MAROCCO: Donne e diritti, il Marocco prende coscienza

Donne, corpi, immagini e rappresentazioni che parlano e fanno parlare. Velate, svelate, indipendenti, moderne, liberali, femministe e madri. Questa in particolare è la figura femminile più forte in Marocco, l’immagine materna, elemento portante di tutta la famiglia marocchina. La donna in quanto madre viene rispettata proprio per il ruolo che riveste nella società. Oggi giorno però, le donne del Marocco subiscono il non riconoscimento dei loro diritti e cercano nuovi spazi d’espressione per emergere e far parlare della loro condizione e combattere contro il forte potere patriarcale.

Negli ultimi anni in Marocco, la condizione della donna è migliorata notevolmente. Diversi movimenti sociali per la promozione dell’uguaglianza di genere hanno promosso corsi di alfabetizzazione insieme ad attività associative per la produzione di un piccolo reddito e di un autonomia finanziaria.  Se si tengono in considerazione le differenze di genere nella società marocchina non bisogna dimenticare però che all’interno della categoria femminile esiste un divario enorme. Donne dei ceti urbani, donne dei villaggi, donne berbere, giovani ragazze madri o indipendenti donne in carriera. Il Marocco rivela infatti che esistono grandi differenze se per esempio si osserva il tasso d’alfabetizzazione, sia in termini di sesso che di zona;  nelle zone rurali, può arrivare solo al 10%.

Questo processo di modernizzazione è stato accelerato dalle ultime riforme effettuate da Mohammed VI. Certo, i matrimoni combinati sono ancora in uso, bere, fumare e avere delle relazioni extraconiugali rimangono dei tabù. Sia i progetti di legge che il decreto in materia di promozione della condizione  della donna sono stati dei passi molto importanti per il Marocco, ma la strada della parità e dell’eguaglianza di genere è ancora lunga. In particolare è importante tenere in considerazione il progetto di legge relativo alla lotta contro la violenza sulle donne ed il progetto di decreto relativo alla creazione di un osservatorio nazionale per il miglioramento dell’immagine della donna nei media, che diverranno operativi nel 2013.

Forse un passo importante in Marocco si sta per compiere proprio in questi giorni. Proprio lo scorso marzo, l’opinione pubblica marocchina si vergognava di parlare del suicidio di Amina Filali. La ragazza, appena sedicenne era stata prima violentata, e poi obbligata a sposare il suo violentatore; il tutto sotto la protezione del padre, come previsto dal codice penale. La giovane contraria a questa decisione si era suicidata, avvelenandosi. Oggi, forse per la prima volta, un evento così drammatico è riuscito ad avviare una mobilitazione e a proporre una riforma al codice penale in materia di violenze sessuali.

Attivisti, collettivi, associazioni, donne vittime di violenza si sono fatti forza ed hanno cominciato una campagna mediatica e in nome di  Amina, sono scesi in strada per chiedere una revisione del codice penale e per criticare la famosa Mudawana, il codice familiare. La risposta delle autorità è arrivata dopo un’ importante manifestazione che ha radunato a Rabat lo scorso 8 dicembre, più di 400 vittime di violenza. Insieme hanno dato voce alle violenze che le rendevano vittime, realizzando una catena umana; un gesto di solidarietà reciproca, immagine di lotta e coraggio, ma ancora più importante, una presa di coscienza individuale e collettiva di un fenomeno sociale diffuso: la violenza.

Un’importante manifestazione nella storia del Marocco, una richiesta diretta la loro, rivedere l’articolo 475 del codice penale, lo stesso articolo che aveva permesso ad Amina di sposare il suo violentatore. E così è stato. Il governo ha emesso il suo parere positivo sulla proposta di legge in modifica all’articolo 475. Una risposta senz’altro positiva che però va presa con le pinze.  Come sempre c’è la sensazione che nonostante l’approvazione, la legge non venga rispettata. In una società fondata sull’onore, la stessa riforma della Mudawana nel 2004 aveva suscitato una grande ondata di entusiasmo e poi una valanga di diritti negati.

Al di là della legge e del codice, al di là dell’impunità e del malfunzionamento della giustizia combattere la violenza sessuale significa prima di tutto scontrarsi con una forma di controllo sociale, che implica un giudizio morale prima di tutto sulla donna.

Chi è Pietro Acquistapace

Pietro Acquistapace
Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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3 commenti

  1. Bonaiti Emilio

    Forse mi sbaglio ma ho l’impressione che i paesi arabi retti da monarchie, Marocco e Giordania, sono quelli più avanzati sui diritti delle donne.

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