AFGHANISTAN: Termina la missione ISAF, rimangono 12mila soldati

Si è ufficialmente conclusa la missione ISAF in Afghanistan , quella che aveva visto coinvolti quasi 60 mila militari provenienti da quaranta paesi. Era iniziata nel 2001 per iniziativa del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che aveva approvato l’intervento militare nel Paese con lo scopo di porre fine alla minaccia terroristica rappresentata dalle basi al-Qaeda e di proteggere il governo di transizione, poi divenuto regolare con le elezioni del 2004, di Hamid Karzai.

La missione ISAF, che formalmente finisce con il finire del 2014, passa in realtà il testimone a Resolute Support, la missione che si inserisce come suo naturale proseguimento e che rappresenta una tappa obbligata in un processo di state-building, cioè la Riforma del Settore Sicurezza (SSR, Security Sector Reform ndr). La nuova missione avrà il compito di addestrare, supportare e assistere le forze di sicurezza regolari afghane.

In una nota pubblicata dalla NATO vengono elencate le otto funzioni che Supporto Risoluto si impegnerà a realizzare, tra cui la lotta alla corruzione, il reclutamento e l’addestramento dei militari e dei poliziotti afghani, la fornitura del materiale in dotazione alle truppe, ma si riserva anche la possibilità di effettuare operazioni di intelligence. Saranno dispiegati 12mila soldati, di cui la grande maggioranza dagli Stati Uniti; 700 saranno gli uomini inviati dall’Italia.

Diversi aspetti rimangono da chiarire su questa nuova missione, intanto se sarà capace di essere diversa dalla missione ISAF, oltre le evidenze dei numeri (molti meno soldati coinvolti), visto che avrà potere operativo; poi se sarà in grado di costituire delle forze di sicurezza nazionali afghane affidabili e non corrotte, e a comunicare questo cambiamento alla popolazione civile.

Unama, la missione di assistenza all’Afghanistan delle Nazioni Unite, scrive che la violenza e gli attentati in Afghanistan sono cresciuti del 19% nel 2014 rispetto all’anno precedente,con più di cinquemila vittime civili, come anche non si arrestano gli attacchi green on blue, cioè quelli contro il personale di polizia afghano e contro militari occidentali in funzione di addestramento delle forze armate, da parte di membri della polizia stessa o di terroristi infiltrati.

Da ultimo rimane oscuro il numero dei contractors che rimangono sul territorio, non solo i civili, quelli destinati alla logistica o ai servizi, i traduttori, che pur gravando sui bilanci pubblici dei governi coinvolti hanno compiti relativamente non controversi (e rispondono alla legislazione afghana) ma soprattutto quelli che avranno compiti di protezione e addestramento delle forze di sicurezza afghane, cioè quelli che avranno compiti militari.

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Francesca Tomasso

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