GRECIA: Camion di valuta al confine. Quando gli Usa non capiscono nulla

Mentre il coro dei de profundis continua a cantare la fine della Grecia, una voce stonata arriva dal presidente del parlamento europeo, Martin Schulz,  che si dice favorevole alla creazione di una ”zona franca” per la Grecia, al fine di facilitare gli investimenti dall’estero, e all’istituzione di un’agenzia per la crescita, nella quale potrebbero lavorare funzionari europei e greci. Schulz lo ha detto allo Spiegel. Presupposti per l’iniziativa sono una conferma che la Grecia resterà nell’euro malgrado non manchi giorno che qualche autorevole columnist tedesco o americano lanci la sua damnatio sul paese ellenico.

Pronti all’uscita della Grecia dall’euro

Non da ultimo il New York Times che cita un rapporto della Pricewaterhouse Coopers, importante azienda di consulenza, che avverte: “JP Morgan e Merryl Linch hanno già pronti camion di valuta da spedire al confine greco nel caso il paese uscisse dall’euro”. Non solo, i due colossi finanziari americani, prevedono (o scommettono) che questo accadrà presto e che altri paesi seguiranno la Grecia abbandonando la moneta unica. Secondo JP Morgan e Merryl Linch, ormai la situazione è al palo. Salvare la Grecia è impossibile. Nel tentare di farlo, l’Europa colerà a picco. Così, il piano diventa l’avere un piano. Un piano di emergenza pronto per aiutare chi se lo merita a fuggire dal tracollo greco. E gli americani, secondo il NY Times, se lo meritano. In fondo, loro la crisi l’hanno solo scatenata.

Una volta di più gli americani dimostrano di non capirci un accidente di Europa. Pensando al vecchio continente come a un’accozzaglia di idioti pronti a farsi le scarpe a vicenda (cosa, peraltro, in parte vera) dimenticano che proprio la nostra divisione è la fonte prima – come dei mali –  delle soluzioni alle crisi. Le idee di “uscita dall’euro” di questo o quel paese sono prive di ancoraggio alla realtà. L’Europa vuole restare unita, ma deve trovare un modo diverso per farlo. E lo sta cercando, passando attraverso infinte e apparentemente inutili riunioni, summit, burocrazie. E’ la democrazia, bellezza – quella nostra europea, diversa dalla versione decisionista e personalistica dei cugini d’oltreoceano.

Martin Schulz, il Parlamento e l’Unione bancaria

Martin Schulz questo lo sa bene, e da convinto socialdemocratico insiste: la Germania deve smetterla di ritenersi la cabina di comando dell’Europa. E detto da un tedesco non è male. La cabina di comando, per Schulz deve essere il Parlamento europeo. In una lunga intervista rilasciata a la Stampa Schulz si dice “pronto alla guerra coi governi nazionali pur di far sentire la voce del Parlamento”. E si riferisce, specificamente, a uno dei tanti delicati e apparentemente inutili passaggi che da mesi si stanno compiendo per trovare un uscita comune alla crisi: la nuova Unione bancaria, che dovrebbe attribuire alla Bce il ruolo di guardiano del credito continentale.

“Una semplice consultazione non basta – ha spiegato Schulz – ho avuto un gran dibattito con Barroso in proposito. Il  Parlamento europeo deve poter discutere e votare, e il suo parere non deve finire nel cestino della carta straccia”. Affermare la centralità del Parlamento, che si esprime attraverso un voto democratico dei suoi deputati, in questo contesto di rompete le righe nazionali, è dare fiato a una democrazia che rischia di vedersi ridotta in nome del bisogno di affrontare la crisi in corso.

Secondo alcuni commentatori, questa crisi potrebbe consentire ai governi di erodere diritti individuali soprattuto per quanto riguarda il mercato del lavoro. Ma essere competitivi con la Cina non può significare sinizzare l’Europa. Martin Schulz, quello che per la cronaca era stato beffeggiato da un minuscolo presidente del consiglio italico, racconta: “Ricordo una frase di una ragazza, un’architetto che ha cercato lavoro all’estero. Quando mi ha incontrato mi ha fatto una domanda molto semplice: avete milioni di euro per salvare le banche, ma cosa fate per me?”. Quello che occorre, conclude, è “un’Europa meno finanziaria e più vicina ai cittadini”.

La Grecia senza farmaci

Ora bisognerà passare dalle parole ai fatti, magari evitando che i cittadini greci si ritrovino di nuovo senza farmaci. L’associazione farmaceutica panellenica, che rappresenta i dodicimila farmacisti della Grecia, ha infatti reso noto che a partire dal primo settembre i propri iscritti non forniranno più a credito i medicinali prescritti dall’Ente nazionale greco per la Prestazione dei servizi sanitari (Eopyy) ma pretenderanno dagli assistiti il pagamento in contanti. Se l’Unione Europea vuole dimostrarsi più vicina ai cittadini, quale occasione migliore?

Crepe strutturali

Il timore, al di là dell’entusiasmo e della speranza con cui si può guardare al cambiamento, è che l’impianto europeo possa effettivamente crollare sotto il peso non già della crisi ma delle ambizioni egemoniche, dei populismi, delle oligarchie finanziarie e del risentimento popolare, generalmente propenso ad applaudire l’aguzzino credendo che sia il salvatore. Sono questi i pericoli per l’Europa sempre più disunita. Ed è per questo che l’Europa non si frantumerà, con buona pace degli americani. Anche se già lunghe crepe solcano il Parlamento europeo, che è stato chiuso per motivi di sicurezza. Il pericolo è quello di un cedimento strutturale. Non un buon segno davvero.

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso, EastWest, il Giornale e il Dolomiti. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

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