foto di Bonnaf / Flickr

La guerra in Jugoslavia si poteva evitare. La falsa idea dello scontro etnico

Abbiamo più volte sostenuto, sulla scorta della lezione di Rastello e Rumiz, come le guerre jugoslave furono il frutto di un inganno. Un imbroglio etnico. Il conflitto non era ineluttabile. La necessità della guerra non era scritta nel codice genetico balcanico. Non era inevitabile. Facile appellarsi al destino amaro dei Balcani, facile credere alla “polveriera d’Europa”. Ci abbiamo creduto tutti, a un certo momento: è scritto nei libri di scuola. Ce lo dice la televisione, ancora oggi. Ma non è vero. Andiamo con ordine.

Riassunto di un imbroglio

Le guerre jugoslave furono descritte, dalla quasi totalità dei media e da una parte della storiografia, come il frutto della recrudescenza di un odio atavico. Serbi, croati, musulmani, kosovari, si odierebbero da secoli, al punto da volersi annientare. La morte di Tito, e la fine del sua “oppressione protettiva”, avrebbe liberato queste energie mai sopite. Quanto questa lettura dei fatti sia fuorviante si evince anzitutto da alcuni elementi chiave, che qui riassumiamo senza approfondire: lo scandalo Karicbank e lo scandalo Hypo Bank; l’aggressione di serbi da parte di serbi o la difesa di musulmani a Sarajevo da parte del generale serbo Jovan Divjak testimoniano come l’elemento etnico fosse secondario. Sono stati i soldi, la brama di potere, la necessità delle “seconde file” del defunto partito comunista di riciclarsi come nuovi leader “democratici”, a portare la Jugoslavia alla guerra.

Una guerra che si sarebbe potuta evitare (chi si ricorda più di Ante Markovic?) attraverso, magari, un nuovo modello federale e progressive autonomie. Ma erano soluzioni che non servivano a riempire d’oro le fauci dei mastini della guerra. Una guerra che di patriottico ha avuto poco: se pensiamo a come Milosevic dapprima utilizzò e poi abbandonò, in un tacito accordo con Tudjman, i serbi di Krajna cui fu persino impedito di entrare, profughi, in Belgrado. L’evidenza di un’asse tra Zagabria-Belgrado toglie ogni elemento di etnicità al conflitto. Sulla testa di serbi, croati, bosniaci e kosovari si è giocata una partita che ha visto le élites politiche prosperare sulla morte sulla distruzione della popolazione.

Perché non fu guerra etnica (e perché crediamo che lo sia)

Eppure, ed è questo il punto, l’idea che si trattasse di una guerra etnica è stata fatta propria anche dal cosiddetto “occidente” che pure aveva tutti gli elementi per accorgersi dell’inganno. Perché?  Fino a trent’anni fa alla parola identità poteva giusto venire in mente la carta di identità. Oggi invece si pensa subito alla “identità etnica”. L’idea di appartenere a identità etniche rigide, ereditate per nascita e immutabili, cui è impossibile interagire con altre, è assai diffusa ed esce dai confini balcanici. Questa vulgata vorrebbe che i membri di una etnia siano storicamente e culturalmente irriducibili rispetto a quelli di un’altra etnia. La cultura, ovvero tutto ciò che non è biologico, viene usata come elemento di separazione non meno di quanto, nel secolo scorso, si faceva con il concetto di razza.  Come scrive l’antropologo Marco Aime, “l’idea di razza, ormai impresentabile a livello pubblico, si è rimbiancata con la veste culturale”. Oggi dire ‘etnia’, a livello pubblico e mediatico, equivale nella sostanza a dire ‘razza’. Ogni popolo sarebbe quindi etnicamente e culturalmente chiuso, e la terra su cui abita apparterebbe solo a quel popolo. L’associazione tra elemento biologico e territoriale assume connotati che in etnografia sarebbero definiti “tribalistici”. L’etno-nazionalismo contemporaneo, assumendo a valore il legame tra terra e sangue, sembra dunque essere una regressione anche rispetto al nazionalismo ottocentesco.

Non è forse inutile dire che tutte le culture sono multiculturali, prodotto di continui scambi secolari. E questo è tanto più vero nei Balcani dove la cultura è in fondo la stessa, come lo è la lingua, pur declinata a varianti locali (oggi si assiste al fiorire di neo-lingue, in cui elementi dialettali sono assunti come differenze). Eppure su questa apparente divisione si è costruita una guerra. Una guerra che, abbiamo detto, riteniamo essere un “imbroglio etnico”, ma che da vent’anni è raccontata come l’irriducibile scontro tra etnie. Come l’impossibilità della convivenza. E anche di fronte agli sforzi di chi cerca di sfatare questo mito, è notevole la resistenza dell’opinio communis, e notevole è la violenza verbale, il rifiuto di costruire una memoria condivisa. E, nel nostro piccolo, anche su questo sito la sperimentiamo quotidianamente.

Il concetto di identità etnica rigida appartiene ormai all’Europa tutta, c’è un fiorire di partiti etno-nazionalisti dalla Finlandia alla Spagna. C’è una “invenzione delle radici” locali anche in Italia. Ovunque il concetto di “etnia esclusiva” è diffuso e a uscirne falsata è la rappresentazione dell’altro. Non stupisce quindi che la lettura del conflitto balcanico come ‘scontro etnico’ persuada molti e si moltiplichi, nei Balcani come fuori da essi. Questo atteggiamento politico-culturale ha delle ricadute nell’interpretazione dei fatti storici: la vulgata che vuole i Balcani “geneticamente” destinati alla guerra è una follia. Eppure, abbiamo visto, quella guerra si poteva evitare, è avvenuta ma poteva non avvenire. Non era un ‘destino biologico’.

Ma rompere il pregiudizio etnico è difficile poiché esso si fonda su qualcosa di più pericoloso e profondo della rappresentazione dell’altro. Ovvero sulla rappresentazione di noi stessi: immutabili, predestinati, non commensurabili e quindi in fondo prigionieri di gabbie culturali delle quali, almeno per ora, possediamo ancora la chiave per uscire.

Foto:Bonnaf / Flickr

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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54 commenti

  1. Che dire ..???? La sola cosa che mi viene in mente é COMPLIMENTI! un articolo veramente bello!!!

  2. KE DIRE? L’UNICO. . . SOTTOLINEO L’UNICO VERO IMBROGLIO E’ STATA L’INVENZIONE ALL’INIZIO DEL 900 DELLA NAZIONE
    YUGOSLAVA,IL RESTO E’ STATA TUTTA UNA CONSEGUENZA. . . ALTRO KE DIFFERENZE DIALETTALI!

  3. “Oggi dire ‘etnia’, a livello pubblico e mediatico, equivale nella sostanza a dire ‘razza’.” NIENTE DI PIU VERO.
    @Petar G., se proprio devi criticare prima studia un pò meglio gli eventi reali.
    D’altra parte, tra le centinaia di migliaia di persone che PRETENDONO di sapere la verità sulla guerra in Jugoslavija, al punto ad essere arroganti, io chiedo solo: sapete cosa sia l’NSDD 133? Ecco: se NON sapete cosa sia l’NSDD 133, allora non potete dire di sapere cosa sia veramente successo.
    Ma anche dopo questo, ci saranno persone che si rifiuteranno di crederci. Ormai le orecchie dei Balcanici sono piene di retoriche nazionaliste che non riescono a vedere altro… e il colmo si raggiunge quando una stupida ragazzina universitaria mi dice: “si, ma il bosniaco il croato effettivamente sono abbastanza diverse come lingue”.

    • CARO ANTON,SONO ITALO-CROATO E TI ASSICURO KE CONOSCO LA STORIA DEI BALCANI E SOPRATUTTO
      GLI EVENTI DEGLI ULTIMI ANNI MEGLIO DI TANTI ALTRI,ANKE PER ESPERIENZE PERSONALI. LA YUGOSLAVIA E’ STATA UNA INVENZIONE POLITICA E STORICA,ANKE SE A MOLTI DA FASTIDIO SENTIRLO RIBADIRE. . .

  4. In Sicilia la lingua ufficiale è la lingua italiana ma se Sicilia un giorno dovesse separarsi dall’Italia i siciliani parlerebbero quello che oggi chiamiamo il dialetto sicilioano ma che è una lingua perchè ha una sua grammatica e una sua sintassi.

    La Yugoslavia è esistita meno di 100 anni ed io penso che se la Croazia fosse stata ultimi 100 anni in unione con la rep Ceca (con la quale ha una storia comune di 800 anni) oggi la lingua ceca e la lingua croata sarebbero ancor piu simili, probabilmente come serbo e croato.

    Direi un articolo superficale e coi soliti pregudizi presi dalle parole di Krleza, tolte dal contesto, che qui spesso si ripetono e che parlano solo di Voi del EJ

  5. Silvia Padrini

    Pienamente d’accordo con il concetto di rappresentazione dell’altro costruita su strumentalizzazioni mediatiche e stereotipi riciclati. Credo anche che il concetto di etnia sia falsamente “buono” e sottenda spesso la stessa impostazione mentale del concetto di razza, ma non penso che “etnia” esprima quello che prima significava “razza”. Pure con un errore di fondo, la parola etnia è utilizzata per caratterizzare i popoli, andando a cercare differenze e frammentazioni anche dove non ci sono. Al contrario, il concetto di “razza” si basa su caratteristiche “fisiche” e tende ad inglobare tutto ciò che ai nostri occhi è simile. Si cercato di rimediare ad un interpretazione errata andando al polo opposto della stessa interpretazione.

    • danimatt

      @Silvia – hai senz’altro ragione. Sono stato poco chiaro. Credo che il termine si presti a molte confusioni e non vorrei averne aggiunte. Per i greci ethnos era utilizzato per indicare gruppi altri in modo sostanzialmente discriminatorio, nello stesso senso in cui si parlava di barbari (coloro che balbettano, cioè non sanno parlare la lingua dominante). Con questo senso discriminatorio il termine passa nelle traduzioni greche della Bibbia e nel linguaggio del Nuovo Testamento, e da qui nelle lingue europee moderne. Come spiega Marco Aime, antropologo dell’Università di Genova. nel linguaggio biblico e neotestamentario, ethné viene a designare i non ebrei e i non cristiani, gli altri, dunque. Nelle lingue europee moderne, come italiano, inglese o tedesco, il derivativo ethnici si afferma con l’accezione spregiativa di pagani; quando il cristianesimo si identificherà con l’intera società occidentale, l’accezione negativa si estenderà a tutti i non occidentali. Un uso neutrale dei termini etnici, nel senso dell’etnologia (cioè descrizione e studio delle caratteristiche sociali e culturali di qualsiasi raggruppamento umano), si afferma progressivamente solo a partire dall’Ottocento. Quindi c’è un uso ‘corretto’, neutrale, scientifico, e un uso mediatico, politico, discriminatorio e direi “razziale” del termine. Nell’uso attuale del termine i due sensi si intrecciano strettamente.
      matteo

  6. danimatt

    @Chiara – Non entro nel merito delle lingue slave, poiché non sono un esperto. Quel che intendevo dire è che, dopo la guerra, si sono istituite cattedre di insegnamento della lingua serba, o croata, o bosniaca, al posto del precedente insegnamento della lingua serbo-croata. La “separazione” delle lingue ha quindi forse più che a fare con la politica che con la linguistica: nuove lingue per nuovi stati. Ma potrei essere in errore.

    Sull’esempio del siciliano, ha ragione. Si tratta di una lingua riconosciuta e non di un “dialetto”. Ma le ragioni sono diverse, credo, rispetto al contesto ex-jugoslavo. Il siciliano è stato lingua di cultura in Italia prima del toscano e secondo i filologi si è evoluto con caratteri autonomi tali da differire significativamente dal gruppo delle altre lingue italiche. Lo stesso si può dire del sardo ma non del veneto, che è “dialetto” in quanto le differenze linguistiche sono minime. Il piemontese, pur avendo un sostrato comune al francese, resta dialetto poiché assai vicino alle altre varianti dialettali italiche, di cui il toscano è una. Ecco, non so se il bosniaco o il croato non erano (e non sono) come il veneto o il piemontese o come il siciliano.

    Sarebbe interessante approfondire, e la ringrazio per l’interessante spunto di riflessione, anche se “noi di Ej” siamo sempre, a suo dire, dei superficiali ignoranti.

    matteo

  7. Salve a tutti. Ieri sera mi è capitato di leggere i commenti sotto questo articolo e devo dire che sono rimasta un po’ sconcertata dal modo in cui si parla e a cosa si paragona la lingua serbo-croata.
    Io sono una studentessa universitaria, sono iscritta alla facoltà di lingue e letterature straniere e niente mi appassiona tanto quanto i Balcani e la storia, lingua, cultura, usi e costumi degli stati della ex Jugoslavia.

    Da linguista in erba, posso dirvi che le lingue che ciò noi oggi chiamiamo Serbo, Croato, Bosniaco e Montenegrino non sono altro che la STESSA LINGUA. Le differenze lessicali legate ad essa non sono dovute ad una conseguenza della guerra, come molti pensano, bensì ad un grafema paleoslavo (iod) che ha prodotto, con il passare dei secoli, tre vocali diverse: – i (iekavo) utilizzato prevalentemente nelle zone della Dalmazia, – e (ekavo) utilizzato prevalentemente in Serbia, – je/ije (jekavo) utilizzato prevalentemente in Bosnia e Croazia. (Esempio: Latte si dice Mleko in Serbia, Mlijeko in Croazia e in Bosnia e Mliko in Dalmazia) Successivamente, soprattutto in Croazia, le differenze lessicali sono diventate sempre più marcate. I croati infatti, hanno sempre teso a conservare quelle che erano le origini puramente slave della lingua, al contrario di Serbia e Bosnia che hanno cominciato a prendere in prestito parole “occidentali” tanto che i mesi dell’anno in Serbo e Bosniaco si dicono in un modo totalmente diverso da quello Croato. Se poi vogliamo spostarci sulle differenze sul piano ortografico posso solo dire che, dopo la dissoluzione della Jugoslavia, la Serbia ha mantenuto l’alfabeto cirillico, il Montenegro ha conservato sia l’alfabeto cirillico che il latino mentre Croazia e Bosnia utilizzano ormai solo l’alfabeto latino. Che non venga in mente a nessuno di dire che il Serbo è diverso dal Croato e Bosniaco perché si scrive in cirillico!
    Nonostante tutte queste differenze però, i parlanti si capiscono tra loro perfettamente.

    @Anton Ora sulla base di ciò, io mi metto nei panni della ragazza che le ha detto che il Bosniaco e il Croato sono due lingue differenti. Sebbene abbia detto uno sproposito di dimensioni abnormi, per uno straniero che per la prima volta assiste a al dialogo tra un croato e un bosniaco e sente ad esempio che l’uno (il croato) per dire pane utilizza la parola KRUH e l’altro (il bosniaco) utilizza la parola HLIJEB è normale che pensi che i due stiano parlando due lingue differenti! Per cui io eviterei di offendere e comunque, solo per evitare che mi dica che io non so nulla della guerra in Jugoslavia e che parlo giusto per parlare, io so perfettamente cos’è l’NSDD 133 e l’ho anche letto.

    @Chiara Sono totalmente in disaccordo con lei quando paragona il SICILIANO al SERBO – CROATO. Quando in serbo – croato si parla di varianti dialettali, si intendono varianti sul piano prettamente lessicale (come il British English e l’American English a mio parere, solo un po’ più marcato). Anche in serbo – croato esistono dialetti come quelli che abbiamo noi in Italia a seconda della zona in cui si sposta, ma differiscono totalmente dalla lingua parlata dall’intera popolazione. Ad ogni modo il discorso rimanda a ciò che ho spiegato sopra.

    @Danimatt Io seguo il sito da parecchio tempo ormai e devo dire che, a discapito di quello che dicono gli altri, lo trovo alquanto interessante proprio per il fatto che vi limitate a riportare OGNI notizia indipendentemente dall’orientamento politico che quest’ultima potrebbe avere. Non metto in dubbio che dopo la guerra, le differenze sul piano lessicale che da secoli esistevano nella lingua, si siano marcate ulteriormente e so perfettamente che ormai la gente di li dice io parlo il Serbo, io parlo il Croato, ecc… Apprezzo comunque la sua onestà quando dice di non voler entrare nel merito delle lingue slave, poiché non è un esperto. Per lo meno evita di fare delle cattive figure dicendo delle assurdità 🙂

    Lucia

  8. E allora qualcuno che ha letto l’NSDD 133 può ancora dire che la guerra l’hanno voluta le persone? può ancora contraddire l’affermazione che la guerra è stata decisa? Io sono un croato della slavonia, e mi sono guardato intorno. Dalla morte di Tito nessuno, NESSUNO, ha più lavorato per rendere la Jugoslavija un paese migliore. gli svendipatria si sono buttati, hanno accolto dollari americani distruggendo una delle nazioni più belle che siano mai esistite… e poi ci sono i balcanici che vivono all’estero che non capiscono la reale situazione del paese. io sono stato a zagabria, e sapete com’è? non è la capitale ustascia come la dipingono alcuni media, ma un luogo dove la gente se ne sbatte della politica, una città dove vivono tanti serbi, dove girano auto con targa serba senza che qualcuno se ne freghi e dove l’uomo qualunque di strada ormai ha capito e ammette “che la guerra l’ha portata l’europa”. vedere il documentario “the end of yugoslavia” per ulteriori informazioni.
    ma se qualcuno si è fatto abbindolare dalle retoriche nazionaliste, mi pare allora che non abbia capito niente. i balcani sono l’unico posto al mondo dove politici quasi santi promettono montagne per giustificare la guerra, arriva la guerra, la gente perde tutto e non ottiene niente di coloro che hanno promesso e che si sono arricchiti, e la gente continua a credere a queste fesserie…

  9. Domanda: Qualcuno può spiegare all’ignorante che scrive che cos’é l’NSDD 133? Sono avvilito ad essere l’unico fra i lettori a non saperlo.

    • cerca su google. è un documento segreto americano che è stato declassificato alcuni anni fa, firmato da ronald reagan, che autorizzava i servizi segreti americani ad entrare in jugoslavija, finanziando varie parti politiche al fine di portare ad una “svolta democratica il paese”, “incoraggiando un’attitudine e una politica pro-occidentale”. tuttavia molte parti rimangono oscurate: una volta declassificato, alcune frasi del documento sono state oscurate e non si sa cosa ci fosse scritto.

  10. @Matteo per quanto so io un dialetto si può dire lingua quando ha la propria grammatica e sintassi.

    Dato che qui non si discute di lingua danese e norvegese, o slovacca e ceca, suppongo che non ci sia nessun problema per il fatto che il croato sia la lingua ufficiale in Croazia.

    Del fatto che croati hanno ”cambiato delle parole per distinguersi” (così ho capito quello che affermate) penso che i croati hanno solo ripreso la propria lingua, e questo non è la prima volta nella storia, indipendentemente dai serbi e dal serbo.
    E dicevo che questo croato ”pulito” lo trovo molto simile alla lingua ceca e anche alla lingua polacca.

    Nella prima Yugoslavia la lingua ufficiale era il serbo, quindi le leggi eran scritte in serbo, nelle istituzioni (scuole, esercito ecc.) si usava solo la lingua serba. Nella seconda yugoslavia, nonostante erano riconosciute 4 lingue ufficiali (sloveno, croato, serbo e macedone) il partito comunista utilizzava soprattutto la lingua serba e il croato veniva visto come un’anomalia nazionalista.

    Negli anni ‘50 si lavorava all’unificazione della lingua serba e della lingua croata, e furono anche firmati accordi in tal senso.

    Però verso la fine degli anni ‘60 gli intellettuali e i letterati croati (anche quelli che hanno firmato precedente l’accordo di unificazione) ci hanno ripensato accorgendosi (non so se giustamente o meno) che i serbi lo stanno usando per sminuire o completamente cancellare la lingua e la cultura e quindi anche la nazione croata (primavera croata ’71).

    Seguo il lavoro del tribunale internazionale per l’ex yuogoslavia e su questo tema è significante il processo a V.Seselj, politico serbo, fondatore del partito radicale ecc. Lui sostiene (come tanti in Serbia e alcuni qui) difendendosi davanti alla corte che il popolo croato non esiste, che croati sono in realtà i serbi cattolici e quindi ovviamente neanche la lingua croata esiste. E lo dice anche per altri popoli dell’ex yugoslavia. Oh questi hanno segnato le case dei bosniaci con la vernice!!
    Poi leggo qui commenti dove si paragona la Croazia anni 90 con la Germania nazista.

    Per tutto questo non mi piacciono queste discussioni superficiali.

    Matteo io non ho mai pensato che voi foste ignoranti, semmai furbi; credo sapete bene perchè scrivete come scrivete.

    Dovete scusarmi, ma io arrivo a leggere queste pagine del EJ facendo le ricerche sul Google, quindi mi capita di leggere diversi articoli vecchi e nuovi insieme (i link negli articoli e i collegamenti elencati sotto spesso non funzionano) e commento tutto insieme.

    @ Neanche io so cos’è nnd 133 ma credo sia un’altra teoria di cospirazione, dall’America al Vaticano, che i Serbi tirano fuori per giustificare ingiustificabile

    @Lucia auguri per i tuoi studi 🙂

    • http://www.fas.org/irp/offdocs/nsdd/nsdd-133.htm

      eccoti l’NSDD 133 direttamente dagli archivi del governo americano. è anche questa una cospirazione? se fai le ricerche su google, falle un pò meglio!
      poi il passaporto valido che ho ottenuto quale sarebbe? quello croato? non so, chiedi in croazia se il passaporto gli è sufficiente per mangiare. e alla fine, la violenza e il sacrificio che c’è stato a portato a qualcosa? cosa? sicuramente la qualità della vita nei balcani ora è molto peggiore rispetto a 30 anni fa.

    • Matt

      Gent. Chiara
      credo sia bene chiarire. Lei ha tutto il diritto di dissentire, opporsi e criticare quanto viene scritto. Ci mancherebbe! Ma nell’accusarci di furberie o di essere “pagati” da qualcuno, rischia di coprirsi di ridicolo non meno dei tanti, serbi, croati, kosovari, ungheresi, romeni, che sentendo insultato il loro paese a causa dei nostri articoli non trovano di meglio che dire scempiaggini su nostri presunti interessi. Lei non credo voglia unirsi a quella schiera, quindi continui a criticarci che per noi è uno stimolo ma sia rispettosa di chi scrive come chi scrive lo è nei suoi confronti. Su questo vorrei dire due cose: la prima è che, se scontentiamo tutti e abbiamo tanto seguito, vuol dire che forse quello che scriviamo (pur con tutti i difetti e limiti) si avvicina a quella “obiettività” che dovrebbe caratterizzare il lavoro giornalistico. La seconda è che, come può vedere leggendo sul sito, non abbiamo editori, né fondazioni, né sponsor, nulla. Nessuno ci paga. Lavoriamo tutti gratis. Siamo registrati in Tribunale, può controllare con una semplice telefonata di chi è la proprietà del giornale. E con una semplice telefonata in camera di commercio potrà constatare che non siamo una società, che non esistiamo come azienda, che nessuno ci paga.
      Mi scusi ma un conto è criticare, un conto è suggerire da parte nostra malafede. La malafede è sovente negli occhi di chi guarda, di chi cerca il male dove non c’è.

      Sulla questione linguistica, dipende dai punti di vista. Un socio-linguista le direbbe che ogni espressione linguistica è una lingua, anche il gergo degli skaters nelle periferie di Parigi. Dal punto di vista letterario, una lingua è tale quando ha una tradizione letteraria. Da quello filologico, quando ha una evoluzione sintattica e grammaticale propria e autonoma rispetto alle altre lingue vicine, quando in sostanza c’è qualcosa di sostanzialmente diverso. Un grammatico le direbbe che deve esistere una grammatica scritta e codificata nel tempo. Un linguista le direbbe che la grammatica è nella lingua, in ogni lingua, sia scritta o meno.

      Sul caso del serbo-croato non entro nel merito, pubblicheremo un articolo più avanti. Cordialità

      Matteo Zola

      • Da linguista vi do la RISPOSTA SCIENTIFICA AL PROBLEMA DELLA LINGUA.
        Scientificamente parlando, due dialetti si possono dire lingue diverse se i due interlocutori capiscono meno del 50% di quello che dice l’altro. Ossia: un serbo ed un croato parlano. Se quello che capiscono l’uno dell’altro è meno del 50% del discorso, sono due lingue diverse. Se invece quello che capiscono l’uno dell’altro è superiore al 50% del discorso, si tratta di due varianti (o dialetti) della stessa lingua.
        Considerato che se mettiamo insieme un serbo, un croato, un bosniaco ed un montenegrino e si capiscono al 100%, e che le strutture grammaticali sono uguali (i vari modi e coniugazioni), al limite si può parlare di varianti della stessa lingua, ma NON POSSONO ASSOLUTAMENTE ESSERE DEFINITE LINGUE DIVERSE. Questa è la risposta con criteri scientifici, al di là delle inutili filosofie e retoriche di qualsivoglia genere.
        PS: inoltre dire varianti serba e variante croata non è propriamente corretto. Da sempre il serbocroato si divide in ekavo (ossia quello parlato in serbia) e jekavo (croato), con varianti come l’ikavo (il dialetto della dalmazia). Il fatto che ora bosniaci e montenegrini reclamino la loro lingua è un fatto assurdo dovuto a motivi di nazionalismi ma che non ha e non ha mai avuto riscontro. Se ci regolassimo in base ai dialetti di ogni contadino l’Italia sarebbe divisa e ogni comune sarebbe una nazione indipendente.

      • @Gentile Matteo, dopo quello che ho letto su fb, sto cercando dove vi ho accusato sul sito (che sarebbe qui no?) di questo che dice? Perchè ho detto che ”sapete perchè scrivete quello che scrivete”? O, ricordo, una delle prime volte che leggevo/commentavo qui ma non so dove, con l’ironia ho chiesto chi vi paga? Ma queste si che sono le mie opinioni.
        Ad un giornalista del Corriere della sera sotto l’articolo 50 persone scrivono che è un idiota, senza nessun argomento, e lui non ci fa il dramma.
        Io non giudico Lei, di cui ho stima, e neanche i suoi colleghi, di cui ho meno stima, ma quello che scrivete.

        Chiamare le persone criminali di guerra, senza argomenti perché non esistono argomenti, senza scrivere io penso, alcuni considerano ecc, non è un’opinione.

        Come le ho detto, quando vuole le do i miei dati

        @Per quanto riguarda le lingue, non entro nelle questioni scientifice (?), perchè nessuno di questi scienziati qui mi ha convinto.
        Dico solo che dire che è la stessa lingua e chiamarla serbocroato è politicamente scorreto.
        E non solo politicamente
        Perchè si pone domanda: allora è serbo o è croato?
        Se è serbo quindi è vero, come dice Vojislav Seselj ed altri sciovinisti serbi, che i croati non esistono che parlano serbo e in realtà sono serbi catolici ? E anche i bosniaci, serbi muslimani, di cui le case sono state segnate con la vernice, e che sono stati sterminati nei campi di concentramento?
        Non vi sembrano le affermazioni da olocausto? A me si.

        @Anton alla domanda ”quale sarebbe stata l’alternativa?” non mi ha risposto.
        Alternativa possibile dicevo, perche i serbi non volevano una confederazione o qualcosa di accettabile ma solo la srboslavia. Con il regime comunista poi. Mi dispiace se lei non stia bene oggi, c’è la crisi ovunque cmq. E mi dispiace che pensa che prima è stato meglio. Cosa aveva in jugoslavia che oggi non ha? Quante macchine c’erano? Le strade? Il carburante??? La luce? Non si ricorda che c’era la riduzione dell’energia elettrica, che toglievano la luce due tre volte a settimana? Aveva un televisore in ogni camera? I telefoni? Il riscaldamento? Dove comprava i dettersivi, il caffe, il deodorante (oh, deodorante) e altre cose negli anni 80 quando in jugoslavia non c’erano da comprare?!? Pensi che oggi avrebbe avuto un pc e l’internet se ci fosse jugoslavia ancora? Sento tante persone ‘lamentarsi’ come lei ma credo che in realtà rimpiangono la gioventù. Non dico sia suo caso, è solo un mio pensiero Se si è trovato offeso sul discorso del passaporto mi scuso.

        • @Chiara, dopo la tua tirata su carburante luce e razionamenti, non riesco a capire se ci stai prendendo in giro o parli sul serio. Soprattutto non riesco a capire da dove ti escano fuori queste notizie. ad oggi io (croato di slavonia), che ha girato mezza ex jugoslavija, da ljubljana alla croazia alla bosnia a belgrado e il montenegro non ho trovato 1 persona, NON HO TROVATO UNA SINGOLA PERSONA CHE DICA CHE SOTTO IL SOCIALISMO SI VIVEVA MALE.
          A parte che ci sono state più riduzioni di carburante in italia che nella jugoslavija socialista: difatti nel ’73 con la crisi petrolifera nell’occidente c’era scarsità di petrolio, a milano alcuni giravano per le strade con i cavalli! e in jugoslavija cosa successe? assolutamente niente! il paese leader del movimento dei non allineati aveva ottimi rapporti diplomatici con tutti e non ha subito queste ritorsioni.
          ma da come parli tu sembra che tu sia stata indottrinata da Tudjman in persona (altro soggetto particolare: promise ai soldati croati che combattevano per l’indipendenza della croazia una casa in caso di vittoria nel “domovinski rat”. risultato? hanno avuto si la casa, ma dopo la guerra è uscita la legge che dovevano comunque pagarla. e te lo dico perchè nella mia città si è combattuto molto, e molti croati hanno combattuto contro i serbi).
          poi, il fatto della definizione scientifica di lingua non è una ricerca di chissa chi, sono i criteri scientifici che danno i linguisti di tutto il mondo per stabilire se si tratta di lingua, dialetto o cosa,

        • Matt

          Gent. Chiara

          direi di smettere questa scherma. Anche perché poco interessa gli altri lettori. Concludo quindi con questo messaggio una conversazione che ormai più nulla a che fare con l’articolo in questione. Qui non siamo al Corriere della Sera. Per noi l’onorabilità e la dignità sono cose importanti. Non ci interessa qual’è l’andazzo fuori da qui, in East Journal lei è accolta come membro di una comunità di lettori e autori. Una comunità che si fonda sulle regole del reciproco rispetto. Io la invito a far parte di questa comunità, modulando il suo dissenso così da non offendere chi ogni giorno scrive senza prendere un soldo cercando di fare le cose con spirito di servizio nei confronti del cittadino. Possiamo incappare in errori e avere dei difetti, ma l’educazione e il rispetto li pretendiamo comunque. Se continuo a risponderle è perché la sua opinione mi interessa, la ritengo importante, come le opinioni di tutti. Non è il contenuto delle opinioni che offende: è l’accusa di essere prezzolati, furbi, diffamatori.

          Se il signor Gotovina o il signor Haradinaj, se lo Stato croato o quello kosovaro si ritengono diffamati, sta a loro avanzare querela per diffamazione. Non a lei, che non è stata diffamata in nulla. La prego dunque di cessare con queste ridicole accuse, che gettano discredito sul nostro lavoro.

          Infine, le ricordo che la legge sulla stampa sancisce il diritto d’opinione come quello di critica. Se quanto scriviamo non è conforme alle sue opinioni e al suo modo di leggere la realtà, ce ne faremo una ragione. Ma è nel nostro diritto, è nei limiti di legge, è nel rispetto del lettore. Poiché rispettare il lettore è dire le cose con onestà, mettendoci la faccia, cercando di avvicinarsi il più possibile al vero, prendendo posizioni scomode e impopolari se le si ritiene giuste. Non siamo qui a consolare la gente. Per questo il suo dissenso è benvenuto, purché impari a esprimerlo con creanza. Grazie

          Matteo

    • BRAVA CHIARA: ARTICOLO CENTRATO IN PIENO!

      • Brava? mia madre negli anni ’70 aveva 20 anni. lavorava da sola, riusciva a mantenersi e a pagare tutte le spese da sola e una volta ogni 2 mesi si poteva permettere di andare a trieste a fare shopping. ed era una semplice dipendente in un albergo!
        evitate di dire cose senza senso. la jugoslavija socialista, seppur con qualche difetto (però un paese perfetto non esiste ne esisterà mai), era uno dei paesi più belli del mondo. chi arriva a lodarne lo scatafascio e a rinnegare ciò che era nel mondo (leader dei paesi non allineati, tra le prime 10 potenze militari mondiali) può essere solo qualcuno che si è fatto fare il lavaggio del cervello e non guarda in faccia la realtà. gli stessi americani stanno ammettendo di aver causato loro la guerra… perchè sanno che ormai nei balcanici le orecchie sono sature e non vorranno mai credere alla verità.

  11. @Anton dice che non si è ottenuto niente?
    Lei, mi sembra, ha ottenuto un passaporto valido perlomeno

    Niente hanno ottenuto quelli che hanno perso. Gli altri hanno avuto tanto
    Purtroppo con tante vittime, tanta sofferenza e tanto sacrificio
    Mi direbbe, per favore, quale era l’alternativa?!

  12. Non so dov’era lei Chiara,ma negli anni ’80 in Jugoslavia si viveva bene,sicuramente non mancava niente,figuriamoci se non c’erano le televisioni,il riscaldamento,i detersivi.Vorrei sapere chi è che le ha raccontato queste cose.Visto che mio padre negli anni ’80 in Jugoslavia ha fatto una casa coi pannelli solari e con un tipo di isolamento all’avanguardia che si usa adesso nelle abitazioni.

    • Nonostante dubbi, le crederò Nikola perchè non so che cosa faceva suo padre Pure Tito è stato piu che bene in yugoslavia Verso la fine degli anni 80, con la guerra alle porte, con le riforme di Ante Markovic (con le quali si cercava di salvare yugoslavia) con la liberizzazione del mercato chi aveva delle valute estere ha potuto permettersi un po’ di piu.Ma stipendio di un operaio era di 100 (cento) marchi tedeschi Nikola lei era nato all’epoca? Le assicuro che per i dettersivi e deodoranti, per il caffe e altri prodotti si faceva fila quando,ogni tanto arrivavano, o si andava all estero a comprarli perchè non c’erano da comprare. Non ricordo essatamente l’anno (cmq sempre quell epoca) c’erano le file per il pane e il latte! Le assicuro che c’erano delle targhe alterne non per colpa dell inquinamento come oggi in Italia ma perche la benzina non c’era! Staccavano l’energia elettrica due o tre volte a settimana per diverse ore durante il giorno. Per quanto riguarda i televisori non ho detto che non c’erano ma che non c’erano come e quanti ci sono oggi. Il riscaldamento, forse dipende anche dalla zone, non c’era come oggi, si riscaldava a legna e di solito una sola stanza dove si soggiornava. Che per i serbi della Croazia è stato meglio prima posso capire ed essere d’accordo ma in generale non direi proprio

      • Chiara, contestualizza le tue parole. mi sembra che tu faccia riferimento alla situazione nel paio di anni immediatamente precedente la guerra. in questo caso ti devo dare ragione, il 1990 e il 1991 sono stati disastrosi, gli anni prima pure. ma questo non è dovuto ad un problema nel sistema economico. ante markovic non ha voluto salvare la jugoslavija, l’ha volutamente distrutta. quello di cui parli è quello che il fondo monetario internazionale e la banca mondiale chiamano “meccanismo grilletto”, ossia portare le industrie nazionali alla bancarotta in mondo da poter più facilmente portare ad una “svolta democratica pro-occidentale” il paese.
        spiegami questo: dal 1960 al 1980 la jugoslavija ha avuto una crescita media annuale del 6.1%. mantenere questa media per 20 anni è un dato fenomenale (oggi le economie BRICS, ossia i paesi emergenti, non hanno tutti questo ritmo); nessuno dei paesi dell’unione europea ha mai avuto performance così notevoli. la jugoslavija non ha risentito minimamente della crisi economica degli anni ’70, che si è sentita nell’occidente. tutto è andato alla perfezione… fino al 1984. in quell’anno vennero decretate alcune politiche speciali per i paesi dell’est, ad opera degli USA e dell’europa. il fine era distruggere la jugoslavija in paesi pro-occidentali con economia di mercato facilmente manovrabili a qualunque costo. qualunque. il risultato è stata la guerra.
        il fatto che zeljko raznatovic, detto arkan (se non sai chi sia, smetti di scrivere qua commenti), sia un vero nazionalista serbo condannato per crimini di guerra dal tribunale dell’aia è un dato di fatto… ma il fatto che abbia ricevuto a fine anni ’90 226’000 dollari dall’OCSE per finanziare il proprio partito nella republika srpska in bosnia, è un caso? come viene chiamato dalle tue parti colui che attizza fazioni opposte con lo scopo di farle entrare in guerra? informati meglio.

        • Davide Denti

          Caro Anton, solo qualche precisazione sulla questione Arkan.
          Il Partito dell’Unità Serba, fondato da Arkan, riceve un finanziamento di 225.000 dollari dall’OSCE nel 1996 (dopo la fine della guerra, non prima) per partecipare alle prime elezioni post-belliche bosniache come “partito di opposizione” in Srpska.
          Nel ’96 tale partito aveva i requisiti formali e il finanziamento non poteva essere negato. D’altronde capita spesso, in giro per il mondo, che le fazioni in guerra si trasformino in partiti e ricevano finanziamenti per partecipare alla democrazia consociativa post-bellica. Arkan non è stato condannato dall’ICTY dell’Aja, perchè è stato assassinato prima (nel 2000).
          Infine, l’OSCE è un’organizzazione internazionale di cui fa parte anche la Russia (l’OCSE non c’entra niente, qui). Tutto ciò per dire che non farei discendere dall’episodio chissà quale volontà (dell’Osce? della Casa Bianca in combutta col Cremlino?) di “ricompensare” particolarmente Arkan o attizzare opposte fazioni perchè si combattessero.

          Sulle questioni economiche lascio rispondere chi ne sa più di me; da quanto ne so, la crescita economica degli anni ’70 era gonfiata dai prestiti internazionali. Un trend tipico del periodo (cfr. Ungheria, Algeria), dovuto alla necessità di continuare a finanziare investimenti precedenti che non si rivelavano produttivi come pensato, e di mantenere alti i consumi e i livelli di vita, e che porta in diversi paesi del Sud alle crisi del debito degli anni ’80.

          Un saluto,
          Davide

  13. Sinceramente sono un po intimorito ad entrare in questa discussione data la grintosa determinazione con cui i signori Nikola e Anton vantano la prosperità della Jugoslavia, accusando di mala fede chi non ci crede. A me ricordano gli amici comunisti che con la stessa determinazione vantavano, quanti anni sono passati, l’Unione Sovietica di cui magnificavano benessere e prosperità, facendo propri, vi era qualche difficoltà da affrontare per poterla liberamente visitare, i discorsi dei dirigenti italiani, Togliatti in testa, che vi passavano le ferie.
    E’ estremamente probabile che gli Stati Uniti abbiano ordito oscure trame, qualcuno si stupirà ma le due grandi potenze egemoni del’epoca ricorrevano a questi metodi, é probabile che il Vaticano cospirasse per l’indipendenza della cattolica Croazia, che la Germania manovrasse per l’indipendenza della Slovenia, che, come scrive il Direttore, abbiano influito “i soldi, la brama di potere” ma tutto questo cadeva in un terreno estremamente fertile, in un non paese messo insieme dai signori di Versailles, leggi i francesi, che volevano creare problemi all’Italia sui confini orientali e costruire un antemurale con Cecoslovacchia, Romania, Polonia e Paesi baltici contro la Germania e l”Unione Sovietica. Questo paese con popolazioni cattoliche, croati e sloveni, che avevano vissuto sotto la civilissima Austria-Ungheria, con serbi ortodossi che avevano sopportato il giogo della Turchia e con Bosniaci musulmani era stato tenuto insieme da un monarca di ferro Alessandro, assassinato da terroristi croati e un dittatore di acciaio come Tito. Morto Tito morta l’Jugoslavia. Sarà un caso, la storia ne é piena, ma l’altra creatura di Versailles, la Cecoslovacchia si é a sua volta sfasciata. A proposito della disunita Jugoslavia ci sarebbe da riflettere sul fatto che anche l’ultimo moncone si é diviso, anche il miserrimo Montenegro ha abbandonato la prospera Serbia.

    • Davide Denti

      Caro Emilio, qua sono io a non essere d’accordo 🙂 La sua interpretazione si riallaccia agli scritti di chi considera la Jugoslavia come uno “stato artificiale”. Certo, è così: ma tutti gli stati (Italia compresa, e persino l’unitarissima Francia!) sono artificiali, sono costruzioni sociali, più o meno imposte dall’alto. Il rapporto tra stati e nazioni in Europa è quantomeno controverso; le segnalo, se interessa, un libricino di Oliver Zimmer (2003), “Nationalism in Europe, 1890-1940″, che riporta il dibattito tra storici e politologi in materia. Qui mi limito a citare che non si tratta di una questione di artificialità, quanto piuttosto di consolidamento. Esistono stati che si sono consolidati, hanno creato una propria comunità di cittadini (una nazione, al di là del senso etnoculturale del termine – vedasi i belgi o gli svizzeri). Ed altri stati che non si sono consolidati, e sono finiti in altro modo. La domanda da porsi, è giustamente: perchè? Ma l'”artificialità” della costruzione originale, di solito, non è una risposta sufficiente.
      Un caro saluto,
      Davide

    • Può darsi pure che tu abbia ragione, ma il punto è che il senso di appartenenza a qualcosa di comune c’era, infatti nei balcani il serbocroato lo chiamano “naši jezik”, che vuol dire “nostra lingua”, e serbi-croati-montenegrini-bosniaci, ossia coloro che parlavano la stessa lingua e si sentivano con uno sfondo comune tra di loro si chiamavano “naši ljudi”, ossia nostra gente. il senso di un insieme esisteva, ma è stato distrutto.
      detto questo, la cosa più importante da tenere a mente è che il popolo jugoslavo non voleva la guerra e non voleva la secessione. è stata la classe politica a volerla. questo tienilo bene a mente: c’è sempre una grossa differenza tra la politica e il popolo, specie nei balcani.

  14. Che dire per non soffiare ulteriormente sul fuoco? Le affermazioni di Chiara sono basate tutte sul sentito dire e sono accettabili solo per chi non conosce la realtà. Descrive il periodo imminente allo scoppio della guerra come la situazione quotidiana di tutti gli anni precedenti. Se a lei piace vedere le cose in quel modo, è libera. Però, spacciare le sue farneticazioni sulle lingue (citando sempre quello che dice Seselj, che è l’autorità in questo campo esattamente come Chiara) dei popoli dell’ex Jugoslavia, fare i paragoni con il ceco o il polacco (le lingue dei popoli che non fanno nemmeno parte dei Slavi meridionali, perciò per noi al 90% INCOMPRENSIBILI) o parlare di mancanza di libertà di uso, tranne che per la lingua serba, è ridicolo.
    Se la comunità internazionale avesse dato appoggio al governo di Ante Markovic, la transizione jugoslava sarebbe stata più veloce e meno dolorosa di qualsiasi altra nazione nella regione, e non solo.

  15. D osonfprmato e superficiale.
    Perche’ non vi occupate di cose che conoscete?

  16. Caro Davide é sempre piacevole discutere con persone che non si ritengono “Unti del Signore”, detentori della verità assoluta. Andando al concreto sono d’accordo, non vi é stato consolidamento nel senso di “rendere saldo, compatto, stabile”, sulle motivazioni non siamo d’accordo. Oggi però tutti dovrebbero guardare in avanti evitando la “jugostalgia”. L’unica via, dopo la caduta del paradiso, é l’ammissione all’Unione europea, superando le diffidenze che paesi ottusi, chiusi in un pervicace nazionalismo, destano anche alla luce delle atrocità commesse da tutti contro tutti. In caso contrario avremo dei “buchi neri” staterelli mafiosi emarginati, destabilizzati e destabilizzanti.

  17. Salve! Premetto che sono stato un collaboratore di redazione ( e penso di esserlo ancora!) qui di EJ nella sezione Caucaso. Intervengo raramente nei post delle altre sezioni del giornale, ma la “YU” a me sta particolarmente a cuore!
    Sono in larga parte d’accordo con quanto scrive Matteo: purtroppo le guerre jugoslave, sono state una strabiliante e ahimè orribile invenzione politica!
    – Oggi l’idea di un’ Etnicità “forte” viene vista dai più, come un’idea che uccide l’ideale del multiculturalismo e diventa quasi come un veicolo idoneo ad esaltare i contrasti e le violenze tra popoli! Ma non sono d’accordo.
    – La maggior parte dei sociologi cognitivisti, ben pensanti e “tollerantisti”, votati oltremodo alla possibilità di una non necessaria esistenza delle varie Etnhè, ritiene che l’idea “regionalista” e “nazionalista” (a seconda del piano di riferimento concettuale che vogliamo prendere in esame) siano idee odiose e cariche di significati anti-moderni o sinistri, e portatrici di grandi mali. L’idea della “forte” appartenenza viene proposta in modo che questa appaia come un mosaico di tante piccole “metastasi” , che sono le devianze del più ampio e “sano” alveo comune della cultura umana. Esiste dunque la visione di un superiore valore dello spirito che è il “comune sentire dei popoli” , il quale non è la semplice ricomposizione dei frammenti “genetici” delle genti, ma bensì una sintesi benefica e generatrice di “valori”universali adattabili a tutte le genti! ( e che valori!). Tutto ciò sarebbe un ideale fascinoso e carico di tanti ottimi spunti di riflessione: ma chi sceglie questa scala di valori comuni a tutte le genti?!
    Forse occorrerebbe rifarsi ad un vecchio slogan, circolante nelle nostre scuole a metà anni ’80, il quale recitava, semplicemente, linearmente ed armoniosamente: “tutti uguali e tutti diversi” ! Idea sempolice ed intellegibile!
    Ogni gruppo umano fa ciò che vuole…l’importante è rispettare il tanto “odiato vicino”!
    I popoli sono come gli alberi! E l’albero antropologico umano si spiega così: più profonde sono le tue radici, più grandi saranno i tuoi rami , in grado di poter abbracciare i rami di un altro albero!
    Vorrei sottolineare alcune cose:
    1) una volta trovandomi in Bosnia, sentii un bosniaco (parlante un ‘italiano più fluente del mio, più eccelso di quello del prof. U. Eco e più familiare di quello che potremmo udire ascoltando il nostro vicino di casa) affermare che: il serbo, il croato ed il bosniaco, non sono altro che la medesima lingua chiamata
    serbo-croato. Ma i croati sostengono che si chiami croato, i serbi affermano che si chiami serbo ed i bosniaci… che chiamasi lingua bosniaca! Le differenze in verità, possono coglierle “forse” soltanto gli esperti di lingua! ;
    2) il siciliano non è una lingua, ma è un dialetto dell’italiano. Le uniche lingue “imparentate” con l’italiano e tradizionalmente presenti nello stivale e DIVERSE dal fiorentino ,sono: il francoprovenzale, le lingue retiche (friulano, il ladino, il romancio), alcune parlate dolomitiche, il sardo in tutte le sue varianti, ed altre lingue minori. Tra le altre cose, non esiste nemmeno una forma scritta ed è dunque impossibile considerare il siciliano come lingua a sé , data l’inesistenza di una struttura base fatta di“regole” ed eccezioni!
    3) Razza sembra il phylum di “ razzismo”. Ma che “razza” di stupidaggini sono mai queste?!
    In biologia esistono varie razze che differenziano i vari fenotipi umani in tanti rivoli (altrochè superamento di criteri schematizzanti e bla bla !Questa è solo paura di manifestare e timore d’esporsi!)…: proveremmo scandalo se aprissimo un libro di medicina, e leggessimo le espressioni “ razza caucasica ossia europoide” o razza negroide- nilotica ??!” Per molti forse lo è già!
    Un giorno si arriverà a non pronunciare più la parola “africano” per paura di qualificare un individuo di una certa razza biologica, come possibile bersaglio di “discriminazioni mentali”! Farlo è già “fobia”!
    – Chiudo, ribadendo ancora, come sopra… che la storia della guerra inventata, non è un’idea tanto peregrina e priva di basi reali , forse la comprenderemo solo col tempo!
    A presto
    Buon 2013

  18. * Forse si va decisamente fuori tema, ma vorrei attentamente precisare che sul secondo punto da “me stesso suesposto”, ossia sulla natura del siciliano quale dialetto enon lingua, complessivamente anch’io nutro alcune riserve.
    Poichè a livello internazionale non è stato raggiunto ancora un grado di certezza significativo (a parte alcuni riconoscimenti che sanno solo di buoni propositi diplomatici!) che possa qualificare la giusta posizione dell’idioma siculo, all’interno delle classificazioni linguistiche universalmente accettate, e poichè non esiste una linea o tesi maggioritaria che unisca le differenti posizioni di filologi e linguisti, mi limito ad “aggiungere” che: in attesa di un riconoscimento formale, e di una più chiara classificazione linguistica, sarebbe forse più giusto considerare cautamente il siciliano quale un “dialetto a sè, assai diverso dall’italiano standard”!
    Aggiungo. E’ vero che il sardo come da statuto è stato aggiunto quale lingua ufficiale assieme all’italiano, in un quadro istituzionale che lo porta a stare ad un livello di bilinguismo paritario col fiorentino, ma è anche vero che la Lingua Sarda, per le sue caratteristiche morfologiche, permette di poter avere anche un utilizzo ambivalente tra scritto e parlato : infatti può essere scritta!
    Il Siciliano, per la sua natura fonetica, dovrebbe avere anche un “alfabeto adattato”, predisposto per essere riprodotto in lingua scritta !!! Altrimenti si fa presto a parlare di Lingua, con proprie regole ed eccezioni !!!
    Su questo punto, avanzo forti dubbi e gravi perplessità!
    Ma rimango risoluto su una questione ipotetica che merita comunque una risposta : qualora la Trinacria si staccasse dal resto dello Stivale, (un’ ipotesi surreale e fanatsiosa, sopra citata da Chiara) sono sicuro che non esisterebbe minimamente alcuna esitazione da parte della popolazione sicula, nel continuare l’utilizzo esclusivo dell’ italiano quale lingua ufficiale (scritta e parlata)…e ciò per motivi di ordine pratico, tecnico, intellettivo ec ecc !!!
    Auguri di Buon Anno

  19. La risposta dell’Armata Popolare Jugoslava (JNA) avvenne il 27 giugno 1991, quando con 2000 reclute l’esercito intervenne in Slovenia per riprendere il controllo delle frontiere, sebbene fosse prevista la possibilità di secessione degli stati federati. Iniziò così la prima guerra in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

    Janez Janša, divenuto ministro sloveno della difesa, cercò di costituire un esercito nazionale, soprattutto mediante le milizie territoriali della Repubblica, istituite da Tito in chiave anti-sovietica. Gli Sloveni presero il controllo delle basi militari federali nel Paese e delle frontiere con Italia ed Austria.

    La guerra (chiamata “guerra dei dieci giorni”) si concluse rapidamente, essendo la nazione etnicamente compatta e SOSTENUTA POLITICAMENTE DAL VATICANO DI PAOLO II[6] dall’Austria e soprattutto dalla Germania, che si impegnò subito a riconoscerne l’indipendenza e spinse perché anche l’intera CEE facesse lo stesso.

  20. Paolo Rumiz per lo meno fa letteratura – inizialmente aveva compreso molte cose, anche perche’ seguiva con attenzione cio’ che pubblicava il periodico fiumano di lingua italiana “Panorama”; poi s’e’ perso andando appresso a elucubrazioni letterarie – ma voi, i vostri commenti, chi ve lo fa fare? Vi rendete conto che state parlando di cose che non conoscete? Dallo Zola in poi.
    Perche’ non vi occupate di cose che (eventualmente) conoscete e lasciate perdere cio’ di cui, per saperne una piccola parte, dovreste leggere centinaia di migliaia di pagine, poche delle quali in lingua italiana?
    Sandro Damiani

    • Matt

      Egr. sig. Damiani

      ho molto rispetto per chi ha vissuto la storia, quella che indegnamente qui talvolta raccontiamo, in prima persona. Se lei è il Damiani che penso io, è un piacere “incontrarla” tra queste pagine virtuali. Data la sua esperienza personale e la carriera giornalistica, sappia che la nostra porta è aperta. A differenza di molti, non ho verità rivelate in tasca e sono ben felice di ospitare interventi dei lettori. Non condivido il suo giudizio su Rumiz, né posso dirmi felice di farmi dare dell’inetto, ma comprendo che si tratti di argomenti che troppi trattano alla leggera e, secondo lei, noi pure. Penso che unirsi per migliorare le cose sia meglio di salire su uno scranno e giudicare. Quindi ci aiuti a migliorare questo giornale, se non la ritiene una missione impossibile. So che c’è un Damiani che si occupa di teatro, spero di non aver confuso, il riferimento a Panorama mi è sembrato esplicitare l’identità. In ogni caso grazie del commento

      lo Zola in poi

  21. sandro damiani

    Caro Zola,
    innanzi tutto le chiedo scusa per il tono del mio scritto, ma non mi riesce proprio di “darmi una calmata” quando, soprattutto dopo venti e passa anni dall’inizio della crisi jugoslava e successiva guerra, leggo considerazioni che non tengono nel minimo conto lo statu quo ante.
    Che l’Occidente e la (cosi’ veniva definita) “comunita’ internazionale” avesse a cuore la balla della “guerra etnica” – e con essi il giornalismo, ma in questo caso per lo piu’ quello italiano, non l’anglosassone o tedesco), lo si puo’ capire: era la giustificazione che si davano per non dover intervenire seriamente per fermare il conflitto gia’ sul nascereazione, ma anche miopia e ignoranza, ignoranza rispetto alle dinamiche interne della Jugoslavia e all’escalation nazionalista serba. Per dirne una: c’era bisogno di una Commissione Badinter per scoprire che nella Costituzione jugoslava (la prima e quella del 1974) c’era un preambolo che ammetteva la secessione? E che, in quella del ’74, le Repubbliche federate venivano considerate “unita’ statali” a tutti gli effetti? E come si faceva (e si fa) a mettere sullo stesso piano i “nazionalismi contrapposti”, serbo e croato, se appena appena si sa che quello serbo ha sepre potuto “disporre” dell’apparato statale (esercito, polizia, partito) e di una presenza/forza egemone in tutte le altre Repubbliche (piu’ debole in Slovenia e in Macedonia, a causa della differenza linguistica che impediva il controllo totale delle relative istituzioni)? Come si fa a non prendere in considerazione il fatto – se non per questione di non conoscenza – che, per esempio, l’industria bellica jugoslavia si trovava per lo piu’ in Serbia e in quella parte della Bosnia in cui l’elemento serbo era maggioritrario e al potere? Come non si riesce a comprendere quanto fosse dirompente l’azione portata avanti da Slobodan Milošević fin dal suo avvento al potere in Serbia, nel 1989; l’azione dell’intellighentia serba di sparare a zero sulla Carta costituzionale e su Josip Broz Tito? Le manifestazioni di massa in lungo e in largo, lungo tutta la Serbia e poi nelle aree bosniache e croate a maggioranza serba con tanto di armamentario iconografico “granserbo”, cristiano-ortodosso? Il sequestro, da parte delle autorita’ di Belgrado, di tutte le proprieta’ (banche, aziende, kombinat) appartenenti a societa’ slovene e croate? Lo stampare moneta, nella zecca di Stato, per la sola Serbia? Il graduale disarmo delle Milizie Territoriali in tutte le restanti Repubbliche, ad esclusione del Montenegro ovviamente? La graduale “omogeneizzazione” dell’Esercito federale, da Armata Popolare Jugoslava, in armata serbo-montenegrina?
    E che dire del primo messaggio Occidentale, da parte del Segretario di Stato Baker, il quale incontrando i presidenti delle Repubbliche federate, dice chiaro e tondo che gli USA non permetteranno nessuna forma di secessione e avalla lka politica pseudo “jugoslavista” di Milošević? (Appena coll’avvento al potere di clinton, la posizione americana cambia). Non basta: quando l’ONU proclama l’embargo delle armi, questo mica riguarda la Serbia che non ne ha bisogno avendole in casa, ma i “secessionisti”. A Vukovar meno di tremila partigiani si difendono con mitra e artiglieria leggera contro oltre 800 carriarmati e milleduecento obici, una trentina di Mig e 60mila tra militari e miliziani.
    Ma la cartina di tornasole di tutta la tragedia e’ la seguente: nessuno ha mai sparato un solo colpo di pistola in terra serba o montenegrina, viceversa cannonate e bombardamenti sono piovuti su tutti, meno che in Macedonia.
    La guerra in Jugoslavia e’ stata una primitivissima guerra di conquista territoriale in nome di un popolo. Un popolo compatto.
    Guerra’, si’, dunque, se vogliamo, etnica, ma da parte dell’aggressore. A cui, guardacaso, non pochi (ma neanche troppi) serbi di Bosnia e di Croazia, pero’, non hanno fatto propria e si sono battuti da Vukovar a Sarajevo accanto a croati e a bosgnacchi.
    In breve. la guerra era inevitabile, a meno di un ripensamento di Belgrado. Ma cio’ sarebbe potuto avvenire a patto che la Jugoslavia venisse ridisegnata in una sorta di Serboslavia di memoria karađorđeana.

    • Matt

      Gent. Damiani

      personalmente non sono in disaccordo con lei pressoché su nulla. Non credo che abbiamo fonti tanto diverse. Lei forse ha vissuto di persona quegli eventi, io avevo dieci anni. Il mio sforzo, carico di lacune, è di comprendere e far comprendere. Altrove, in questo sito, abbiamo detto parte delle cose da lei scritte poc’anzi. Molto resta da dire, e non sono io il solo a farlo. Poi ci sono le opinioni, e quella che ho espresso nell’articolo in questione è tale. A me preme anzitutto far capire che non fu guerra etnica poiché, credo, il concetto di etnicismo va diffondendosi in Europa e mi pare pericoloso. Il caso balcanico è forse esemplificativo di come l’etnicismo inventato (penso a Dobrica Cosic) possa affermarsi al punto da essere ritenuto vero. Nelle scuole, credo lei sappia, molti insegnanti spiegano le guerre jugoslave utilizzando la chiave etnica.
      Che poi quanto lei dica sia sacrosanto, non discuto. Cercavo di spostare il discorso su un terreno diverso da “chi è stato a cominciare” e “di chi sono le responsabilità”, poiché mi paiono verità assodate. Milosevic e i serbi furono i responsabili. Eppure credo che nel corso della guerra così tanti furono gli imbrogli che non solo i serbi furono colpevoli, penso al campo di Heliodrom, o ai traffici gestiti dall’Hvo in Erzegovina. Anche questo, talvolta, cerco di dire. Infine, non sono uno storico. In taluni casi cerco anche la provocazione, come quando scrissi che a Vukovar i serbi sparavano sui serbi. Un articolo che lei apprezzerebbe, assai rumiziano, ma credo corretto di fondo. Magari mi dirà che ne pensa. La ringrazio e apprezzo il suo intervenire, il suo criticare, mi sembra sempre una buona cosa quando in una discussione non si è d’accordo. Un saluto cordiale

      Matteo

      • sandro damiani

        Capisco caro Matteo. Gli imbrogli? La Croazia sta ancora pagando quelli perpetrati dalla cricca di Tuđman. E taccio della Bosnia. Ma siamo al “dopo”. Che e’ conseguenza del “prima”. Da ex militare, Tuđman aveva capito meglio di altri come si stavano mettendo le cose (e che, comunque, la Croazia sarebbe rimasta sola a sbrigarsela). Molti dei suoi compagni hanno capito, dopo, cosa satva per capitare sul versante politico-sociale interno e gli si sono messi contro. Penso ai Tripalo, Gotovac, Manolić, Mesić…, ma oramai era troppo tardi, anche perche’ quanto subito (e stavano subendo altrove, altre popolazioni “jugoslave” dalla Serbia) aveva compattato quasi tutta la popolazione della Croazia intorno a questo dilettante della politica.
        Il discorso sulla questione “etnica”. Non c’e’ una formula per capirne una volta per tutte le ragioni. Di volta in volta, Paese per Paese, bisogna calarsi nelle rispettive storie e culture. Per comprendere il nazionalismo serbo bisogna spogliarsi di un centinaio di anni di cultura occidentale… Nel 1969 il sociologo serbo Ratomir Konstantinović scrisse un libro micidiale (alla presentazione del libro Filosofija palanke – palanka sta per “borgo”, a Sarajevo, c’erano l’autore e Predrag Matvejević), in cui si parlava di “nazismo serbo”…
        Buon anno e a leggervi in futuro…
        Sandro
        P.S.
        A scanso di equivoci, la guerra jugoslava l’ho vissuta… a Firenze, dove vivevo. A Fiume c’erano i miei genitori e in tutto il Paese amici, conoscenti, ricordi.. e l’esperienza del servizio militare nel 1977/78, che mi permise di capire meglio il Paese.

  22. sandro Damiani

    Mi scuso se non so a chi rispondere, ma non ho trovato la firma sotto lo scritto.
    Dunque, se la frase “se i serbi hanno più colpe, gli altri non hanno tutte le ragioni !” la si puo’ applicare al Nazismo, allora va bene anche per la Serbia. ma non credo. E’ una frase che puo’ pronunciare solo chi e’ ignorante in materia.

    Il nazionalismo albanese? Ma lei sa IN CHE CONDIZIONI SONO STATI COSTRETTI A VIVERE sotto il dominio serbo nelle due Jugoslavie gli albanesi del kosovo? Non credo proprio. Lo sa che la maggior parte dei giovani liceali del Kosovo che volessero continuare gli studi, piuttosto affrontavano gli atenei a Zagabria, Fiume, Spalato o Sarajevo pur di non andare a Belgrado, per come venivano trattati?

    I bombardamenti Nato: tardivi, rispetto ai massacri in Croazia e Bosnia; tempestivi, affinche’ lo stesso non avvenisse nel Kosovo.

    Quanto al silenzio, e’ d’obbligo se si pretende di parlare senza cognizioni di causa, tanto piu’ quando non si vuole prendere in considerazione le argomentazioni di chi ne sa di piu’. Beneaccette, invece, sono le domande. Democrazia non e’ paralre a vanvera, ma sapere di cosa si parla. Con la scusa della “democrazia” abbiamo cretini e ladri al potere; non se n’e’ accorto?

    Un’ultima cosa, rispetto al concetto di “revisionismo”. Sbaglio o non c’e’ scienziato che non lo sia? E perche’ non dovrebbero esserlo gli storici, naturalmente a fronte di ulteriori scoperte relative alla materia di cui si occupano, non in rapporto alle proprie posizioni politiche e ideologiche: a questo punto, non si tratta di “revisionismo”, ma di mascalzonaggine intellettuale (e morale).
    P.S.
    La stupisce la frase sullo “spogliamento”? Allora vuol dire che lei non e’ in grado di discutere di nulla che non sia strettamente e unicamente legato alla sua cultura italo o al massimo euroccidental-centrica. Non le hanno mai detto che non esiste un’unica “forma mentale”? Che essa e’ frutto (anche) dell’ambiente in cui si forma e che se non lo si conosce (insieme alla storia, le lettere, gli usi, non di rado la stessa lingua) non e’ possibile capirne i risvolti? Ma come, si fa tanto parlare della “bellezza e ricchezza delle diversita’” e poi si ha la pretesa di ragionare dei mondi altri con un unico “stampino”?
    Sandro Damiani

  23. sandro Damiani

    Perche’ confonde idiozia con ignoranza? Per lei sono la stessa cosa?
    quanto alla “luminarita’”(?), se invece di farsi una cultura su pezzi giornalistici o libri (in materia: uno peggio dell’altro) scritti da giornalisti leggesse e si documentasse su testi seri (altro che scienza infusa dal cielo: letture letture e letture), mi creda, non farebbe figuracce…

    Interruzione di dialogo? Quale dialogo? Come faccio a dialogare con lei se mi dice un sacco di baggianate?
    forza, mi faccia un compitino di due pagine; titolo “La Jugoslavia, 1945-1990). ci faccia mente locale…se conosce tre concetti (non errati) sono tanto. via, abbia l’umilta’ e la serieta’ di parlare di cose di cui e’ a conoscenza.
    P.S.
    Evidentemente non sa che il sottoscritto in Jugoslavia ci e’ nato, piu’ di 60 anni fa, ci ha fatto quasi tutte le scuole e il servizio militare; vi ha lavorato da giornalista. E’ figlio di un giornalista (e scrittore) e fratello (minore) di un giornalista, scomparso da qualche anno. Ovviamente, il Paese – la ex Federativa – l’ho girato in lungo e in largo e ne parlo e/o comprendo alcune delle lingue che vi si usano. Debbo aggiungere che non mi sentira’ mai paralre/scrivere, per esempio, di Francia, Russia e tutto il resto del mondo di cui so assai poco o nulla?

  24. sandro Damiani

    Perche’ confonde idiozia con ignoranza? Per lei sono la stessa cosa?
    quanto alla “luminarita’”(?), se invece di farsi una cultura su pezzi giornalistici o libri (in materia: uno peggio dell’altro) scritti da giornalisti leggesse e si documentasse su testi seri (altro che scienza infusa dal cielo: letture letture e letture), mi creda, non farebbe figuracce…

    Interruzione di dialogo? Quale dialogo? Come faccio a dialogare con lei se mi dice un sacco di baggianate?
    forza, mi faccia un compitino di due pagine; titolo “La Jugoslavia, 1945-1990)”. Ci faccia mente locale…se conosce tre concetti (non errati) e’ gia’ tanto – ed e’ piu’ o meno quanto sapevano TUTTI gli inviati italiani durante la guerra.
    Per questo lei e mezza Italia ha le (non) conoscenze che ha in merito.
    P.S.
    Evidentemente non sa che il sottoscritto in Jugoslavia ci e’ nato, piu’ di 60 anni fa, ci ha fatto quasi tutte le scuole e il servizio militare; vi ha lavorato da giornalista. E’ figlio di un giornalista (e scrittore) e fratello (minore) di un giornalista, scomparso da qualche anno. Ovviamente, il Paese – la ex Federativa – l’ho girato in lungo e in largo e ne parlo e/o comprendo alcune delle lingue che vi si usano. Debbo aggiungere che non mi sentira’ mai paralre/scrivere, per esempio, di Francia, Russia e tutto il resto del mondo di cui so assai poco o nulla?

  25. @ Enzo, non capisco suo intervento di prima (ammetto che non l’ho letto con l’attenzione) ma mi fa piacere che lei, se ho capito bene, il siciliano lo considera un dialetto e non una lingua perchè i professori d’italiano (anche siciliani) insegnano ai ragazzi (in Italia) che il siciliano è una lingua.
    Come in qualche paese si studia la slavistica e in altri paesi la croatistica.
    I suoi commenti successivi li trovo ridicoli, se mi posso permettere.

    Sulle lingue sono d’accordo con questo che ha scritto Matteo: ” Un socio-linguista le direbbe che ogni espressione linguistica è una lingua, anche il gergo degli skaters nelle periferie di Parigi. Dal punto di vista letterario, una lingua è tale quando ha una tradizione letteraria. Da quello filologico, quando ha una evoluzione sintattica e grammaticale propria e autonoma rispetto alle altre lingue vicine, quando in sostanza c’è qualcosa di sostanzialmente diverso. Un grammatico le direbbe che deve esistere una grammatica scritta e codificata nel tempo. Un linguista le direbbe che la grammatica è nella lingua, in ogni lingua, sia scritta o meno.”
    Per quelli che non mi hanno capito, sicuramente per colpa mia, non ho detto che il serbo e il bosniaco sono diversi e neanche che il polacco e il croato sono uguali

    Una volta ho chiesto chi sta dietro (chi paga) EJ e sig Matteo si è trovato offeso. Non voleve essere offensiva, volevo solo far notare che state facendo la propaganda (pro) serba e se la state facendo gratis è ancor piu grave secondo me

    Sig Matteo ha scritto il libro sulla mafia croata… dove dopo il nome ed il cognome di ogni potenziale mafioso croato ha scritto che è Croato mentre altri mafiosi, non potenziali ma veri, li chiama mafiosi internazionali.
    Ho cercato di informarmi sulle mafie , è nel top ten dell interpol al secondo posto c’è la mafia italiana , al ottavo posto quella serba, al nono l’albanese (cosovara) e la croata non c’è.
    Ma sarà grazie alle preghiere di Megiugorie e il pappa polacco? 😀
    E alla CIA e agli estraterrestri di Medvedev? 😀

    Buon anno a tutti!

  26. @ Anton, Sig Denti le ha risposto sulla questione economioca yugoslava e le lascio anche questo link http://www.youtube.com/watch?v=Njto5VM900c che mi ha ricordato altri prodotti che mancavano e che mi ero completamente dimenticata.
    Lei dice che a Milano andavano a cavallo anni 70? Perche in yugoslavia andavano con la bat mobile? (date le strade che c’erano) Cmq io parlavo di anni 80. E quello che volevo dire è che dopo gli anni 80 in Croazia si sta, secondo me e molti altri, molto meglio di prima. Nonostante la guerra, nonostante la crisi e nonostante i problemi di transazione che hanno avuto tutti i paesi…

    E nonostante qualcuno ci vuole far credere che non è così. Scrivono che Croazia era ”in isolamento” anni ’90 Senza nessun argomento perchè Croazia non aveva nessuna sanzione, nessun embargo e i cittadini croati non avevano bisogno del visto per muoversi.. a differenza di qualche altro paese..
    Quindi l’isolamento che qualcuno propaga dove sta?
    L’ex presidente croato, che il sig Matteo chiama criminale di guerra, ma che non è mai stato accusato (nonostante abbia vissuto 5 anni dopo la guerra) e non esistono dei processi post mortum nonostante qualcuno vorrebbe condanarlo, è stato curato in America quando era malato fine anni ’90, mentre Croazia sarebbe stata appunto ”in isolamento”… ?
    Il link del video della commemorazione all’assemblea generale del’ONU a NY (inglese e croato, mi auguro che il sig Matteo lo riesca capire) http://www.youtube.com/watch?v=cEUXsww3QcQ&feature=g-all-u dopo la morte dell primo presidente croato dott Tudjman

    E’ un grande piacere leggere il sig Damiani e il sig Bonaiti

    Ancora buon 2013 a tutti

  27. @Enzo Suo confronto sarebbe civile?
    Ho detto che lei è ridicolo o che il suo commento lo trovo ridicolo??
    Come NON ho detto che per me il siciliano sia una lingua e NON ho detto che le lingue ”slave” siano diverse (o uguali)! Ma solo che qualcuno la puo, e ha diritto, pensare diversamente. Compresi i professori di lingua italiana.
    Non ho deciso io le lingue ufficiali in Bosnia o in Montenegro. O in Serbia, perchè l’ultima è che i Serbi della Croazia chiedeno che sia applicata la legge che alle minoranze permette il bilinguismo
    I suoi problemi personali, quanto e come dorme, o quanto è idiota, o ridicolo o arrogante ragazzino o complessato non mi interessano, mai commenterei la sua persona
    Sogni d’oro

    PS ”Your comment is awaiting moderation”
    Ora vedo che i miei post non vengono pubblicati

  28. Siccome un commento di prima non mi risulta pubblicato provo di nuovo a lasciare il link per @Anton http://www.youtube.com/watch?annotation_id=annotation_794630&feature=iv&src_vid=Njto5VM900c&v=UbdHi-ax_rU

    Saluti

  29. Ho chiesto alla Redazione di rimuovere i miei commenti! Così almeno adesso potete interloquire da soli!
    Buona lettura e Buon Ascolto, scienziati!
    *_-

  30. Mi pare ovvio ed indiscutibile che chi si autoproclama, chi decide della propria autonomia pur facendo parte e godendo di tutti i diritti di uno stato con tale decisione e forza sia infarcito del peggiore dei nazionalismi. Non ci si sveglia una mattina e si decide di essere stato autonomo…… divide et impera…

  31. La lezione di Rumiz??!! Dio mio, se volete capire la ex Yugoslavia dimenticate un pennivendolo da 4 soldi (fatti spacciandosi per esperto dei Balcani prime e della Grande guerra ora!). La bibliografia sul tema (in italiano e lingua inglese) è ormai immensa. Rimuz? Lasciatelo a quelli di “La Repubblica”.

  32. .. forse non tutti sanno che.. l’afghanistan venne creato perchè la russia zarista non di avvicinasse all’oceano indiano ed una repubblica serbobosniaca avrebbe in teoria creato lo stesso interesse verso l’amica serbia ed il mare adriatico

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