ISRAELE: Perché protestano gli ebrei di origine etiope

Domenica scorsa, a Tel Aviv, una dimostrazione di protesta contro le violenze e le discriminazioni della polizia nei confronti dei cittadini israeliani di origine etiope è degenerata in una serie di scontri in cui sono rimaste ferite più di 50 persone, soprattutto poliziotti.  Le forze dell’ordine hanno dovuto usare cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per impedire ad alcuni manifestanti di raggiungere il municipio, nella centrale Kikar Rabin (Piazza Rabin). Auto della polizia sono state rovesciate, mentre verso gli agenti venivano lanciate pietre e bottiglie, in quelle che sono state tra le ore più turbolente per la più popolosa città israeliana negli ultimi anni. Alla marcia di protesta si erano unite più di 10mila persone, a tre giorni di distanza da una simile manifestazione a Gerusalemme, anche essa degenerata in scontri violenti. L’ondata di indignazione è stata provocata dalla diffusione di un video – registrato da telecamere di sorveglianza – che mostrava il pestaggio di un soldato israeliano di origine etiope ad opera di alcuni poliziotti.

Gli scontri degli ultimi giorni hanno riportato all’attenzione del mondo una delle diverse tensioni etniche che lacerano la società israeliana. Gli ebrei di origine etiope che vivono in Israele sono circa 130 mila, su otto milioni di abitanti. Da anni denunciano una situazione di discriminazione da parte delle forze dell’ordine e di drammatiche difficoltà di inserimento nella società israeliana.

Gli israeliani di origine etiope sono i discendenti dei Beta Israel (“Casa di Israele”), una popolazione ebraica che viveva in una vasta area dell’Etiopia settentrionale e nord-occidentale. La presenza di regni ebraici in zone del territorio etiope è stata accertata a partire dal quarto secolo dopo Cristo in poi, e i Beta Israel riuscirono a mantenere la loro autonomia fino al 1620, quando caddero sotto il dominio dell’imperatore Susenyos I. Da allora, la popolazione ebraico-etiope riuscì, con alterne vicende e molte difficoltà, a conservare le sue tradizioni, trovando un suo spazio soprattutto nell’allora capitale dell’Etiopia, Gondar.

I primi Beta Israel a stabilirsi in Palestina nell’era moderna arrivarono nel 1934, insieme a gruppi di ebrei yemeniti in fuga dall’Eritrea caduta sotto la dominazione coloniale italiana. L’emigrazione degli ebrei etiopi in Israele continuò negli anni sessanta e nei primi anni settanta. Si trattava soprattutto di persone che erano arrivate in Israele con visti di studio o turistici e rimanevano nel paese illegalmente. Nel 1975 il governo di Yitzakh Rabin riconobbe ufficialmente i Beta Israel come ebrei, garantendo loro la possibilità di stabilirsi in Israele secondo quanto previsto dalla Legge del Ritorno. La condizione di “ebraicità” degli israeliani di origine etiope fu poi confermata da pronunciamenti religiosi dei Rabbini Capo d’Israele.

L’inizio della guerra civile in Etiopia, verso la fine degli anni settanta, convinse il governo israeliano a dare il via a una serie di operazioni segrete per favorire l’immigrazione degli ebrei etiopi in Israele, visto che la giunta militare impediva ai Beta Israel di lasciare il paese. Agenti del Mossad invitarono gli ebrei etiopi ad attraversare il confine per essere poi imbarcati su voli dal Sudan verso Israele. Nel 1984 i Beta Israel iniziarono ad arrivare in massa in Sudan, e gli agenti del Mossad riuscivano a rimpatriarli con difficoltà. Migliaia di ebrei etiopi morirono in campi per rifugiati in Sudan, a causa delle pessime condizioni di vita. Israele e gli Stati Uniti intensificarono i loro sforzi con le Operazioni Mosè e Giosuè, anche con l’appoggio dell’aviazione americana. In questo modo, migliaia di Beta Israel riuscirono a fuggire. Nel 1991, nel periodo di instabilità seguito alla caduta del regime comunista di Menghistu, il governo israeliano lanciò un’altra massiccia operazione di rimpatrio, nella quale circa 15 mila Beta Israel lasciarono l’Etiopia.

Per molti ebrei etiopi l’arrivo in Israele fu un fortissimo choc culturale, a causa delle difficoltà linguistiche e di adattamento alla vita in grandi città. Molti di loro erano sempre stati abituati a vivere in piccoli villaggi, in diversi casi privi di elettricità. I loro discendenti di seconda generazione si sono integrati con più successo nella società israeliana, ma gli indicatori socio-economici dimostrano che sono ancora fortemente penalizzati, in confronto alla maggior parte dei cittadini del paese. Gli israeliani di origine etiope sono molto più esposti all’abbandono scolastico e alla probabilità di finire in prigione; hanno tassi di istruzione universitaria ridotti e vanno più facilmente incontro alla disoccupazione. Quelli di loro che hanno un lavoro guadagnano sensibilmente meno rispetto ai loro concittadini, secondo alcuni dati anche un terzo in meno degli arabo-israeliani, pur essendo anche loro considerati una minoranza a rischio in Israele.

Sono stati molti gli episodi di razzismo che hanno coinvolto israeliani di origine etiope. Circa vent’anni fa, alcuni giornali rivelarono che gli ospedali israeliani stavano scartando donazioni di sangue da parte di immigrati etiope, temendo che fossero portatori di HIV. Le rivelazioni provocarono un’ondata di indignazione, ma alcuni anni dopo lo choc fu ancora più grande quando fu scoperto che molte donne di origine etiope erano state incoraggiate a sottoporsi a procedure di sterilizzazione, in alcuni casi addirittura a loro insaputa.

Dopo gli scontri di domenica, il Presidente israeliano Reuven Rivlin, ha dichiarato che le proteste degli israeliani di origine etiope hanno «rivelato una ferita aperta nel cuore della società israeliana». Secondo Rivlin, che proviene dalla destra israeliana del Likud ma è diventato un deciso portavoce dei diritti delle minoranze nella società di Israele, finora la classe politica «non è stata capace di ascoltare e guardare abbastanza». Il primo ministro Netanyahu ha incontrato Damas Pakedeh, il soldato filmato mentre veniva brutalmente picchiato da agenti di polizia. Netanyahu ha riconosciuto che quello degli israeliani di origine etiope «è un problema reale e serio» e ha promesso uno sforzo congiunto di tutta la società israeliana per risolverlo.

Chi è Antonello Paciolla

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