Prima pagina / CAUCASO / Georgia / Abcasia e Ossezia / ABKHAZIA: Cambio al vertice dopo i tumulti primaverili

ABKHAZIA: Cambio al vertice dopo i tumulti primaverili

È tempo di cambiamenti politici nell’autoproclamata Repubblica d’Abkhazia, piccolo territorio situato sulla catena del Caucaso a cavallo tra Russia e Georgia: le elezioni presidenziali tenutesi lo scorso 24 agosto hanno infatti visto la vittoria al primo turno di Raul Khadzhimba, leader del Forum per l’Unità Nazionale dell’Abkhazia, formazione politica precedentemente all’opposizione, il quale ha ottenuto il 50,57% delle preferenze. Khadzhimba ha avuto la meglio su Aslan Bzhania, fermatosi al 35,91% dei voti; mentre molto più lontani sono arrivati gli altri due candidati Mirab Kishmarija (6,4%) e Leonid Dzhapshba (3,4%). La tornata elettorale ha fatto registrare un’affluenza complessiva del 70%, con 99.869 persone recatesi alle urne sulle 142.664 aventi diritto di voto.

Secondo quanto affermato da Galina Stranichkin, consigliere capo al presidente del parlamento, le elezioni sono state monitorate da rappresentanti di oltre venti paesi, tra cui l’Italia, per un totale di circa ottanta osservatori. A presenziare alle elezioni si è recata in Abkhazia anche una delegazione russa, e non sono mancate nemmeno le rappresentanze di Ossezia del Sud, Nagorno-Karabakh e Transnistria, tutte repubbliche autoproclamate di cui il governo di Sukhumi riconosce l’indipendenza.

I disordini di maggio

Le elezioni sono state effettuate in anticipo rispetto a quanto era originariamente previsto, a causa dei disordini verificatisi a Sukhumi a partire dallo scorso 27 maggio, causati soprattutto dalla decisione dell’allora presidente Aleksanrd Ankvab di concedere il passaporto abkhazo ai cittadini georgiani che ancora risiedono nella parte orientale del paese, e dal forte scontento della popolazione, decisa a dimostrare contro la dilagante crisi economica che affligge il paese, la quale è stata imputata sempre allo stesso Ankvab. Nel corso delle manifestazioni di protesta scoppiate nella capitale, un nutrito gruppo di manifestanti guidati dall’allora leader dell’opposizione Raul Khadzhimba, si impossessò del palazzo presidenziale e della televisione di stato, facendo gridare il governo al colpo di stato; inducendo addirittura alcuni quotidiani russi a fare forzati paragoni con quanto era accaduto precedentemente in Ucraina.

Quale futuro per il paese?

L’esito delle elezioni abkhaze è stato accolto benevolmente dalla Russia, paese che riconosce l’indipendenza della regione dal 2008. Lo stesso Putin si è congratulato personalmente con  Khadzhimba, cogliendo l’occasione per rinnovare il suo impegno nel rafforzamento delle relazioni tra Mosca e Sukhumi. Lo stesso Khadzhimba,  appena eletto, ha voluto sottolineare come sviluppare ulteriormente i rapporti con la Russia sia uno degli obiettivi primari del nuovo governo, tanto che entro la fine dell’anno dovrebbe essere firmato un accordo “sull’amicizia, la cooperazione e la mutua assistenza” tra i due paesi.

Quali scenari si aprono dunque per il paese? C’è chi ipotizza una futura annessione dell’Abkhazia alla Russia, come quanto già successo per la Crimea, anche se l’eventualità, considerata inattendibile da alcuni dei principali politologi di Sukhumi, non sarebbe apprezzata nemmeno dallo stesso popolo abkhazo, il quale tiene particolarmente alla propria indipendenza, ottenuta col sangue. Un’altra possibile ipotesi, non semplice ma questa volta più benaccetta da Sukhumi, sarebbe quella di un ingresso dell’Abkhazia all’interno dell’Unione Doganale Euroasiatica attraverso la stipula di un trattato d’associazione, ipotesi evidenziata dallo stesso Khadzhimba.

Rimangono tesi i rapporti con la Georgia, la quale ha definito le ultime elezioni una “violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, in primo luogo quello della sovranità degli stati”. Il nuovo presidente, intanto, ha affermato la necessità di ridurre il numero di posti di blocco sul confine abkhazo-georgiano, al fine di rafforzare il controllo sulle frontiere. Secondo Khadzhimba infatti, l’eccessivo numero di checkpoint presenti lungo la linea di confine, invoglia la gente a violare spesso le norme di attraversamento. La creazione di un unico posto di blocco, così come già è per il confine russo-abkhazo, renderebbe secondo Khadzhimba la situazione più controllabile.

Foto: [ john ]

Chi è Emanuele Cassano

Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. È nato nel 1992 e vive a Torino. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>