KIRGHIZISTAN: Contro la base americana

DA MOSCA – Si prospettano nuovi cambiamenti in Asia Centrale, dove diversi attori, i paesi dell’area più le “grandi potenze” (Russia, USA, Cina) cercano di adattarsi nel modo più vantaggioso alla nuova situazione creata dal crollo dell’URSS e dal conseguente “vuoto” geopolitico. Questa volta l’iniziativa parte dal Kirghizistan il cui governo ha denunciato, a partire dall’11 luglio 2014, l’accordo di cooperazione con gli USA concernente l’ex base americana, ora denominata “Centro per i trasporti in transito” (Center for Transit Transport) nell’aeroporto “Manas” di Bishkek, e l’accordo sempre con gli Stati Uniti relativo a qualsiasi altro movimento di carichi e merci collegato con il Centro stesso. Entrambi gli accordi sono stati firmati a Bishkek il 22 giugno 2009. Il relativo progetto di risoluzione del governo kirghizo, che sarà sottoposto al vaglio del “Zhogorku Kenesh”, il parlamento kirghizo, afferma una comunicazione pubblicata sul sito del consiglio dei ministri della repubblica.

Il Centro americano per i trasporti in transito nell’aeroporto “Manas” di Bishkek esiste dal luglio 2009 quando fu creato al posto della base aerea militare. Tra le funzioni del Centro vi è l’assistenza alle forze della coalizione internazionale impegnata in Afghanistan. Nel Centro hanno la loro base alcuni aerei-tanker ed esso funziona anche come stazione di sosta per gli aerei militari da trasporto diretti in o provenienti dall’Afganistan. Nello stesso Centro prestano servizio circa 1000 militari americani.

Il presidente del Kirghizistan Almazbek Atambayev si è trovato nell’ultimo periodo a fronteggiare una nuova rivolta nel paese. La situazione nel distretto Dzhety-Oghuz della regione di Issyk-Kul, centro dei disordini, continua a rimanere tesa, al punto da provocare l’intervento dei militari. I rivoltosi per la seconda volta hanno tolto l’elettricità nella sottostazione che rifornisce il “Kumtor”, uno dei più importanti giacimenti auriferi della zona, ma poi le autorità hanno trovato un accordo con loro e per ora la situazione nel distretto appare normalizzata.

È difficile dire quali effetti avranno le tensioni, destabilizzanti e non facilmente risolvibili, in Kirghizistan sui rapporti internazionali della repubblica. È un fatto che Atambayev ha più volte dichiarato che dopo il 2014 nell’aeroporto „Manas” di Bishkek „non rimarrà neppure un militare”.Recentemente Atambayev è stato perentorio: „Noi – ha detto – adempiamo onestamente ai nostri obblighi internazionali e l’accordo con gli USA sul Centro per i trasporti in transito rimarrà in funzione esattamente per il tempo che sarà necessario, cioè fino all’estate del 2014”. „Il governo ha già adottato una risoluzione ed ha approvato un progetto di legge per l’evacuazione della base (cioè del Centro americano dei trasporti in transito) da „Manas”.

La legge prende atto che i termini del contratto sono scaduti e adesso al parlamento non rimane che adottare questa legge” ha dichiarato Atambayev durante un incontro con il „Club dei direttori dei media dei paesi della CSI, del Baltico e della Georgia”. Egli, secondo le sue stesse parole, è „profondamente convinto che in un aeroporto civile non vi deve essere una base militare”. L’incontro con il “Club” è avvenuto a Bishkek, nella residenza ufficiale di Atambayev „Ala Archa”. Il „Club” è stato fondato nel 2011 ad Astana (Kazakhstan) nel corso del Forum dei media europei ed asiatici. Questa struttura riunisce i direttori delle pubblicazioni più importanti dei paesi dello spazio post-sovietico e si propone di far conoscere ai giornalisti i processi di integrazione e di sviluppo in questo „spazio”.

Atambayev ha affermato di non vedere gravi conseguenze economiche per il Kirghizistan dopo la partenza del Centro americano per i trasporti in transito dall’aeroporto di Bishkek. “Semplicemente – ha dichiarato – bisognerà lavorare e per questo il Kirghizistan ha molte riserve”. Egli ha precisato che i 60 milioni di dollari che il Kirghizistan riceve direttamente per l’affitto e gli altri introiti generati dall’indotto legato alla presenza della base saranno compensati da altri progetti economici già approvati dal governo.

Foto: Wikipedia

Chi è Giovanni Bensi

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Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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