STAN-Project: alle porte d'Europa

Un diario non va riattualizzato: tanto è successo nella regione degli stan dal nostro periodo di ricerca, dall’invasione delle milizie dell’Isis in Iraq, alla vittoria del partito di Erdogan nelle elezioni amministrative turche, dall’esplosione del conflitto ucraino alla svendita della maggiore industria di gas kirghisa alla Russia. A distanza di una manciata di mesi l’area attraversata ha mostrato tutta la sua esplosività, dettata dai imperativi geopolitici quali gas, petrolio e controllo delle risorse.

Alle porte d’Europa ci siamo resi conto, troppo spesso, di quanto l’Europa sia marginale in Turchia, dove il buon andamento economico voltato all’area centroasiatica (il vecchio Turkestan) e alla Cina fanno pensare a tutt’altro che a una centralità europea nell’agenda politica turca.

Di contro per Ucraina l’Europa sembra essere stata un pretesto, come una scusa da dare a un genitore opprimente, dietro il bisogno di affrancamento e indipendenza. La realpolitik ha tuttavia mostrato l’ineluttabilità del fato, con oltre 100.000 ettari di terreni agricoli ucraini in comodato d’uso alla Cina e la rielezione di un nuovo oligarca.

Spettatori di un’area in continua evoluzione si girava e intervistava, abbiamo visto l’Iraq dei deserti e pick-up, Maidan in pieno lutto e accampamenti -detti peraltro stan-, abbiamo incontrato una generazione turca e fiera e –cosa più opprimente- ascoltato il silenzio dei popoli della steppa.

Ma un diario non va riattualizzato. Qui di seguito, a chiusura del nostro progetto sull’area degli stan, proporremo stralci di diario di viaggio lungo la via della seta che per secoli ha collegato l’estremo oriente all’Europa, scambiando usanze e conoscenza e rendendo indefinibile la precisa linea di demarcazione tra Asia e Europa. Che sia quella degli Urali, l’area dell’Ucraina (l’etimologia di questo nome vuol dire proprio “in frontiera”) oppure il Caucaso, poco importa. La nuova via della seta è rimasta via dei commerci e rotta migratoria, con le risorse naturali che hanno rimpiazzato seta e spezie ma tengono unite e fanno giocoforza a una Europa impoverita e autoreferenziale.  Di seguito, con citazioni dei nostri interlocutori, coetanei, anziani, persone modeste e soprattutto desiderose di condividere con uno straniero le proprie visioni del quotidiano, vi riporteremo brevemente dalla Turchia all’Iran, dall’Iraq al Centro-Asia, tornando poi a descrivere le barricate ucraine dopo la strage di Maidan e il nodo opprimente della guerra alle porte d’Europa.

Istanbul, 1 gennaio 2014

. “Non abbiamo fatto troppola crisi europea ha solo spostato le fabbriche nel nostro paese, è questo il modo in cui abbiamo fatto il grande balzo!”.

se vuoi far soldi, oggi come oggi puoi vendere fiori in un’area di guerra. Ascolta me, sono ingegnere di luna park e negli ultimi anni ho fatto affari proprio in Siria! La gente è disposta a dare tutto in guerra per un prodotto raro come una rosa!”

All’inizio anch’io facevo parte del movimento di Gezi park, poi però l’intero spirito della protesta si è spostato in altre direzioni”.

Come in Italia con Berlusconi, anche qui nessuno davvero ama Erdogan, ma lui è sempre lì al suo posto. E infatti, sono davvero dei grandi amici quei due!”.

Ankara, 5 gennaio 2014

Perché mai vorreste visitare Ankara?”. 

Erzurum, 10 gennaio 2014

“Come turchi, non possiamo entrare nell’area Shengen senza un visto, cosa del tutto ingiusta se confrontata ai viaggiatori europei verso la Turchia. Però possiamo viaggiare senza visto in Russia, Cina, Iran, nelle Repubbliche centro-asiatiche, area del Golfo, Brasile, Argentina, tutto il Maghreb (tranne l’Egitto, anche se è davvero facile ottenere il visto), molti paesi africani e molti paesi con economie emergenti. Quindi, per il nostro governo la mancata adesione europea non sembra una condanna”.

Diyarbakyr, Kurdistan turco, 13 gennaio 2014

“Gli incontri di novembre tra Erdogan e il leader curdo-iracheno Barzani sono stati una presa in giro per noi”

Erbil, Iraq, 15 gennaio 2014

Ho portato mio figlio sulle montagne qui intorno. Ha visto per la prima volta la neve!”

“Fino a qualche anno fa lavoravo a Baghdad come autista di diplomatici americani. Ora sono tornato ad Erbil e riesco a mettere su abbastanza soldi anche da qui

 “E’ tempo di andare, il tempo è un killer!”

Iran, Teheran, 17 gennaio 2014

“Se sei circondato da quattro mura, allora puoi sentirti al sicuro”

“All’inizio non mi importava dell’embargo, pensavo che i nostri gas e petrolio sarebbero stati abbastanza. Solo quando ho iniziato a lavorare in una ditta ho dovuto fronteggiare una situazione in cui non potevo importare o esportare e l’inflazione aveva un peso enorme nel business”

“I cittadini delle grandi città hanno sviluppato, in queste circostanze, due vite diverse”

Konje Urgenc, Turkmenistan, 25 gennaio 2014

Ashgabat ci umilia

Nukus, Repubblica del Karakalpakstan, Uzbekistan, 27 gennaio 2014

-Voglio venire in Italia con voi, potrei fare l’autista!

-Non c’è lavoro in Italia, è una catastrofe.

-Ma l’Italia usa gli Euro o i Dollari?

-Gli Euro, come nel resto dell’Europa.

-A San Pietroburgo c’è un sacco di lavoro invece!

Bukhara, Uzbekistan, 29 gennaio 2014

“Stalin era una brava persona. Lui lavorava per il popolo. Era il popolo che non voleva lavorare”

“Lui è un caucasico, la vedi quella pelliccia che indossa?Durante l’URSS faceva il cercatore d’oro, ha lavorato come un asino, è quasi divenato scemo. Guarda, vuole regalarti un vecchio rublo sovietico”.

“Shalom!”

Tashkent, 30 gennaio 2014

“Nella nostra casa guardiamo solo la TV russa. E’ più vera”.

“Io sono coreano. Mio nonno era un marinaio, un capitano. Stalin non credeva ai coreani come nazione e nel 1937 ci ha spediti tutti in Centro Asia”

“Nonostante tutto con Karimov i russi si sentono al sicuro. I wahabi sono un problema nel paese e lui lo sta gestendo. Il rischio è che il wahabismo si diffonda con veli e niqab e noi saremo costretti ad andarcene!”

“Io sono tagiko, vengo dalla Persia. Bah, i miei antenati venivano da lì, la lingua tagika infatti viene dal farsi. Quest’area è piena di parole persiane. Per esempio, sai “Adamo” della Bibbia? Per noi “Adama” significa gente e non “Adamo” come lo intendono gli ebrei”

 Kirgizistan, 7 febbraio 2014

“Qui non avete bisogno di alcuna registrazione, questo è un vero paese democratico!”

“Qui puoi fare qualsiasi cosa, basta solo avere i soldi per procurartela e se pensi che sia impossibile puoi usare quei soldi per corrompere qualcuno!”

Aktau, Kazakistan, 20 febbraio 2014

“Lavoro nel comparto petrolifero da decenni, ma nulla è cambiato: i soldi del nostro petrolio vanno tutti all’estero

 “Sto andando ad Aktau, come la maggior parte dei viaggiatori su questo treno. Lavoriamo tutti nel comparto petrolifero”

“Noi russi qui viviamo quotidianamente nell’ostilità, dalla provocazione linguistica alla competizione lavorativa. Prima avevamo accesso alle migliori cariche sociali, ora siamo poco più che niente

“Quando c’era l’URSS avevo un gran lavoro, come ingegnere. Oggi, col crollo dell’Unione sovietica sono ridotto a guidare questo taxi per più di 12 ore al giorno”.

Kiev, 24 febbraio 2014

Siamo qui ad occupare il municipio di Kiev per fornire il nostro aiuto. Abbiamo installato l’ospedale, il centro di supporto psicologico, la mensa, il banco dove possono iscriversi i volontari e quello per ritrovare i dispersi dopo gli scontri. Fortunatamente li abbiamo trovati quasi tutti. Di centri di questo tipo sino ad ora ce ne sono otto intorno alla piazza”.

La Timoshenko è corrotta, non vogliamo le stesse persone cambiando solo i cognomi. Klitschko è solo agli inizi della carriera politica e il terzo candidato è altrettanto improbabile che venga votato. La parte piu bella verrà proprio adesso, ora che non sappiamo cosa succederà”.

Kiev, 25 febbraio 2014

Quando era in carcere la Timoshenko ha chiesto più e più volte di poter andare a curarsi in Europa. Ecco, ora che è fuori è liberissima di andarci -con tutta la famiglia- e di non fare più ritorno qui!”.

Viva gli eroi, viva la nazione ucraina, gli eroi non muoiono, viva viva viva!”

Dalle analisi economiche traspare con chiarezza il costo dell’entrata in Europa. Ma se chiedi ai dimostranti cosa rappresenta per loro l’adesione europea, non sanno neanche quali siano i sacrifici. La loro rabbia infatti risiede più nel tradimento che Yanukovic ha fatto al suo popolo, promettendo di firmare gli accordi e inaspettatamente non facendolo. Ad una manifestazione pacifica poi, è susseguita una repressione violenta. E’ per questo che i rapporti si sono deteriorati e si è arrivati alla piena militarizzazione della piazza”.

 

Chi è Giovanna Larcinese

Giovanna Larcinese

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