GRECIA: La Troika chiede proposte concrete e minaccia di non tornare ad Atene

Da ROMANuovo scontro in vista tra il governo di Antonis Samaras e la Troika (BCE, UE, FMI). Dopo le recenti affermazioni del viceministro dell’Economia Christos Staikouras – intenzionato a far uscire la Grecia dal piano di aiuti prima del termine fissato per rilanciarsi subito sui mercati internazionali – i rappresentanti della Troika hanno minacciato di non tornare ad Atene per l’ultima parte dei colloqui – riguardanti il programma di salvataggio – in mancanza di “proposte concrete”. Tali proposte, secondo indiscrezioni, dovrebbero riferirsi a un nuovo libro paga del settore pubblico, supportato anche dal PASOK; 5.500 nuovi licenziamenti entro Natale; un nuovo decreto legge per la deregolamentazione dei licenziamenti collettivi nel settore privato; una proposta da parte del Ministero delle Finanze per una riforma dell’IVA, nel tentativo di combattere l’evasione fiscale, e una per una riforma del sistema previdenziale. In mancanza di tali “rassicurazioni”, i colloqui potrebbero non riprendere più.

Va notato che il governo di coalizione aveva accettato queste richieste – ad eccezione di alcune riguardanti il lavoro – già nel programma di salvataggio di maggio. Il sospetto è che “mamma Troika” abbia vissuto la volontà di emancipazione della Grecia come un affronto e voglia continuare a esercitare il suo potere decisionale sul governo della penisola. E, d’altra parte, la reazione – fortemente negativa – dei mercati, avvenuta all’indomani dell’annuncio del viceministro Staikouras, ha palesato tutta la contrarietà dei creditori internazionali, tanto da costringere la portavoce del governo, Sofia Voultepsi, a correggere il tiro, dichiarando che “la Grecia uscirà dal memorandum della Troika solo d’intesa con Bce, Ue e Fmi (…). Il nostro rapporto si chiuderà solo quando ci si potrà dare una stretta di mano e dirsi in tutta tranquillità che insieme ce l’abbiamo fatta”.

Un recente incontro tra i ministri delle Finanze greco e tedesco – Gikas Hardouvelis e il suo omonimo, Wolfgang Schäuble -, inoltre, è stato accompagnato da voci che sussurravano di un accordo tra i due stati per un ulteriore “sostegno” della Troika alla Grecia anche dopo la fine del programma di aiuti.

Il problema, secondo vari osservatori politici, riguarda anche la difficoltà, per il governo, nel trovare ampio sostegno tra i deputati della coalizione per sostenere fino alla fine il memorandum di maggio, anche se si tratta di questioni per le quali Atene ha assunto precisi impegni. A tal proposito, qualche giorno fa i leader dei due partiti che formano il governo di coalizione in Grecia – il premier Antonis Samaras di Nea Dimokratia (centro-destra) e il vice premier Evanghelos Venizelos del Pasok (socialista) – si sono incontrati per fare il punto della situazione in vista del ritorno dei rappresentanti della Troika ad Atene.

L’immagine che trapela, dunque, è quella di un governo diviso tra chi vorrebbe forzare la mano e liberarsi dalle maglie dei creditori internazionali e chi, invece, ritiene sia poco prudente abbandonare il piano della Troika in mancanza di solide certezze e che, quindi, sarebbe ancora disposto ad attuare progetti d’austerity come quelli richiesti anche in quest’ultima occasione. Tra pochi giorni sapremo chi sarà il vincitore, anche se tutto lascia presagire che, alla fine, una mediazione – al ribasso per la Grecia – si troverà. Nessuno vuole ulteriori strappi, soprattutto ora che si intravede, finalmente, la “luce in fondo al tunnel”.

Chi è Flavio Boffi

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27 anni, dottorando in Studi Politici a La Sapienza, laureato in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi Roma Tre. Collaboro con East Journal da giugno 2014, dopo aver già scritto per The Post Internazionale e Limes.

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