tedeschi e francesi.

Maarten Verwey è l’uomo che dovrà realizzare tutto questo, ma non a lui va imputata la responsabilità. L’economista olandese, che vanta una carriera al ministero delle Finanze olandese e si distinse nel salvataggio di Cipro, non è che un manutengolo di Bruxelles. I greci difficilmente ne sentiranno parlare ma che queste elezioni fossero bacate lo hanno capito in molti, a giudicare dall’astensione (il 45% dei greci non ha votato). La notizia dell’arrivo di Verwey ad Atene ha qualcosa di surreale – e così abbiamo cercato di descriverla – ma sembra ormai la normalità in Europa. Al netto delle retoriche del governo, la democrazia greca ha subito un duro colpo, ma non irrecuperabile. Non starà ad Atene vendicare l’onore perduto – con quali mezzi d’altronde? – ma all’Europa tutta riportare al centro del proprio agire i concetti di libertà democratica e bene pubblico che i tecnici di Bruxelles hanno dimenticato.

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso, EastWest, il Giornale e il Dolomiti. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

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