GRECIA: Verso il voto, Tsipras perde quota. Verso un governo di unità nazionale?

Il risultato delle elezioni anticipate del 20 settembre potrebbe non essere quello che l’ex primo ministro Alexis Tsipras si aspettava, dopo aver rassegnato le dimissioni – lo scorso 20 agosto – nel tentativo di rafforzare la maggioranza in Parlamento e di poter, così, varare le politiche di austerità imposte dall’accordo con la troika.

Con il referendum indetto da Tsipras sull’accettazione o meno del Memorandum proposto dai creditori, il popolo greco ha rifiutato il piano elaborato dalla troika. La vittoria del “no” ha però causato una serie di conseguenze inaspettate, a partire dalle dimissioni di Antonis Samaras, leader del partito d’opposizione Nea Dimokratia, fiero sostenitore del “sì” e contrario al Grexit (l’uscita della Grecia dalla moneta unica). Inoltre, nonostante il risultato del referendum, Tsipras ha siglato un accordo da molti ritenuto peggiore di quello appena rifiutato, e ciò ha causato una frattura insanabile nella fila di Syriza. Gianīs Varoufakīs, il Ministro delle Finanze greco, di scuola marxista e strenuo oppositore delle politiche di austerità, si è dimesso meno di 12 ore dopo lo scrutinio del referendum per aiutare Alexis Tsipras, come da lui sostenuto, a portare avanti le trattative con l’Eurogruppo. Non solo: Syriza si è letteralmente spaccata e la cosiddetta “ala sinistra” è fuoriuscita dalla coalizione e ha formato il partito “Unità Popolare”, minando così la sopravvivenza del governo Tsipras, che aveva ottenuto la maggioranza parlamentare in alleanza con ANEL, il partito euroscettico di destra. Varoufakis ha affermato che non sosterrà Alexis Tsipras alle prossime elezioni anticipate, poiché non condivide la linea politica portata avanti dall’ex primo ministro. Intanto, pur restando elevati, gli indici di gradimento di Tsipras hanno subito un crollo importante, non solo per il forfait dei 25 parlamentari convogliati in Unità Popolare, ma anche per la perdita dei consensi dei moderati che si sono sentiti traditi.

Le imminenti elezioni scombinano molti piani. In primo luogo quello di Tsipras che, nonostante la firma del Memorandum, sperava di mantenere alte le proprie quotazioni, e invece i sondaggi pre-elettorali vedono Syriza e Nea Dimokratia molto vicine e molti analisti non escludono una possibile vittoria del partito conservatore guidato da Vangelis Meimarakis, subentrato a Samaras. La sostanziale vicinanza delle percentuali di gradimento tra i due partiti maggioritari rende complicata, soprattutto per Syriza, una possibile coalizione di governo. I consensi verso Nea Dimokratia sono aumentati esponenzialmente grazie a Meimarakis che, secondo molti, è riuscito a rinsaldare il suo partito e a spostarlo verso posizioni centriste, allargando così il proprio bacino elettorale.

Le prospettive di governo non sono tuttavia facili nè per Syriza, nè per Nea Dimokratia. Con le percentuali così vicine, per ottenere la governabilità del Paese sarebbe necessaria una coalizione di almeno tre partiti, ma le formazioni che condividono l’antiausterità o l’europeismo sono molto differenti in termini di ideologia politica. Per Nea Dimokratia, tuttavia, lo spostamento verso il centro attuato da Meimarakis può essere utile per costituire una coalizione. Infatti, alla luce dei sondaggi pre-elettorali, Syriza potrebbe trovare dei punti di accordo con il Partito Comunista di Grecia (KKE), con i Greci Indipendentisti (ANEL) e con Alba Dorata, che viene rappresentata come terza forza politica del Paese. Escludendo a priori una coalizione tra Syriza e i neofascisti di Alba Dorata, terzo partito del Paese secondo i sondaggi, va comunque sottolineato il disinteresse del KKE rispetto a un’alleanza con Tsipras a causa di divergenze su Europa e NATO, temi fondamentali per il partito di Dimitris Koutsoumpas. L’unica alleanza percorribile sarebbe quindi quella con ANEL, guidato dall’ex Ministro della Difesa Panos Kammenos. Un’alleanza che tuttavia non basterebbe a garantire la maggioranza parlamentare a Syriza. Nota a parte rimane Unità Popolare che, pur condividendo l’ideologia di Syriza, difficilmente potrà superare una spaccatura che pare insanabile. Rimarrebbero quindi i voti del Pasok e di To Potami, fortemente critico sul sistema partitico ma altrettanto fortemente europeista, che però potrebbero non essere sufficienti per ottenere la maggioranza assoluta.

Anche Nea Dimokratia potrebbe avere come interlocutori i socialisti del Pasok e To Potami, ma nemmeno in questo caso queste alleanze potrebbero bastare a governare il Paese. L’unica soluzione potrebbe essere una coalizione tra Syriza e Nea Dimokratia per formare un governo di unità nazionale, che riesca a far passare le riforme richieste dal Memorandum di luglio e a traghettare il Paese verso una eventule futura stabilità.

Qui di seguito un grafico che riporta i risultati delle ultime elezioni e, più sotto, i sondaggi per il voto del prossimo 20 settembre.

syriza

Foto: The TOC

Chi è Edoardo Corradi

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Nato a Genova, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, sono studente magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione. Attualmente vivo a Breslavia dove sto svolgendo il mio primo (e ultimo) erasmus. Per East Journal mi occupo di Balcani, specialmente Macedonia, anche se ogni tanto mi piace uscire dai confini regionali. Parlo italiano, inglese e spagnolo. Ogni tanto provo, malamente, a parlare macedone.

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