AZERBAIGIAN: Criminale o padre della nazione? La strana storia di Mutalibov

Odiato dagli armeni, disprezzato dagli azeri: la storia di Ayaz Mutalibov, primo presidente dell’Azerbaigian indipendente, resta ancora oggi molto controversa. La sua immagine è legata indissolubilmente al massacro di Khojaly, tragedia che lo costrinse a rassegnare le dimissioni e lasciare la presidenza del paese. Passò in breve tempo da padre della nazione a ricercato, costretto a fuggire in esilio con la polizia alle costole, come un criminale qualsiasi.

Mutalibov nasce a Baku il 12 maggio 1938, da padre medico e madre ginecologa. Si diploma nel 1962 presso l’Azerbaijan State Oil Academy ed entra subito nel mondo dell’industria, divenendo direttore di una fabbrica produttrice di elettrodomestici. La sua carriera politica inizia nel 1977, quando viene eletto Secondo Segretario del Partito Comunista dell’Azerbaigian per il distretto di Narimanov. Due anni più tardi viene nominato ministro dell’industria leggera della Repubblica Socialista Sovietica Azera. Nel 1982 diventa presidente del Comitato di Pianificazione dello Stato e contemporaneamente assume il ruolo di vice-presidente del Consiglio dei Ministri, carica che rivestirà fino al 1989, quando salirà di grado e verrà designato presidente.

All’inizio dell’anno 1990, il paese è scosso dal “Gennaio Nero” (Qara Yavnar): a Baku gli azeri scatenano un pogrom contro la popolazione armena, e  le truppe sovietiche decidono di intervenire per sedare la rivolta. Nel frattempo, a Mosca, Mutalibov viene nominato Primo Segretario del Partito Comunista dell’Azerbaigian. Nel maggio 1990 il Consiglio supremo della RSS Azera elegge Mutalibov primo presidente della Repubblica socialista sovietica. Nel dicembre dello stesso anno, per iniziativa dello stesso Mutalibov, il Consiglio Supremo della RSS Azera rinomina ufficialmente il paese in “Repubblica d’Azerbaigian”, adottando inoltre la Dichiarazione d’Indipendenza.

L’Unione Sovietica intanto si trova ormai in fase di collasso: nell’agosto del 1991 alcuni membri del governo sovietico tentano di attuare un colpo di stato ai danni del presidente Mikhail Gorbačëv, con l’obiettivo di deporlo e impedire il nuovo patto federativo dell’URSS. Mutalibov approva pubblicamente il colpo di stato attraverso una sua dichiarazione fatta a Teheran. Il tentativo di colpo di stato però fallisce, ma nel contempo scatena la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Nel settembre del 1991 Mutalibov scioglie il Partito Comunista azero e propone di cambiare la costituzione in modo da poter eleggere direttamente un presidente a livello nazionale, in seguito il Consiglio Supremo adotterà la dichiarazione d’indipendenza dell’Azerbaigian. Il dicembre 1991 è un mese storico per il paese: gli elettori azeri approvano tramite referendum la dichiarazione d’indipendenza adottata dal Consiglio Supremo. L’Azerbaigian è ufficialmente uno stato indipendente, e Mutalibov ne è il primo presidente.

Dopo l’indipendenza: il Nagorno-Karabakh e il massacro di Khojaly

I festeggiamenti per l’indipendenza del paese subiscono però una brusca battuta d’arresto. Il 31 gennaio 1992, in seguito a molte precedenti tensioni, scoppia la guerra del Nagorno-Karabakh, sanguinoso conflitto che metterà a dura prova la stabilità del governo di Mutalibov. Il 25 febbraio nella cittadina di Khojaly si consuma un terribile massacro. L’esito di questa battaglia è tragico: chi ne subisce maggiormente le conseguenze è la popolazione di Khojaly, sterminata dall’infuriare dei combattimenti (si contano almeno 613 vittime civili), con numerosi casi di violenze e mutilazioni che portano gli azeri ad accusare gli armeni di aver compiuto un vero e proprio genocidio. L’intero paese grida allo scandalo, si parla di “massacro premeditato” e il presidente Mutalibov diventa il principale capro espiatorio.

Accusato di non essere stato in grado di proteggere gli abitanti di Khojaly e di aver gestito male la difesa del paese, Mutalibov sotto pressione del Fronte Popolare dell’Azerbaigian è costretto a presentare le proprie dimissioni all’Assemblea Nazionale. In seguito alle dimissioni, Mutalibov, in un’intervista che farà scalpore, denuncia un complotto mirato a destituirlo usando il massacro come pretesto per screditarlo, raccontando inoltre la sua verità sui fatti di Khojaly. Secondo il presidente azero il massacro non sarebbe stato attuato dalle forze armene durante la presa della cittadina, quest’ultime anzi avrebbero aperto un varco a sud in modo che gli abitanti potessero evacuare la città prendendo la strada che portava ad Agdam. Mutalibov raccontò che oltre ai civili però tentarono la fuga anche molti soldati azeri, che si mescolarono tra la folla. Una volta che i fuggitivi raggiunsero le linee difensive azere, queste avrebbero fatto fuoco contro i loro compagni disertori, colpendo anche un gran numero di civili e causando una vera e propria strage. Dichiarò inoltre che le mutilazioni ai danni delle vittime non potevano essere state compiute dalle milizie armene, ma furono compiute dagli stessi azeri per screditare la sua figura agli occhi del paese e gli armeni stessi agli occhi della comunità internazionale.

“Non credo che gli armeni, che hanno sempre un atteggiamento distinto e competente verso situazioni di questo tipo, avrebbero potuto lasciare che gli azeri ottenessero delle prove che li smascherassero in queste azioni fasciste. Si potrebbe supporre che qualcuno sia interessato a mostrare queste sequenze in un secondo momento, in modo da concentrare tutto sulla mia persona.”

La fuga a Mosca e il ritorno in patria

Mutalibov continua a difendersi dalle accuse subite, affermando che avrebbe fatto il possibile per fare evacuare la popolazione, ma che i suoi ordini non sarebbero stati rispettati. Il 14 maggio 1992 il Consiglio Supremo dell’Azerbaigian esamina i fatti di Khojaly ed esenta Mutalibov da ogni responsabilità, revocando le sue precedenti dimissioni riassegnandoli la carica di presidente dell’Azerbaigian. In seguito a questa decisione, però, le forze armate del Fronte Popolare d’Azerbaigian, guidate da Abülfaz Elçibay, prendono il controllo del Parlamento e degli uffici della radio e della televisione di stato. Mutalibov è costretto a fuggire a Mosca, il Consiglio Supremo si dissolve e cede i poteri all’Assemblea Nazionale, formata da una pari rappresentanza di membri del Fronte Popolare ed ex membri del Partito Comunista.

In seguito alla presa al potere di Heydar Aliyev, dopo un colpo di stato mirato a far cadere il debole governo di Elçibay, la classe dirigente del nuovo presidente intraprende una forte campagna mediatica per convincere i cittadini nel riconoscere Aliyev come unico e vero fondatore del paese, cercando di far dimenticare agli azeri la figura del primo presidente della repubblica. Per screditare ulteriormente l’immagine di Mutalibov, Aliyev lo accusa di complottare contro lo Stato, fino a farlo diventare inverosimilmente un ricercato, nello stesso paese al quale aveva donato l’indipendenza.

Un altro motivo per cui il governo di Aliyev cerca di infangare la figura di Mutalibov risiede nelle scomode verità riguardanti i fatti di Khojaly che l’ex presidente portava con sé. Mutalibov, in esilio a Mosca, nel 1994 aveva pubblicato il libro “Karabakh – Giardino Nero”, dove racconta la sua versione dei fatti di Khojaly. Aliyev giudica pericolose le affermazioni che Mutalibov ha fatto riguardo al massacro di Khojaly, in quanto avrebbero potuto mettere a dura prova la credibilità del paese agli occhi della comunità internazionale. L’ex presidente infatti discolpò gli armeni, accusando invece gli azeri di aver messo in atto una “montatura pianificata”. Mutalibov divenne così, oltre che un ricercato, anche un nemico della patria odiato dagli stessi azeri che fino a qualche anno prima lo sostenevano.

Mutalibov non ha mai abbandonato definitivamente la politica, diventando nel 2003 co-presidente in esilio del Partito Socialdemocratico dell’Azerbaigian. Nel luglio del 2012 il presidente Ilham Aliyev, figlio di Heydar, concede a Mutalibov di tornare dall’esilio: per la prima volta dal 1992 l’ex presidente può tornare a vivere nel suo paese. Attualmente Mutalibov vive a Baku con la moglie Adila Mutalibova, dalla quale ha avuto due figli: Azad, morto nel 2011 per un cancro, e Zaur.

Foto: Radio Free Europe

Chi è Emanuele Cassano

Emanuele Cassano
Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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Un commento

  1. Miniato Minas

    Una nazione ambigua l’Azerbaigian, perfetta per i nostri governanti lobbysti

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