RUSSIA: Il fantasma di Umarov continua a turbare i sogni del Cremlino

A un anno dal duplice attentato alla metropolitana di Mosca e a pochi mesi da quello all’aeroporto Domodedovo, la Russia si interroga sulle sorti della mente che stava dietro i due attacchi terroristici. Se il bombardamento in Libia non riesce a entusiasmare il Cremlino, infatti, le azioni “mirate” nel Caucaso del Nord continuano incessanti: il 30 marzo le forze militari russe hanno ucciso diciassette presunti ribelli ceceni con un raid aereo; tra loro – a quanto pare – Doku Umarov, primula rossa della guerriglia islamica nel Caucaso russo e principale sospettato per gli attentati dei mesi scorsi (che ha rivendicato). Negli scontri, sono morti anche tre agenti della sicurezza russa. Teatro dell’operazione Sunženskom, non lontano dalle frontiere di Cecenia e Ossezia del Nord.

Il problema è che il corpo del leader terrorista caucasico non è ancora stato trovato tra quelli dei militanti uccisi e, come ha sottolineato una fonte ufficiale a Interfax, “non è arrivata alcuna conferma che Umarov sia stato ucciso”. Dalla scena dell’operazione sono stati rimossi 14 corpi (tra cui quello di una donna) e i resti di due altri cadaveri. Uno dei corpi è stato subito identificato come quello di Abusupyan, vicino a Doku Umarov e ideologo della rivolta islamica del Caucaso. Secondo un’altra fonte del distretto federale del Caucaso del Nord, nell’intervento di lunedì il leader ceceno sarebbe stato eliminato insieme ad Aslan Bjutukaev, ritenuto un altro capo guerriglia, e ad una quindicina di presunti guerriglieri. “Le informazioni preliminari suggeriscono che Umarov e Bjutukaev sono stati uccisi”, ha dichiarato la fonte, anche se finora vi sono solo ipotesi.

Dmitrij Medvedev ha accolto con entusiasmo l’operazione militare. In un incontro con il vicedirettore dei servizi di sicurezza (Fsb), Sergej Smirnov, il presidente russo ha invitato a “continuare le operazioni per distruggere i militanti, considerando che problemi persistono in tutte le repubbliche caucasiche russe e che vanno risolti in questo modo”. Con toni insolitamente putiniani, Medvedev ha spiegato che “si tratta di un lavoro che va portato avanti fino alla fine, in modo che ogni criminale capisca che il proprio destino è nelle sue stesse mani: o smette di fare resistenza e allora ha una possibilità di uscire da questa situazione, o continua e in questo caso verrà distrutto”. Nessun commento, però, sulla notizia della possibile uccisione di Doku Umarov, l’emiro del Caucaso che anche da presunto morto continua a spaventare il Cremlino.

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