STAN-Project: Kazakistan, oltre Borat e Nomad

Non solo Borat. Se il Kazakistan è ai più conosciuto cinematograficamente tramite Borat, parodia del kazako medio antisemita che parte per l’America per apprenderne e rubare i modelli culturali occidentali, la filmografia ha offerto anche, in risposta a Borat, Nomad il film più costoso dell’area, 40 milioni di dollari. Commissionato dall’eterno presidente Nazerbayev, Nomad ha l’intento di risanare l’immagine kazaka degli eccessi, sottolineando l’importanza della storia kazaka nella lotta contro gli invasori giungari, infarcito con tanto di retorica del predestinato tipica dei classici film epici. Dall’eccesso di corruzione e nepotismo post-sovietico al ritorno a un nazionalismo kazako, le due visioni del Kazakistan offrono uno specchio esemplificato del paese di oggi, figlio di privatizzazioni sfrenate, esperimenti nucleari, capitali spostate e petroldollari sonanti.

Dal 1997 la capitale del Kazakistan è Astana (letteralmente capitale, porta del regno), in sostutuzione di Almaty, la vecchia capitale posta a sud est del paese. Il progetto ambizioso del leader kazako Nazerbayev, ispiratosi alla figura di Ataturk – che spostò la capitale turca da Istanbul ad Ankara- ha visto l’investimento di miliardi di dollari per creare una città ultra moderna nella zona più angusta del paese dove sono 80 i gradi di escursione termica e dopo Ulan Bator è la seconda capitale più fredda al mondo (con la minima storica di -51 gradi in inverno).

Il Kazakistan, il nono stato al mondo per estensione, è tra i paesi economicamente più avanzati del Centro Asia. La sua fortuna proviene da ingenti giacimenti di petrolio, situati maggiormente nella parte nord-occidentale, dove proliferano joint-venture internazionali quali quelle tra Chevron e Kazakoil (la compagnia nazionale), Mobil e Lukoil, e il North Caspian Sea Production Sharing Agreement di cui l’italiana ENI ne è alla guida.

Lavoro nel comparto petrolifero da decenni, ma nulla è cambiato: i soldi del nostro petrolio vanno tutti all’estero” afferma un uomo in treno, nelle lunghe ore che accompagnano la trans-kazakistana. Non risponde l’uomo alle provocazioni sul suo presidente; in Asia Centrale, dove i presidenti sono in carica mediamente dalla caduta dell’URSS, la gente è democraticamente assopita, spaventata, volutamente distratta. Non ammette che anche il suo leader sarà corresponsabile delle diseguaglianze sociali, in un continuum perfetto con l’usanza sovietica: di sovietico sono scomparsi solo i russi, ma non le abitudini.

La maggior parte della popolazione slava infatti, in seguito alla caduta sovietica si è sentita emarginata: uno spirito revanchista teso alla riscoperta dei valori kazaki e contro il ruolo “colonizzatore” della Russia, ha portato il paese, dalla sua indipendenza, ad emarginare di fatto tutte le altre nazionalità presenti sul territorio, rendendo la lingua kazaka obbligatoria per l’assegnazione di cariche pubbliche. In un paese dominato da secoli dalla componente russa, tanto colonizzatrice quanto portatrice di modernità, la nazionalità kazaka ha dovuto aspettare il crollo dell’Unione Sovietica per potersi emancipare. “Noi russi qui viviamo quotidianamente nell’ostilità, dalla provocazione linguistica alla competizione lavorativa. Prima avevamo accesso alle migliori cariche sociali, ora siamo poco più che niente” afferma Timofey, il nostro accompagnatore. E in effetti russi e tedeschi hanno pian piano fatto le valigie nel 1990, favorendo il ritorno della diaspora kazaka e del suo presenzialismo sociale.

A Nazerbayev tuttavia va riconosciuto il merito di aver riportato il paese nell’agenda mondiale, con una crescita esponenziale –di concerto con FMI e la Banca Mondiale- del PIL e dell’occupazione. “Sono diretto ad Aktau, sul Mar Caspio, dove lavoro, come molti viaggiatori qui” riferisce sul treno trans-kazako un ragazzo sulla quarantina, meccanico di aerei nella cittadina petrolifera. Come molti chiede il motivo della nostra visita, abituato ad incotrare italiani che fanno business in Kazakistan: la sola Italia è il quarto paese da cui il Kazakistan importa beni ed anche il quarto destinatario mondiale delle esportazioni kazake, con in cima alla lista i prodotti petroliferi, grazie alla presenza dell’ENI (col suo 16% delle partecipazioni nel giacimento di Kashagan).

Da Almaty, l’antica capitale kazaka fatta di parchi, monumenti e imponenti palazzi socialisti il treno viaggia fino ad Aktau, città petrolifera dalla parvenza post-industriale. Enormi tubature a vista e impianti estrattivi sembrano aver dimenticato la presenza ineluttabile della natura quando il grande Mar Caspio, irruento e maestoso offre una delle visioni più belle: ogni anno a febbraio accoglie i cigni in sosta nei lunghi mesi di migrazioni. Stormi di cigni in volo, in un’impressionante forma collettiva a freccia vengono a rifocillarsi proprio qui, sulle rive del lago salato noto come il più grande al mondo.

L’elemento naturale in Kazakistan è stato spesso abusato, deturpato, confidando nella grandezza dei suoi spazi disabitati. Dal 1949, in competizione con gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica iniziò la sua gara nucleare effettuando esperimenti nucleari e solo a Semipalatinsk, a 1000 chilometri da Almaty, sono state effettuate 266 esplosioni nucleari in aria e 300 nel sottosuolo. Già dalla prima bomba, venne chiesto da alcuni scienziati sovietici di far evacuare la popolazione, ma Stalin lo impedì e nel 1989, a 50 anni dalla prima esplosione –e con effetti disastrosi sulla popolazione, quali danni al sistema genetico, malformazioni congenite ed altissima incidenza di cancro- venne ordinata la cessazione degli esperimenti e la chiusura del sito (1992) recentemente ripulito dalle scorie radioattive.

Il treno scorre lento, per tre interminabili giorni accompagna i lavoratori che dall’est dello sconfinato paese partono per l’ovest, attraversando la steppa innevata, bianca, sempre uguale. Gente a dormire nei vagoni in quarta classe di giorno e di notte, ci si conosce, si gioca a carte, si condivide un viaggio che porterà con sè certamente un ricordo dell’immensa steppa kazaka.

video: migrazione di cigni sul Mar Caspio

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Giovanna Larcinese

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