KIRGHIZISTAN: La Russia allunga le mani su gas e aeroporti

La longa manu di Gazprom si allunga sull’Asia Centrale: il 10 aprile il gigante energetico ha annunciato, attraverso il suo presidente Aleksej Miller (viceministro dell’Energia), di aver rilevato il 100% delle azioni di KyrgyzGaz, l’azienda statale che gestisce il gas naturale del Kirghizistan. L’acquisizione, a cui il parlamento kirghiso aveva dato il via libera lo scorso dicembre con una maggioranza del 65%, è stata accettata soprattutto per via della difficile situazione debitoria della compagnia, che ora verrà ribattezzata Gazprom Kyrgyzstan. Gazprom dovrebbe ora pagare i debiti della compagnia, ammontanti a circa quaranta milioni di dollari, e si sarebbe impegnata a investire 610 milioni di dollari in cinque anni nel rinnovamento delle infrastrutture. Il governo kirghiso avrebbe mantenuto aperta un’opzione per ricomprare la compagnia tra 25 anni.

L’acquisizione di KyrgyzGaz non è l’unico tentacolo teso dalla Russia verso Biškek: anche il secondo porta il nome di una compagnia energetica russa, il gigante petrolifero Rosneft, interessato ad acquisire una quota di maggioranza nella compagnia statale che possiede gli aeroporti civili della piccola nazione, Manas International Airport. Oltre all’aeroporto di Manas, situato nei pressi della capitale Biškek, la compagnia gestisce altri dieci aeroporti minori, la maggior parte dei quali in disuso. Il problema per il governo kirghiso, che possiede una quota pari al 79% della Manas, è dovuto al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: per tredici anni l’aeroporto di Manas ha ospitato una base militare americana, ma è programmato che le truppe NATO lascino il Kirghizistan entro luglio. Senza i dollari dell’esercito americano, spiega Eurasianet.org, la compagnia potrebbe andare in rosso.

Nella giornata del 10 aprile centinaia di attivisti si sono mossi in diverse parti del paese per criticare le scelte del governo del presidente Almazbek Atambaev: secondo Radio Free Europe la polizia avrebbe arrestato tra le 150 e le 500 persone a un raduno di protesta – autorizzato dalle autorità – fuori dal parco Gor’kij della capitale. Tra le motivazioni della protesta, le principali sono legate alla sempre più pesante ingerenza russa negli affari del paese: dagli accordi per un’unione doganale guidata dalla Russia (su cui si chiede venga indetto un referendum nazionale) alle trattative con Rosneft per la proprietà di Manas International Airport. Nella città di Oš, inoltre, i manifestanti sono scesi in strada anche per chiedere la liberazione dell’ex parlamentare dell’opposizione Akmatbek Keldibekov, del partito Ata-Jurt, accusato di abuso d’ufficio e illeciti finanziari. Secondo l’opposizione, le accuse sarebbero solo un pretesto per giustificare un arresto con motivazioni politiche.

Chi è Damiano Benzoni

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Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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3 commenti

  1. In Kirghizistan l’alternativa alla Russia sarebbe la Cina. E l’alternativa alla Cina sarebbe l’Islam radicale. Scegliete voi…

  2. Caro Joek,

    a mio avviso con la differenza che la Cina e’ la benvenuta dal Governo, mentre una piu’ forte islamizzazione e’ aspramente combattuta dallo Stato

    • Perché, la Russia è un ospite indesiderato? Capisco che siamo in un periodo di russofobia dilagante, ma analizziamo la realtà. La Gazprom si compra per un solo dollaro una compagnia coperta di debiti, ma promette di ripagare gli stessi e di fare investimenti per più di seicento milioni di dollari. Chi ha fatto il migliore affare? Naturalmente il Kirghizistan, i cui cittadini potranno usufruire di condutture nuove e che sarà liberato dal peso di sostenere un carrozzone statale che perde acqua. Certo, ci avrà perso in termini di indipendenza, ma uno Stato piccolo e povero come il Kirghizistan non può permettersi di chiudere la porta ai “grandi fratelli”.
      La presenza della base americana, poi, è sempre stata impopolare tra i Kirghisi – e, puoi starne sicuro, molto più di quella russa di Kant -, e tanto Akayev quanto Bakiev sono caduti anche per non aver saputo dire di no allo Zio Sam. Ed evidenziare i vantaggi dei dollari degli americani – peraltro usando come riferimento un sito legato a George Soros, non proprio un fiorellino di campo – ma derubricare a “imperialismo” i rubli dei russi significa applicare due pesi e due misure.

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