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MAFIJA: La fine del clan di Zemun? Tra Darko Saric, la tigre Arkan e la morte di Đinđić

di Cecilia Ferrara

da Osservatorio Balcani e Caucaso

L’arresto in Spagna di quattro cittadini serbi sospettati di essere alla guida di una delle più potenti organizzazioni criminali dei Balcani, il famigerato clan di Zemun, ha inferto un duro colpo alla criminalità organizzata della regione. Ma è veramente finita?

“È  la fine del clan di Zemun” ha dichiarato il ministro dell’Interno serbo Ivica Dačić alla notizia dell’arresto da parte delle autorità spagnole di quattro cittadini serbi. “Con questa notizia siamo ad un passo dalla vittoria sul crimine organizzato” ha commentato il presidente della Repubblica, Boris Tadić.

Lo scorso 9 febbraio nel centralissimo ristorante “La Bodega de La Paz” a Valencia (Spagna) sono stati arrestati Luka Bojović, Vladimir Milisavljević, Siniša Petrić e Vladimir Mijanović, tutti e quattro cittadini serbi, di cui due ex “Tigri di Arkan”, Bojović e Petrić e tutti legati al clan di Zemun.

Milisavljević, chiamato Vlada “il matto”, è stato condannato in contumacia nei due processi ad oggi più importanti portati a termine dalla Procura speciale per il crimine organizzato di Belgrado. Quello per l’omicidio del premier Đinđić per il quale ha ricevuto una pena a 35 anni e il processo per i crimini degli “Zemunci”, il temibile clan criminale di Belgrado, per i quali Milisavljević è stato condannato a 40 anni.

 Gli investigatori spagnoli erano sulle tracce di Luka Bojović e dei suoi uomini da almeno un anno e mezzo anche grazie alla cooperazione con le autorità serbe e olandesi. Durante l’azione della settimana scorsa la polizia spagnola ha trovato nell’appartamento utilizzato da Bojović a Valencia un arsenale formato da 3 fucili mitragliatori da assalto, 9 pistole semiautomatiche, caricatori, munizioni oltre a mezzo milione di euro in contanti. Sempre secondo i media spagnoli i quattro arrestati sono sospettati di furti, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio di denaro sporco e numerosi omicidi. Il giudice spagnolo che ha ordinato l’arresto, Fernando Andrey, ha iniziato un procedimento legale contro i quattro per possesso illegale di armi, ma sia l’Olanda che la Serbia hanno inviato o stanno per inviare i documenti necessari per la loro estradizione.

Luka Bojović: da “fornaio” a capo del clan di Zemun

Tra i quattro arrestati in Spagna, Bojović è il personaggio più interessante. Luka Bojović, chiamato il “fornaio” per via della panetteria che aveva aperto a Vračar, Belgrado, era conosciuto anche perché figlio di Vuk Bojović, direttore per molti anni dello zoo della capitale serba. In realtà era uno degli uomini di Željko Ražnatović “Arkan” ed era stato con lui dagli anni della formazione paramilitare in poi. Era uno dei più devoti, tra quelli che promisero vendetta dopo l’assassinio di Arkan avvenuta all’Intercontinental di Belgrado il 15 gennaio 2000.

Legato al clan di Zemun, Bojović era però ritenuto dagli inquirenti serbi più che altro un logista al servizio dei componenti del gruppo che erano dovuti fuggire dalla Serbia dopo l’operazione Šablja seguita all’omicidio Đinđić. La polizia serba lo arrestò nel 2007 per possesso di armi, di documenti falsi, si fece un po’ di galera ma nessuno lo incriminò per reati legati al crimine organizzato.

Quando però, nel giugno 2010, viene arrestato Sretko Kalinić detto “la bestia”, importante “zemunac” condannato per l’omicidio Đinđić e nel processo al clan di Zemun, le cose cambiano. Kalinić inizia a parlare e racconta che fu Bojović a ordinare almeno 11 omicidi, fra cui quelli ai danni di alcuni testimoni chiave per gli omicidi politici che si sono susseguiti in Serbia durante gli anni novanta e anche in seguito. E fu il figlio del direttore dello zoo, che rilevò gli affari del clan di Zemun nel 2003, dopo che i due capi, Spasojević e Luković, furono uccisi nel corso dell’operazione Šablja.

Nel settembre del 2010 l’Interpol serba emana un mandato di cattura internazionale per Bojović, mentre nel febbraio 2011 la Procura speciale per il crimine organizzato di Belgrado emette l’atto di incriminazione contro di lui. Bojović viene descritto come il capo del clan di Zemun a partire dal 2003 e viene accusato di essere il mandante di numerosi omicidi ed in particolare quello di Branko Jevtović Jorga, avvenuto il 30 ottobre 2004, del tentato omicidio ai danni di Andrija Drašković, in cui rimase uccisa la sua guardia del corpo, il 23 ottobre 2004 e un altro tentato omicidio ai danni di Zoran Nedović, nel 2004, dove rimase ucciso un amico di quest’ultimo. Secondo la testimonianza di Kalinić questi omicidi rientravano nella vendetta portata avanti da Bojović per l’omicidio di Arkan.

La politica e il lavoro a ovest

Come scriveva Slobodan Georgijev in un dossier per il settimanale belgradese Vreme del 2010, l’altra notizia degna di nota su Bojović era il suo legame presunto con Vojislav Šešelj, imputato all’Aja per crimini di guerra, presidente del Partito radicale serbo (SRS). Secondo “Vreme” i due sono legati da quando Šešelj – al potere – fece in modo di evitare al giovane Luka una denuncia penale. Collegamento questo che tornò all’attenzione del pubblico quando nel giugno del 2010 il quotidiano Blic diede la notizia che Šešelj dall’Aja aveva ordinato a Bojović l’omicidio di Tomislav Nikolić, colpevole di aver abbandonato il Partito radicale (SRS) per formarne un altro (l’SNS) pro-europeista.

E in un Paese in cui gli omicidi politici erano la regola fino a pochi anni fa, le indiscrezioni di questo tipo vanno prese molto seriamente.

Ma le attività del nuovo capo del clan di Zemun vanno oltre la politica locale. Secondo fonti investigative Bojović era attivo in Europa nel traffico di droga, prostituzione e sequestri di persona. La polizia olandese ha emesso contro di lui un mandato di cattura internazionale per l’uccisione di Srđan Miranović a Podgorica nel 2006. Per questo omicidio si trova attualmente in carcere un altro criminale considerato il capo della mafia serba in Olanda, Miloš Bata Petrović, che avrebbe “liquidato” Miranović in quanto membro del gruppo del suo più importante nemico: Sreten Jocić detto “Joca Amsterdam”. Sembrerebbe che proprio Petrović dalle prigioni olandesi abbia aiutato la polizia a trovare il suo amico e compagno Bojović.

Fra le varie alleanze del “fornaio” ci sarebbe tra gli altri anche uno dei più conosciuti boss dei Paesi Bassi, Willem Vim Hollendeer celebre per il rapimento del multimiliardario Friederick Heineken.

Le ultime indagini spagnole invece vedono Bojović collegato a due importanti sequestri di carichi di cocaina eseguiti in territorio spagnolo a maggio e novembre su navi provenienti dall’Argentina. I corrieri erano sempre di origine serba o montenegrina.

Anche Šarić sul punto di cadere

Che il business europeo della criminalità balcanica fosse diventato ormai il trasporto della cocaina dal Sud America era risultato chiaro fin dal caso di Darko Šarić , il montenegrino di Pljevlja che secondo le carte della procura serba starebbe dietro ad un carico 2,1 tonnellate di cocaina, destinato al mercato europeo, intercettato in Uruguay nel novembre 2009. Il gruppo di Šarić era attivo in molti Paesi europei. In Italia la ‘ndrangheta, che ha il monopolio della distribuzione della polvere bianca a Milano, si era affidata totalmente ai “guerrieri balcanici”, come sono stati chiamati dalla polizia italiana.

Nel 2009/2010 quasi l’intera banda era stata sgominata grazie ad operazioni congiunte di Serbia, DEA (Agenzia americana antidroga) e altre polizie europee. Manca ancora all’appello però Darko Šarić, ritenuto la mente del gruppo anche se sembrerebbe avere i giorni contati. Come ha spiegato in questi giorni all’emittente B92 il sottosegretario alla giustizia, Slobodan Homen, Šarić sarebbe nel mirino delle autorità sudafricane che hanno chiesto al governo serbo la documentazione necessaria per l’identificazione del trafficante originario del Montenegro.

Il filo rosso dei guerrieri balcanici

Le indiscrezioni sulla possibile contiguità tra Šarić e Bojović si stanno rincorrendo sui quotidiani serbi. Come mostrano i dati raccolti dal Centro per il giornalismo investigativo di Belgrado nel progetto “People of interest” una delle società off-shore – tipicamente usate per ripulire il denaro – registrate da Luka Bojović in Delaware riporta lo stesso indirizzo di una delle società off-shore di Darko Šarić.

Non solo, apparentemente Bojović oltre alla Spagna frequentava il Sud America dove lavorano altri due elementi chiave del narcotraffico a guida serbo-montenegrina: Dejan StojanovićKeka della cosiddetta mafia di Novi Beograd e lo stesso Darko Šarić.

Se questi legami fossero confermati si configurerebbe non solo un’unità di intenti del crimine organizzato balcanico, ma anche un’unica origine: i paramilitari di Željko Ražnatović Arkan e il clan di Zemun, il regime di Milošević e le guerre degli anni Novanta. Per questo speriamo che siano davvero le ultime ore per i “guerrieri balcanici”

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con alcune riviste di politica internazionale. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

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