GRECIA: Il governo annuncia una crescita del 2,9% nel 2015. Realismo o eccesso di fiducia?

ROMA – Dopo molte, troppe notizie negative riguardanti l’economia greca, finalmente una buona nuova: il prodotto interno lordo, alla fine del 2014, crescerà dello 0,6%, mentre nel 2015 salirà addirittura del 2,9%, di poco inferiore al target del 3% indicato nel piano di salvataggio Ue-Fmi. Lo ha affermato lo scorso 6 ottobre, in una seduta del Parlamento, il vice ministro delle Finanze Christos Staikouras. Secondo le stime, il prossimo anno la Grecia avrà il terzo valore di crescita più elevato dell’area euro dopo Lettonia (+4,4%), Estonia (+3,2%) e Repubblica Slovacca (+3%), superiori a quelli di Francia, Germania, Italia e Spagna. Insomma, dopo sei anni di crisi economica e di recessione – che sono costati alla Grecia un quarto del suo Pil -, la drastica cura di austerità imposta al popolo greco da tre ben tre governi succedutisi nell’arco di pochi anni (quello Papandreou, quello Papadimos e l’attuale governo Samaras) sembrerebbe dare finalmente i suoi frutti. Atene spera così di poter uscire dal piano di salvataggio da 240 miliardi di euro messo a punto da Ue e Fmi entro fine anno, con oltre 12 mesi di anticipo rispetto al termine previsto.
Il Paese sta entrando in un lungo periodo di crescita sostenibile e di eccedenze del bilancio primario che rilancerà l’occupazione, ridurrà la disoccupazione e migliorerà la qualità di vita di tutti i cittadini”, ha affermato Staikouras. “Questo è il risultato dei sacrifici senza precedenti fatti dalle famiglie e dalle imprese greche” ha aggiunto, assicurando che “quei sacrifici non saranno sprecati”.
Nella seduta del Parlamento, Sarikouras ha anche annunciato che la disoccupazione scenderà, nel 2015, dal 24,5% al 22,5%, mentre per il debito è atteso un calo al 168% del Pil dal 175% di quest’anno. Inoltre, sempre secondo le previsioni della bozza della Finanziaria greca per il 2015, la Grecia intende emettere titoli di Stato a sette e dieci anni, nonché un titolo a breve termine di oltre 26 settimane.
Tuttavia, l’ottimismo di Atene non è condiviso da tutti, né all’estero, né in Grecia. Infatti, i creditori europei pare non abbiano accettato il programma del premier Antonis Samaras di uscire dal piano di salvataggio entro la fine di quest’anno e preferirebbero che, invece di lanciarsi in scenari paradisiaci, il premier mantenesse per precauzione qualche forma di garanzia a sostegno della propria politica economica, qualora le condizioni dei mercati dovessero peggiorare. Inoltre, da tempo, Syriza – il partito del carismatico leader Alexis Tsipras – sta mettendo l’esecutivo con le spalle al muro, chiedendo ripetutamente elezioni anticipate e la fine dell’austerity. E proprio per rafforzare il suo governo, qualche giorno fa Samaras ha accettato di sottoporsi a un voto di fiducia, atteso a breve. Le più che rosee previsioni contenute nella Finanziaria, perciò, potrebbero essere nient’altro che un modo per tenere a bada il surriscaldato dibattito politico e ottenere credito sui mercati finanziari europei. Inoltre, pur volendo credere all’ottimismo del governo, la Grecia crescerà, sì, più del doppio della Germania nel 2015, ma avrà, nello stesso anno, il quintuplo della sua disoccupazione. Senza calcolare che il Pil in Grecia, dal 2008, è calato del 23% e che, quindi, quel 2,9% arresterà solo in minima parte la crisi.
L’economia dell’area euro inizia a dare segni di miglioramento, «è finalmente riemersa dalla recessione», sostiene l’FMI. «Ma – avvertono gli analisti di Washington – disoccupazione e debito elevati, bassi investimenti, persistenti divari di produzione, stretta sul credito e frammentazione finanziaria nell’area euro peseranno sulla ripresa».I rischi al ribasso, spiegano ancora, derivano «da riforme incomplete, fattori esterni e prospettive di ulteriore calo dell’inflazione». Tutte debolezze di cui soffrono i paesi che affacciano sul Mediterraneo.
Insomma, tutta l’Europa si augura che le stime di crescita vengano confermate, che si riescano ad attuare le riforme e che nessun fattore esterno subentri e intacchi i progressi in atto. Ma, soprattutto in una situazione delicata come quella che viviamo ormai da sei anni, ogni sviluppo è appeso ad un filo sottilissimo e, dunque, una maggior prudenza e un più cauto ottimismo non guasterebbero.

Chi è Flavio Boffi

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27 anni, dottorando in Studi Politici a La Sapienza, laureato in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi Roma Tre. Collaboro con East Journal da giugno 2014, dopo aver già scritto per The Post Internazionale e Limes.

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Un commento

  1. …ma non scrivevano tutti che la Grecia era in grande ripresa e che era un esempio per l’Europa e sopratutto per l’Italia ?
    Adesso di nuovo mezza europa in crisi borse tracollano spreed che sale per colpa della Grecia !!!
    Che sta succedendo non si riesce più ad avere una notizia credibile ne politica ne economica !!
    ( non mi riferisco a EJ, ma in generale alla classe giornalistica mondiale)

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