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Il frutto proibito, sfruttamento lavorativo e sessuale delle donne dell'est in Italia

Una rivoluzione femminile incompiuta

Esiste un’immigrazione da troppo tempo invisibile, quella delle donne. Arrivate per prime nel nostro Paese, poi superate da ingressi prevalentemente maschili, negli ultimi anni costituiscono più della metà dei flussi in ingresso.

Tuttavia sono nascoste dalle mura domestiche delle proprie case, dove assolvono al compito di moglie e madre, o delle nostre abitazioni, dove svolgono quei compiti che hanno permesso alle donne italiane di lavorare fuori casa: sono colf oppure badanti, più di rado babysitter (o meglio, collaboratrici familiari e assistenti domiciliari, per restituire loro almeno una dignità linguistica). Denunciano, con la loro sola presenza, una rivoluzione femminile incompiuta, che ha semplicemente trasferito il peso del lavoro riproduttivo* da un gruppo di donne ad un altro.

La doppia discriminazione

Se numerose ricerche, provenienti dal mondo accademico e da quello non-profit, hanno cercato di portare al centro dell’attenzione la cosiddetta “femminilizzazione delle migrazioni”, esse hanno avuto tuttavia il difetto di riproporre costantemente gli stessi modelli interpretativi, diffondendo i clichées che vogliono prostitute nigeriane, colf filippine, badanti ucraine, mogli marocchine.

Certamente tali semplificazioni rispondono alla realtà che vede ciascuno di questi gruppi prevalentemente impiegato in quel dato settore, complici da una parte le vie della tratta e dall’altra i network migratori, i quali favorendo l’inserimento lavorativo di una nuova arrivata, costituiscono anche un freno, contribuendo a creare dei lavori “etnicizzati”. Ma una simile schematizzazione ha il difetto di mascherare delle sacche minori, dove sono altrettanto presenti la doppia discriminazione di cui sono vittime le immigrate – in quanto donne e straniere al tempo stesso – e le violenze che subiscono.

Schiave invisibili

Particolarmente sconosciuto è del caso delle donne straniere impiegate nel settore agricolo come braccianti, principalmente provenienti dall’est Europa (in particolare Ucraina e, in passato, Polonia), che si insediano nel meridione d’Italia e scompaiono tra il numero di immigrati irregolari, invisibili e non conteggiati. Infatti, se per quanto riguarda l’immigrazione in agricoltura proveniente dall’Africa e dal Maghreb la percentuale di donne è veramente esigua, nel caso dell’est Europa è quasi pari a quella degli uomini.

Questo perché la migrazione proveniente dall’Europa orientale ha caratteristiche diverse, ed è tipicamente temporanea, con l’obiettivo di migliorare la propria condizione economica, per poi ritornare al Paese d’origine, ed eventualmente ripartire in seguito.

Il ricatto sessuale

Tanto nel settore agricolo, quanto altrove, le donne immigrate sono vulnerabili, sottopagate, soggette a ricatti sessuali.

Mediamente percepiscono 25-35 euro giornaliere (otto e più ore di lavoro), a cospetto dei 45 – 55 euro dei loro colleghi maschietti e per arrotondare si vedono offrire 15 – 20 euro per una prestazione sessuale con il loro datore di lavoro.” (A. Corropoli, “Sfruttamento delle donne in agricoltura. Straniere e indifese sotto lo schiaffo del caporale” La Voce del Molise, 13/02/2011)

Le prestazioni sessuali derivano quindi dal ricatto della miseria, dovuta a salari assolutamente insufficienti, e risultano sottopagate anche rispetto al mondo della prostituzione. Una necessità per arrotondare lo stipendio, inferiore a quello dei propri colleghi uomini. Tanto più che di fronte ad un rifiuto non mancano gli abusi e le violenze, oltre alle minacce che fanno presa sull’irregolarità della loro condizione giuridica.

Secondo un rapporto** di Medici senza Frontiere, infatti, oltre la metà degli stranieri impiegati come braccianti agricoli non ha un permesso di soggiorno, a cui si aggiunge un 25% di persone con un regolare permesso per richiesta d’asilo, alle quali, ai sensi della legge italiana, non è consentito lavorare.

Per una donna, essere irregolare vuol dire essere soggetta alla minaccia di essere denunciata e di conseguenza rimpatriata se non si accettano i rapporti sessuali. Condizione simile a quella delle badanti irregolari, che convivono con l’anziano e sono spesso vittime di molestie da parte dei suoi familiari. Ma questa, anche se non sembra, è un’altra storia.

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* “Riproduzione” è un concetto che incorpora il significato di riproduzione umana, economia riproduttiva (il mantenimento degli esseri umani durante il ciclo della loro vita) e riproduzione sistemica (il mantenimento di particolari strutture nel sistema sociale). All’interno di quest’ottica il lavoro riproduttivo è considerato quello dei servizi sessuali-affettivi e di cura, che oggi rientrano principalmente nelle mansioni delle donne immigrate.”

**Medici Senza Frontiere (2005), I frutti dell’ipocrisia. Storia di chi l’agricoltura la fa. Di nascosto.

Chi è Daniela Piazzalunga

Dottoranda in Economia all'Università di Torino e affiliata ai centri di ricerca CHILD-Collegio Carlo Alberto e LISER (Lussemburgo). Si occupa di economia del lavoro, economia di genere e della famiglia. Quando non girovaga per l'Europa, scrive per East Journal di discriminazioni di genere.

27 commenti

  1. l’articolo è giusto finchè si parla di braccianti agricole (poche), in quanto allo sfruttamento delle badnti direi che è vero il contrario, generalmente guadagnano 1300 euro mensili, senza contare il resto che raggranellano con altri lavori ( nei giorni liberi stirano o si prostituiscono saltuariamente), gli anziani sono quasi tutti paralitici o impossibilitati per cui non è difficile gestirli. si scambiano orari con le amiche. i 1300 sono al netto visto che mangia e dorme gratis.tutte NON vogliono essere messe in regola salvo poi all’ultimo momento rivolgersi a sindacati o altri (preti per es) per strappare accomodamenti anche se i rapporti fino al giorno prima erano ottimi.
    queste cose le so perchè avevo un’amica che mi ha introdotto nel mondo delle badanti e so quel che dico.
    e lasciamo stare i soldini che si fanno con il contrabbando delle sigarette, dei soldi che portano in patria per le altre (così nono pagano il versamento in banca) e altri affarucci.
    le badanti vengono volentieri in Italia, addirittura una mi diceva che quando tornava si che c’era da lavorare!
    bah, saluti.

  2. L’aberrazione della realtà che risulta nell’articolo è abbastanza palese. Sostanzialmente ad avere ragione è Flor.
    “Iniettate” nel nosto sistema, sanno sfruttare abilmente il nostro stato di diritto – che nemmeno noi riusciamo più a controllare – e/o strappare matrimoni o relazioni di convenienza; situazioni queste inesistenti nei loro paesi.
    Queste donne, veri e propri pesci fuor d’acqua, rappresentano un onta per la maggioranza delle donne slave, che sono invece forti, laboriose e di sani principi.

  3. Lo dico a entrambi, con schiettezza, che credo essere i vostri commenti il frutto di un maschilismo cieco, vittimistico e autoreferenziale. Lascio all’autrice eventuali più dettagliati commenti dato che questo argomento è oggetto di uno studio dottorale che sta conducendo e del quale io non conosco i termini precisi. Forse però nemmeno davanti ai dati econometrici cambiereste opinione, un’opinione che in quanto tale rispetto ma non condivido nel modo più assoluto. Mi si permetta una domanda. Ma a fronte di un articolo che denuncia l’estrema debolezza di una categoria di persone (doppiamente svantaggiata in quanto donne e immigrate) non credo sia il caso di focalizzarsi su episodi. Non dico che siano tutte sante, ma guardiamo la luna, non il dito. Un saluto
    Matteo

    • Sono rimasta ESTERREFATTA dai primi due commenti, mancava solo la frase “Loro vengono a rubarci i mariti”.
      Conosco poco il mondo delle badanti, esattamente quanto Flor, tramite un’amica e 4 badanti che ha cambiato la sua mamma negli ultimi anni di vita. Due erano ucraine, una moldava e l’ultima rumena. Tutte erano in regola e il loro stipendio non superava 1000 euro; naturalmente, vitto e alloggio pagato (e ci mancherebbe altro). Avevano, si, 2 ore di pausa e la domenica libera; le ore di pausa di solito utilizzate per fare i mestieri in qualche altra casa e la domenica da qualche parente o connazionale. Ma non lavoravano 8 ore al giorno, no, loro erano disponibili 24 (o 22) ore al giorno; gli anziani paralitici sono difficilissimi da badare; è un lavoro umiliante e fisicamente molto più pesante rispetto a quello con gli anziani autosufficienti. Ma come dici giustamente, neanche i dati econometrici riescono a estirpare i luoghi comuni e i pregiudizi.

    • Credo che tu Matteo abbia preso un granchio: definendo le donne slave nella loro maggioranza “forte, laboriose e di sani principi” non mi puoi tacciare di maschilismo, e inoltre flor – da quello che ho capito – è una donna.
      Al di la di questo, seppur cinica – questa è una mia qualità/difetto, ma ciò permette di vedere meglio le diverse sfacciettature della realtà – la mia è stata un’analisi antropologica sulla base delle mie conoscenze ed esperienze.
      Sarebbe un po’ come dire che molti sono gli italiani che amano l’europa dell’est, a vedere dal numero di viaggiatori, ma si sa che in realtà al 90% piace la gnocca dell’est. Dietro a molte realtà di facciata, si celano ben altre realtà…
      Un saluto

  4. sono d’accordo… io conosco badanti che spediscono in patria addirittura auto seminuove…per venderle (?) e pacchi e pacchi di roba. Forse sono sfruttate, nessuno lo mette in dubbio. (provate a stare dietro a quei vecchietti che dite di facile maneggio, non è proprio così) diciamo però che molte di loro hanno il loro tornaconto e si sono ben adattate.

    • Sembra di trovarsi sempre di nuovo alla solita commedia. Io sul problema non mi pronuncio non sapendone niente ma possibile che ogni “discussioncella” finisca con accuse di maschilista, fascista o comunista? Mia impressione o c’é qualcosa che non va?

  5. Ma certo che mandano la roba! Lavorano duro, lontano dai familiari più cari, figli compresi, lavorano per mantenere intera famiglia rimasta nel paese dell’origine. E se c’è qualche connazionale che porta 500, 1000 o 5000 euro risparmiati rinunciando a tutto, perché dovrebbero pagare 20 o 50 euro alle banche italiane più care d’Europa o al Western Union?! Nessuno lascia il paese d’origine e la propria famiglia per puro divertimento, siate sicuri.

    • le badanti io le ho conosciute sia in italia che in polonia e so che potrebbero vivere decentemente rimanendo in polonia con la loro famiglie. magari il primo il secondo anno c’è neccessità -comprare la casa magari- poi ci sono i mobili, i lussi, etc etc.e ci sono le nonne, le vacanze in cui si torna a casa e poi i figli vengono a loro volta in itali, in casa della vecchia…volendo c’è sempre bisogno di soldi. e poi sono libere. , certo che per le rumene è un’altra cosa.
      ho fatto viaggi dalla polonia e dall’italia con loro nei pulmini e ti assicuro che pianti non ce ne sono di certo, più che altro si parla di soldi.
      certo è una scorciatoia per avere e mobili, macchine, vestiti in minor tempo….
      ma anche in italia si fanno sacrifici per comprare la casa o altro.
      debbo dire che non mi fanno particolare tenerezza.
      un conto è per fame e un conto è per comprarsi alla svelta qualcosa..

  6. Gentile Sig. Emilio. Capisco pienamente quanto dice, purtroppo e’ vero che in Italia tutto diventa commedia, anche la tragedia. Quello che vorrei dirLe da persone che scrive su EJ e’ che anche quanto Lei dice testimonia il fatto che la rivista e’ fatta da persone che ci mettono il cuore. e si sa, il cuore non e’ imparziale. Se Lei, da affezionato lettore, ha letto gli articoli presenti avra’ notato come in essi chi scrive cerca di essere il piu’ obiettivo e preciso possibile, per rispetto a chi, come Lei Sig. Emilio, dedica del tempo a questa rivista. Poi a volte, nei commenti, il cuore vince e l’imparzialita’ scappa, ma siamo umani, troppo umani.

  7. Mi scuso per gli errori di scrittura dovuti alla fretta, Concludo sottolineando come comunque il tono dei primi due commenti non potesse che portare ad una secca replica. Sono comunque tutti temi degni di approfondimento, senza posizioni prese a prescindere, Una cordiale giornata a tutti.

    • Caro Pietro se in questo disastrato paese tutti i giovani avessero le tue passioni avremmo, anzi avreste (parlo per limiti di età) un avvenire migliore.

  8. Signora Flor, lei si confonde un po’. Cosa c’entra Polonia; è un paese dell’Unione Europea con un’economia piuttosto solida e una crescita importante; tra poco i giovani italiani andranno a cercare il lavoro in Polonia, come lo stanno già facendo in Turchia.

    • Grazie Jelena, meno male che ci sono persone come lei!

    • la Polonia c’entra per il semplice motivo che le polacche sono state le prime a venire in Italia come badanti e al momento, non conosco benei numeri, credo che con le rumene siano la stragrande maggioranza.
      se gli italiani andassero a cercare lavoro in polonia, perchè no?
      io non ci trovo nulla di male, bisognerà aspettare molto tempo credo e chissà che l’italia si rimetta a posto nel frattempo.
      per motivi vari conosco bene la situazione sociale della polonia, le strutture ospedaliere, il sistema pensionistico etc, per cui credo che
      gli italiani che emigreranno in polonia dovrebbero fare bene i conti.
      e non parliamo del campo del lavoro, sindacati et similia.
      Varsavia o Cracovia non rappresentano (purtroppo) la Polonia, per ora bisognerà accontentarsi degli ucraini come emigranti.
      tanti saluti

      • Ogni discussione diventa inutile se come prova si citano le proprie conoscenze al posto dei dati scientifici. Sembra la leggenda di sei ciechi e un elefante.

  9. Mi rattrista che un articolo dedicato alle braccianti agricole, una realtà certamente minoritaria, ma che esiste (e proprio per il fatto che sia meno appariscente si è deciso di parlarne), si sia tramutato in una discussione sulle badanti, invece che sulle braccianti stesse.

    Ciò detto, le questioni delle assistenti domiciliari (e delle collaboratrici domestiche) meriterebbe almeno un articolo a parte, perchè a loro volta racchiudono condizioni profondamente diverse.
    Ciò a cui si faceva riferimento nell’articolo è la condizione delle badanti che sono presenti in Italia senza un regolare permesso di soggiorno. Per lo stesso motivo delle braccianti agricole (la possibilità di essere denunciate alle autorità e di essere espulse dal paese) capita che esse siano minacciate e siano vittime di molestie da parte dei familiari dell’assistito. Ciò è molto più difficile che accada per le persone regolarmente presenti in Italia, più tutelate grazie alla loro condizione giuridica.

    Mi stupisce che si parli di 1300€ mensili, visto che il contratto nazionale prevede quelle cifre solo per chi convive e svolge anche attività di assistenza notturna SOLO nel caso in cui sia inquadrato con il livello più alto. Secondo il contratto, si tratta comunque di un massimo di 54 ore settimanali lavorate, che significa 6€ all’ora (dati confermati anche da ricerche svolte su indagini ISTAT sulla forza di lavoro del 2008).
    Diverse ricerche mettono in luce situazioni ben diverse. Cito qui (in una risposta già fin troppo lunga) solo l’indagine dell’IRES (Istituto di ricerche economiche e sociali), che parla di una media di 70 ore alla settimana di lavoro per un salario di 730€, se si considerano assistenti familiari, colf, babysitter. Per le sole assistenti familiari si parla di una MEDIA di 104 ore lavorate alla settimana, per 780€ al mese, cioè meno di 2€ all’ora. (IRES, 2009, Il lavoro domestico e di cura. Scenario, condizioni di lavoro, discriminazioni).
    104 ore significa 16 ore al giorno, se immaginiamo che la domenica se ne lavorino “solo” 5 !

    Certamente venire in Italia per lavorare è una loro scelta, per mandare le rimesse a casa, per migliorare la condizione economica della loro famiglia nel paese di origine. Non vedo nulla da criticare in tutto questo. Solo chi deve lavorare per “fame” merita di essere capito? Chi per poter mandare i figli all’università lascia per diversi anni la propria famiglia, non ha il diritto di essere tutelato nelle proprie condizioni di lavoro?

    • nessuna di esse vuole essere messa in regola perchè guadagnerebbe di meno, 1300 euro, è la cifra che chiedono in questo momento qui, in Emilia Romagna,mi chiedo se chi scrive conosca la realtà. in quanto ai ricatti è esattamente vero il contrario, spesso sono le badanti che ricattano le famiglie, in senso lieve eh!, la signora Dany non sa forse che gli orari non importano perchè si fanno pagare bene e perchè loror stesse dicono che “siamo qui per lavorare”, le capisco , chi non capisco sono le persone che decidono di vedere le situazioni in un’ottica pietosa. queste donne sono delle dure e disposte a tutto per far quattrini.
      tengo a precisare che non ho niente contro queste persone ma vorrei dire semplicemente che bisogna starci attenti perchè , nell’ottica del _il + possibile+ non si conosce nè amicizia nè parola data.

      • Chi scrive, oltre a seguire per interessi personali le tematiche sulla migrazione, ha svolto una tesi di laurea magistrale sul lavoro delle donne immigrate e sta collaborando ad un progetto di ricerca sulle immigrate da Ucraina e Moldavia, che sono principalmente badanti.

        Non nego che ci sia in molti casi interesse anche da parte delle assistenti familiari a lavorare in nero (o meglio, in grigio, cioè regolarizzando solo una parte delle ore), oltre che da parte delle famiglie. Né che siano qui per lavorare e quindi facciano volentieri qualche ora di straordinario. Ma il lavoro della badante che coabita con l’anziano spesso non ha limiti di orario, le pause e le ferie non vengono rispettate.
        Non propendo per i giudizi estremi (“nessuna” “tutte” sono le parole che ricorrono più spesso nei suoi commenti), ma cerco di inquadrare il fenomeno nella sua complessità.
        Allo stesso modo diffido dalle opinioni nate dalla sola esperienza personale, che generalmente è troppo ristretta per poterne trarre valutazioni assolute.
        Infine, ci fosse anche un solo caso di molestie, a mio avviso dovrebbe essere denunciato.

        Un saluto.

  10. Buonasera a tutti. Premetto che, a differenza di Dany non sono così informata rispetto al problema qua sollevato, soprattutto per quanto riguarda dati e studi effettuati da persone che, grazie a Dio, scelgono di occuparsi di questioni di questo tipo, più vicine a noi di quanto non vogliamo vedere. Senza entrare quindi nei dettagli o nel “sentito dire” vorrei solo porre delle domande: cosa c’è di diverso da un italiano che sceglie di vivere negli Stati Uniti per avere uno stipendio più alto e un buon lavoro da una donna dell’est che viene in Italia per cercarsi una vita migliore? Non dimentichiamoci che ogni essere umano ha diritto a scegliersi la vita che vuole, compreso il fatto di voler essere più ricco se è quello che desidera (anche se non credo proprio che il “voler subito qualcosa” sia il vero motivo per cui una donna decida di scegliere il tipo di vita di cui Dany parlava nel suo articolo), senza dover per questo godere di meno diritti. Ogni individuo ha diritto di credere in ciò che vuole ed è anche più che giusto valutare i problemi da ogni punto di vista per vedere quando è il caso di difendere o meno, ma a mio parere i diritti umani devono valere prima di tutto.

  11. non ho mai avuto rapporti lavorativi con badanti .
    se mai ce ne fosse necessità previlegerei un contratto forfettario,
    una cosa da far notare è di queste signore non sappiamo assolutamente nulla e ciò nonostante diamo loro le chiavi di casa e la piena disponibilità di essa.
    volotariamente non sono entrata nel merito dei casi emersi sulla stampa.
    concordo pienamente nel diritto di scelta come dice Erika. personalmente credo che far crescere i figli da anziani o far patire loro l’assenza non sia il modo migliore di agire. e qui mi riferisco ovviamente a chi previlegia l’home teather e la casa ben arredata, ma queste sono MIE opinioni.
    (mi riferisco ovviamente a quella parte , generalmente polacche e appartenenti all’ue come dice Dany.)
    saluti

  12. Penso che alla base dei commenti negativi all’articolo vi sia un grande equivoco, nell’articolo si parla di donne vittime di tratta e prive di permesso di soggiorno, soggette perciò ad un pesante ricatto da parte delle organizzazioni che le sfruttano.
    Per quanto riguarda le c.d. badanti (preferisco il termine Assistenti Familiari) vorrei vedere quante italiane sarebbero disponibili ad occuparsi di anziani, spesso allettati o fuori di testa per l’intera giornata, spesso anche di notte, a volte senza avere una giornata intera di riposo. Certo la necessità di inviare denaro alla famiglia al paese di origine le porta ad accettare di essere messe in regola solo per una parte delle ore lavorative, sovente quelle sufficenti a garantire loro il permesso di soggiorno. Non dimentichiamo che il ricatto più pesante sta proprio nel legare il loro status al contratto di lavoro e purtroppo molti datori di lavoro approfittano proprio di questa condizione.

  13. Marcus Prometheus

    Non capisco (non approvo) l’abuso ad ogni passo di termini come sfruttamento.
    Chi sfrutta chi?
    Entrambi suppongo si “sfruttano” o piuttosto secondo me hanno un PROFICUO SCAMBIO RECIPROCO se nessuno punta la pistola loro alla tempia per realizzarlo eppoi soprattutto ne rispetta i termini. Mi pare che siamo proprio quasi tutti rovinati mentalmente dal marxismo se vediamo ad ogni passo sfruttamento al di fuori dei casi di violenza e frode.

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