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EURO 2012: Polska gola,contro la Grecia coi polacchi di Birmingham

Ci sono momenti della vita in cui in non ti trovi dove vorresti essere e allora cerchi di fare di tutto per cercare di adattare la tua realtà a quella che avresti voluto che fosse. Nel mio caso, io mi trovo a Birmingham, in Inghilterra, non quella in Alabama a cui rimandano tutti i motori di ricerca. E’ la seconda città del Regno Unito per dimensioni e popolazione, ma a volte la sensazione è quella di abitare in un grande paese. In realtà avrei voluto trovarmi qualche migliaio di km più a est, per seguire gli Europei in presa diretta, ma la mia scelta di imparare una volta per tutte la lingua inglese mi ha portato in quest’ angolo di Albione. Però la voglia di raccontare cosa sta succedendo in Polonia e Ucraina è fortissima, e quindi oggi sono andato al ristorante polacco dell’ amico Sebastian per godermi l’ esordio dei padroni di casa contro la Grecia.

Arrivo nel locale giusto in tempo per ordinare una Zywiec e assistere agli inni nazionali. Religioso silenzio durante quello greco, tutti in piedi durante quello polacco. Qualcuno accenna a cantare, ma siamo in Inghilterra, e un po’ di riservatezza tipicamente britannica è stata assorbita. Prima del kick off mi guardo intorno e realizzo che tutto è bianco rosso: bandiere, colori, sciarpe, perfino la faccia di Sebastian, il gestore del locale. Sebastian si è trasferito a Birmingham sei anni fa, dopo che il ristorante della moglie in Polonia andò in fallimento. Da allora ne sono cambiate di cose. L’ Inghilterra è entrata in recessione mentre la Polonia sta vivendo una specie di piccolo miracolo economico. Lui vorrebbe tornare a casa ma ormai i figli sono in età scolare, e spostarsi è diventato complicato. E ora è lì con la faccia dipinta coi colori della bandiera polacca, mentre metà dei suoi connazionali di Birmingham si sono raccolti nel suo locale.

All’ inizio la tensione è palpabile, e ci vogliono cinque minuti prima che il tifo si “sciolga”quando Murawski regala la prima emozione con un tiro dal limite deviato in calcio d’ angolo da Chalkias. L’ atmosfera si scalda, anche perché con il passare dei minuti ci si rende conto che in campo c’è solo la Polonia mentre i greci sembrano statue di marmo. Sulla fascia destra Piszczek fa quello che vuole, e al 13’ tutti trattengono il fiato quando Lewandowski non aggancia per un pelo il cross del suo compagno di squadra del Borussia Dortmund. Il gol è solo questione di tempo e al 17’  su un’ azione fotocopia arriva il vantaggio che fa esplodere il Narodowy Stadion di Varsavia e l’appendice inglese a Birmingham. Saltano tutti in piedi come grilli e salto anch’io che nel frattempo mi sono accomodato su una panchina in mezzo a un papà con bambino e a due ragazze che fanno più tifo della curva sud dell’ Olimpico.

Dopo il gol l’ atmosfera si rilassa, forse troppo, la Polonia è padrona del campo ma non ne approfitta, nonostante il volto cereo di Fernando Santos, tecnico dei greci, la dica lunga sul momento difficile dei suoi. Nel finale di tempo c’è l’ episodio che potrebbe cambiare la partita quando l’ arbitro decide di cacciare il difensore ellenicoPapasthatopoulous per doppia ammonizione, decisione invero abbastanza discutibile. Sembra fatta. Durante l’ intervallo un Sebastian decisamente euforico pronostica un 3-0 finale mentre io mi accontenterei volentieri dell’ 1-0. Ma si sa, il calcio non è mai solo una partita di calcio, e nel carattere di una squadra spesso possono affiorare vizi e virtù di un intero popolo. Così è che nel secondo tempo la Polonia decida di complicarsi la vita mostrando un atteggiamento incomprensibilmente rinunciatario, nonostante la superiorità numerica. La modestissima Grecia d’ altra parte tira fuori un orgoglio smisurato, e con le unghie e con i denti si cava fuori da una situazione difficilissima trovando il pareggio al 50’ con il neo entrato Salpingidis che sfrutta un’ uscita a vuoto di Szczeszny. Il gelo cala nel locale, e anche sulle due ragazze che da qualche minuto hanno attaccato bottone. Vengo a sapere che lavorano per degli italiani, e vengono da vicino Gdansk. Qualora la Polonia dovesse vincere, hanno deciso di partire per il loro Paese per seguire da vicino le vicende della loro Nazionale. Ma la loro Nazionale non vince, anzi soffre dannatamente, nonostante l’ orgoglio dei suoi tifosi che dopo un paio di minuti di shock riprendono a gridare a incitare a gran voce “Polska gola!” “Polska gola!”.

L’ urlo rimane strozzato in gola quando Szczesny, ancora lui, compie un’ uscita suicida sui piedi di uno scatenato Salpingidis. Rigore ed espulsione. “It’s finished” sussurra il papà con il bambino. La risposta gliela danno a gran voce tutti gli altri che cominciano a intonare il nome di Tyton, il portiere di riserva. E Tyton compie il miracolo, parando il rigore a Karagounis con un eccezionale colpo di reni. Il clima diventa una bolgia. In effetti si tratta di una parata che può voler dire tanto nell’ economia di un torneo, e lascia intatte le possibilità di proseguire al turno successivo. Le ragazze esultano“Jestem jeden, Jestem jeden” e tutti le seguono a ruota. Le seguo anch’io, ma in campo i giocatori tirano i remi in barca, dimostrando di accontentarsi del pareggio. Il finale si trascina stancamente, alla fine sono un po’ deluso, ma i polacchi sembrano soddisfatti, o forse semplicemente siamo tutti un po’ sbronzi. Sebastian mi saluta prevedendo una semifinale Italia – Polonia. Io abbozzo un sorriso e ringrazio ma considerando la sua performance divinatoria di quarantacinque minuti prima, me ne vado un po’ preoccupato.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con alcune riviste di politica internazionale. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

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