GRECIA: Grillo sta con il partigiano greco

Grillo sta col partigiano greco, che sta con Syriza, che sta con Ingroia. In un’intervista rilasciata al quotidiano Enet-Eleutherotypia, Beppe Grillo ha affermato che se fosse in Grecia, sarebbe accanto a Manolis Glezos e Mikis Theodorakis, compositore che subí esilio e torture per essersi opposto alla dittatura dei colonnelli a inizio anni ’70, rappresentante della generazione di eroi del Politecnico. Manolis Glezos, meno conosciuto in Italia, in Grecia è un mito vivente, un simbolo del popolo greco che si rialza e combatte respingendo il nemico, come ha fatto Glezos nel maggio del 1941 arrampicandosi in cima all’acropoli occupata dalle truppe tedesche per strappare via la bandiera della Germania nazista dal colle del Partenone per innalzare quella greca.

Grillo specifica che la sua vicinanza ideale si riferisce a questi personaggi: “Per come erano allora, in prima linea nella battaglia”. Il leader del M5S onora la figura di Manolis Glezos, pur senza accostarsi al suo partito attuale, Syriza, che nelle elezioni di giugno 2012 è risultato il secondo partito con il 27% dei consensi. Ma resta un dato di fatto che il trentottenne Alexis Tsipras, guida di Syriza, sia dichiaratamente, e fieramente, di sinistra. Se fosse in Italia, Syriza starebbe dalle parti di Ferrero e Diliberto, e non a caso Tsipras a fine agosto 2012 è stato ospite alla festa di Rifondazione  Comunista a Venezia, dove divideva il palco con Ferrero e Landini. Syriza Italia, per le elezioni appena trascorse, ha appoggiato Rivoluzione Civile.

Atene in questi giorni è piú nera che mai, per il fumo delle piazze, della legna a bruciare per non pagare il petrolio, delle ferite lacrimogene negli occhi dei manifestanti (Nick Cave ha dedicato loro una canzone), di Alba Dorata che spadroneggia nelle strade e, da pochi giorni, nelle scuole.

Sabato scorso 23 febbraio ad Artemida, piccolo centro costiero vicino all’aeroporto ateniese, Alba Dorata ha inaugurato un ciclo di lezioni sulla storia greca per alunni dai 6 ai 10 anni. Le lezioni si sono tenute nella sede dell’ente locale, e ufficialmente hanno come obiettivo il “tentativo di rigenerazione dello spirito greco”. In realtà c’erano venti bambini in un’aula zeppa di bandiere del partito, che portano al centro il motivo del ‘meandro’, una variante della svastica. Non è il caso  di cedere al fascino della capitale greca parlando delle sue contraddizioni. Soprattutto, sarebbe falso. Atene  è coerente come poche città al mondo. E’ la realtà che cambia velocemente intorno a lei e la fa apparire scomposta e contraddittoria.

In Italia Grillo, accusato di populismo, ha evidenziato che anche grazie al suo movimento non abbiamo visto fiorire una destra filonazista come in Grecia, dove si attesta nei sondaggi sopra il 12%. Ora, o questo significa che i greci si sono svegliati da un giorno all’altro ad essere più di uno su dieci nazista, o dovremmo riflettere sul fatto che la rabbia data dalla peste della crisi cerca sfogo in paradigmi politici, nuovi o sedicenti tali, talvolta affetti da laikismó (la parola greca per ‘populismo’). Alba Dorata, che prende voti accompagnando gli anziani a fare la spesa e lascia loro i numeri di telefono per sostituirsi alla polizia in caso di furti o rapine, ne è il maggior rappresentante.

Atene è una città violentata dalla rabbia e dal degrado sociale. E’ una bolgia, con zone dinamiche e creative –sempre meno dinamiche e sempre meno creative- e quartieri disastrati. Dimentichiamoci dell’Italia e delle periferie problematiche. I mostri di Atene stanno a trecento metri dalla rocca dell’acropoli, pieno centro. I nomi delle strade rimandano a esistenze sepolte di drammaturghi antichi (Euripidou, Sofocleus), di industrie fiorenti, di fasti immortali (il Museo Archeologico, ora bivacco per tossici che vomitano, quando va bene, addosso ai passanti). Erano le vie della scomparsa classe media (piazza Aghios Panteleimonas e dintorni), ora ridotte a scempio urbanistico e fucina per la destra filonazista. Atene resta coerente perché ancora crede in figure come Glezos e Theodorakis, che hanno schiaffeggiato nazisti e fascisti e hanno subito le loro torture, e vota Syriza (primo partito secondo sondaggi del 27 febbraio).

Foto: Manolis Glezos, di Bloco, Flickr

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso, EastWest, il Giornale e il Dolomiti. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

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