ALBANIA: Elezioni e nazionalismo, "nessuna nuova, buona nuova"

di Florian Bieber (trad. Davide Denti)

A volte l’assenza di notizie è la più grande notizia. Dopo le elezioni politiche di dieci giorni fa in Albania, Tim Judah ha osservato:

E naturalmente, nonostante una certa violenza il giorno delle elezioni, il fatto che le elezioni abbiano determinato un cambio di governo non è una novità per nessuna democrazia, tranne che per l’Albania che ha visto non solo episodi di violenza nelle più recenti elezioni, ma ha  anche sperimentato solo due casi di alternanza al potere dopo la caduta del comunismo, una dopo l’effettivo collasso dello stato nel 1997, e il secondo nel 2005, quando Sali Berisha è tornato al potere.

Una seconda non-notizia dal’Albania è il fallimento dei tentativi del nazionalismo di guadagnare terreno. In un discorso tenuto a Skopje nel mese di novembre 2012, Berisha aveva promesso di lavorare per l’unità degli albanesi e aveva messo in discussione i confini esistenti nella regione. Mentre l’idea di una “Albania naturale” (cioè una Albania in base a criteri etnici per includere tutti i territori in cui vivono o vivevano albanesi , come la regione Cham in Grecia), è stato promosso nei circoli nazionalisti estremi e cartine di tale immaginaria [Grande] Albania sono stati in vendita in Albania e Kosovo per anni, l’idea di unificazione albanese non ha mai ricevuto alcun riconoscimento di alto livello. L’invito di Berisha è stato notato dagli osservatori, tra cui lo storico Oliver Schmitt, come un cambiamento di tono, e un promemoria trapelato degli Stati Uniti ha preso una linea critica nei confronti di Berisha per aver abbandonato la precedente linea a sostegno delle frontiere esistenti.

Mentre il suo partito ha fatto retromarcia per non perdere il sostegno esterno, un nuovo partito politico, l’Alleanza Rosso e Nero ha sostenuto appieno tale ordine del giorno. Il gruppo ha attirato un bel po ‘di attenzione (vedi qui, qui, qui e qui) in questi ultimi anni per le sue politiche nazionaliste estreme e i suoi legami con il forte movimento di opposizione Vetevendosje [“autodeterminazione”] in Kosovo. I sondaggi di opinione di Gallup Balkan Monitor negli ultimi anni indicavano inoltre che la maggioranza degli albanesi in Kosovo e Albania avrebbe sostenuto l’unificazione dei due paesi.

Alla fine, per l’Alleanza Rosso e Nero è andata male. Ha guadagnato solo 10.171 voti (vedi qui per i risultati della commissione elettorale), meno dell’1 per cento in ogni distretto tranne che a Tirana, lontanissima dalla soglia del 3 per cento. In breve, il partito non è riuscito a fare breccia nel sistema politico albanese, polarizzato tra Partito socialista e democratico e il nazionalismo sembra essersi rilevato uno strumento inutile a raggiungere altri scopi se non un po’ di notorietà internazionale.

Mentre Berisha non è stato sconfitto per il suo nazionalismo, i suoi sforzi per evocare il nazionalismo albanese non gli hanno forniti alcun vantaggio elettorale. Dusan Reljic ha sottolineato come sono state le questioni economiche e sociali a dominare la campagna elettorale, anche se la retorica dell’unità albanese è stata evocata pure dal nuovo partito di governo.

Tuttavia, la sorprendente non-notizia dall’Albania resta il fatto che, mentre una certa fantasia romantica di uno stato albanese unificato potrebbe esistere tra alcuni, la realtà della corruzione e di una situazione economica difficile non può essere superato evocando la ‘questione nazionale’ come nel resto della regione. In questo senso, queste ‘non-notizie’ sono buone notizie.

Foto: Giorgio Comai, Flickr

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