NAGORNO KARABAKH: Elezioni democratiche in un paese non riconosciuto

Si sono svolte lo scorso 3 maggio le seste elezioni parlamentari dell’autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh, che dal 1994 amministra i territori strappati dall’Armenia all’Azerbaigian, sui quali nell’ultimo anno erano soffiati spesso venti di guerra. Le elezioni sono state salutate come un successo solo all’interno del territorio del Nagorno Karabakh; fuori, invece, indifferenza quando non ferma condanna. Lo stesso era stato per le presidenziali del 2012, che avevano visto la riconferma a capo di stato di Bako Sahakyan.

Secondo la Commissione Elettorale Centrale la partecipazione al voto è stata del 70,6% degli aventi diritto, pari a 101.653 votanti. 206 i candidati in corsa per uno dei 33 seggi – 22 attribuiti a liste di partiti politici (sistema proporzionale) e 11 a singoli candidati (sistema maggioritario).

Secondo i risultati preliminari il 47.35% dei votanti (32.632 elettori) avrebbe dato la propria preferenza al partito “Madrepatria Libera” guidato dal primo ministro Ara Harutyunyan, seguito dal Partito Democratico dell’Artsakh al 19.1% (13.105 voti) ed il cui leader, Ashot Ghulyan, è presidente del Parlamento. Al terzo posto con il 18.81% delle preferenze (12.965 voti) il partito Dashnaktsutyun (Federazione Rivoluzionaria Armena) guidato dal vicepremier Artur Aghabekyan. All’opposizione avrebbero superato la soglia di sbarramento del 5% il partito “Movimento ’88” con il 6,93% (4.777 voti), il cui leader è l’ex viceministro della Difesa (e candidato alle presidenziali del 2012) Vitaly Balasanyan, seguito al 5,38% (3709 voti) dal partito “Rinnovamento Nazionale” guidato da Hayk Khanumyan.

Oltre 120 osservatori internazionali provenienti da 21 paesi erano presenti a monitorare la giornata elettorale. In generale le elezioni sono state valutate come trasparenti, regolari e in linea con i principali standard elettorali internazionali, stabiliti nei Patti ONU del 1966 sui diritti civili e politici. Nonostante una spesso incontestabile inadeguatezza strutturale dei locali adibiti a seggi elettorali, si è osservata una sostanziale conoscenza delle procedure elettorali (apertura dei seggi, voto, chiusura e spoglio dei voti) da parte dei membri dei seggi. Lo stesso dicasi relativamente alla comprensione delle modalità di voto da parte degli elettori. Infine, osservatori locali e internazionali, giornalisti e rappresentanti di partito e candidati sono stati sempre accolti all’interno dei seggi.

Ciò dimostra l’efficacia dei tre cicli di formazione che la Commissione elettorale ha destinato ai membri dei seggi, il successo delle campagne di sensibilizzazione e di educazione al voto condotte dalla Commissione elettorale e dalle organizzazioni non governative accreditate a osservare le elezioni, e la volontà di mostrare al mondo il grado di preparazione e organizzazione interna di cui il Nagorno Karabakh si è dotato. Il rafforzamento dello stato di diritto, di cui la democrazia elettorale e’ un aspetto chiave, non pare pero’ essere in grado di cambiare le sorti di questo tormentato fazzoletto di terra.

All’indomani delle elezioni un susseguirsi di dichiarazioni dei principali leader e organizzazioni internazionali hanno presto risvegliato la popolazione locale dal sogno di un futuro diverso, di indipendenza, pace e sicurezza. “Le cosiddette elezioni svoltesi all’interno del territorio occupato dall’Armenia, il Nagorno Karabakh, non hanno valore legale, violano la costituzione azerbaigiana e il diritto internazionale” dichiara il Porta parola del Ministro degli Affari Esteri dell’Azerbaigian. Gli fa eco l’Ambasciatore russo Igor Popov, Vice Presidente del Gruppo di Minsk (istituito nel 1992 per mediare e incoraggiare una soluzione pacifica e duratura al conflitto) che rilancia: “Nessun Paese membro riconosce il Nagorno-Karabakh come uno Stato indipendente e sovrano. Di conseguenza non riteniamo che i risultati possano in alcun modo alterare lo status legale del territorio né influenzare le negoziazioni in corso per trovare una soluzione pacifica al conflitto”. Mosca tace e mantiene i piedi in due scarpe: quelle armene come quelle dell’Azerbaigian.

Anche UE e USA hanno mantenuto un distacco ufficiale dalla tornata elettorale e dai suoi risultati. Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE, ha ribadito tramite il suo porta voce che “L’Unione europea non riconosce il quadro legale e costituzionale all’interno del quale le elezioni si sono svolte”. Jeff Rathke, portavoce del Dipartimento di Stato USA ha dichiarato: “Gli Stati Uniti non riconoscono il Nagorno-Karabakh come uno stato sovrano indipendente. Di conseguenza non ne accettano i risultati elettorali”.

E mentre nei caffè di Stepanakert si brinda ad un nuovo futuro, i salotti della politica che conta non potrebbero essere meno interessati a sostenere le aspirazioni democratiche del popolo del Nagorno Karabakh. Ma come ripete la popolazione locale, nessuno avrebbe mai nemmeno immaginato la disgregazione dell’Unione Sovietica, o che dittatori come Ben Ali o Mubarak apparentemente intoccabili e profondi amici dell’Occidente avrebbero potuto essere spodestati.

Sempre più spesso, negli ultimi anni, la democrazia elettorale sembra prendere piede anche in quei territori contestati e privi di riconoscimento internazionale, come dimostrano i pacifici cambi di leadership degli ultimi anni in Transnistria, Abkhazia, e recentemente a Cipro Nord. A dimostrazione che l’isolamento internazionale non implica l’impossibilità di costruire una democrazia, e che una legittimità democratica interna può rendere questi territori maggiormente in grado di negoziare il proprio status futuro.

Come scriveva Anahit Shirinyan:

L’indipendenza del Nagorno-Karabakh non dovrebbe essere considerata come un fine in sé. Si deve ora tradurre in una vita veramente libera e dignitosa per le persone del paese… Ciò rende imperativo per il governo del Nagorno-Karabakh garantire la creazione di uno stato veramente libero e democratico, indipendentemente dal fatto che esso sarà riconosciuto dalla comunità internazionale o meno. Ciò dovrebbe essere visto come il prossimo logico passo dall’indipendenza che hanno raggiunto.

Foto: Denise Risciglione

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