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ROMANIA: Decimo giorno di protesta, ma nessuno ne parla. Che succede a Bucarest?

di Matteo Zola

Su quanto accade in Romania è il silenzio. Da dieci giorni continuano le proteste di piazza contro il governo in carica, guidato da Emil Boc, leader del partito democratico liberale (Pdl), ma nessun quotidiano italiano ne parla, le ultime notizie risalgono a quattro giorni fa e sono, invero, piuttosto generiche. La stampa internazionale non conforta, solo una breve su Le Monde e una su EuObserver. Non trovo altro. Viene da pensare che, probabilmente, non sta accadendo nulla di rilevante  ma non è così.

La homepage di Adevarul (“la Verità”, socialista, erede del vecchio giornale di regime Scinteia “scintilla”) e quella di Jurnalul Nacional (conservatore), come pure quella di Gandul (fondato da alcuni fuoriusciti di Adevarul), ci raccontano un’altra storia. Anzitutto le proteste vanno avanti da giorni con sempre maggior seguito, accanto a un’anima pacifista ne è emersa una più violenta composta per lo più da giovani. La stampa romena li ha definiti “hooligans“, descrivendoli come facinorosi che hanno approfittato del disordine per aggiungere disordine. E’ anche possibile che si tratti di definizioni frettolose e un poco sinistre. Era il 1990 quando gli studenti universitari, accortisi dell’avvenuto “scippo” della loro rivoluzione da parte delle seconde linee del vecchio partito comunista guidate da Ion Iliescu, scesero in piazza per protestare. Iliescu e il Fsn (Fronte di salvezza nazionale, le seconde linee del vecchio partito comunista) cercarono di delegittimarne la protesta chiamandoli, appunto, “hooligans”. Contro di loro Iliescu scatenerà la repressione (la Mineriada) garantendosi il potere che, a fasi alterne, manterrà fino al 2004.

Accanto agli “hooligans” i giornali romeni parlano di “punk“. Jurnalul Nacional si mostra scettico, afferma che la Gendarmeria, che è violentemente intervenuta contro di loro, sia “il braccio armato del Pdl”, cioè del partito di governo, e rincara la dose titolando “inviate truppe speciali per vincere la grande battaglia contro i cittadini“: secondo quanto riportato degli “ultras” sarebbero stati infiltrati tra i manifestanti di piazza Università a Bucarest con il compito di scatenare episodi di violenza dando così possibilità alla polizia di intervenire. Pare che gli ordini prevedessero dei “premi” a quei gendarmi che si fossero mostrati più duri nella repressione. Jurnalul Nacional parla apertamente di “poliziotti in borghese e ultras della Dinamo” mandati in piazza a scatenare uno scontro in cui, dice ancora il quotidiano: “a uscire ferite erano madri con bambini in braccio”.

L’homepage di Adevarul dà ampio spazio al commento della casa reale romena. Ebbene sì, tra i manifestanti molti inneggiano al ritorno della monarchia vista come ultima possibilità di riscatto per il popolo romeno. E sua maestà, senza corona, non si è fatto pregare: “I romeni hanno perso la fiducia. La crisi si sta facendo sempre più pesante”. E’ la prima volta dall’inizio delle proteste che “dall’ufficio stampa di sua maestà Re Michele” esce una dichiarazione ufficiale. Il principe ereditario, Radu, dal suo blog ha dichiarato di “sostenere le proteste pacifiche”. Se un ritorno alla monarchia pare inverosimile, una “discesa in campo” nella politica romena del vecchio re è forse più probabile. “La lezione del 1989 mostra come i romeni abbiano fiducia nella democrazia. L’Europa e la Romania devono camminare insieme e nulla deve sostituirsi alla democrazia”. Nessun putsch monarchico in vista, quindi. Forse re Michele ha in mente quanto fece un’altra testa coronata, nella vicina Bulgaria: re Simeone II, in un contesto non dissimile da quello romeno di oggi, riuscì a diventare primo ministro dal 2001 al 2005, periodo in cui risanò (se non quelle dello Stato) le casse della sua casata restituendosi quelle proprietà che erano divenute dello Stato.

Il numero dei manifestanti è poco chiaro: EuObserver parla di 7000 in piazza giovedì scorso. Adevarul, in merito alle proteste di ieri, parla di 800 manifestanti in piazza Università. Anche la diaspora si fa sentire: circa 200 i romeni che a Londra, davanti all’ambasciata romena, hanno gridato slogan contro Basescu. Un altro centinaio, analogamente, ha fatto a Madrid. E a Roma, Milano, Torino? Per ora tutto tace, o almeno così dicono i giornali. I nostri giornali che da giorni tacciono su quanto avviene in Romania che, a ben vedere, non sembra così trascurabile.

In ballo non sembra esserci solo il cambio di governo. La gente di Romania sembra stanca dell’attuale classe politica, che è poi quella degli ultima vent’anni, ma non sembra avere reali alternative in mente. I manifestanti vicino all’opposizione chiedono elezioni anticipate ma le proteste sembrano indirizzate contro tutti i partiti, a destra come a sinistra (se questa distinzione, in Romania, ha un senso). Le Monde riporta una dichiarazione di un giovane manifestante: “La democrazia romena… che significa?”. Appunto, che significa? Dopo una rivoluzione, quella del 1989, rubata a chi manifestò per difenderla (e ne morirono). Dopo una transizione infinita. Dopo un potere corrotto troppo legato al passato regime comunista. Dopo un Basecu, che ha lasciato scivolare il Paese in una crisi senza uscita consegnandolo, come già in Grecia, alle (forse troppo) rigide misure di “austerità”. Dopo, ci chiediamo, verrà una  “democrazia” che non sia solo uno slogan?

Foto da Gandul.info

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con alcune riviste di politica internazionale. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

12 commenti

  1. Damiano Benzoni

    Caro Matteo, bell’articolo, ma devo correggere un punto: la manifestazione contro Iliescu non fu nel 1989 (d’altronde la rivoluzione ebbe luogo negli ultimi giorni dell’anno), ma nel 1990 (da aprile a giugno). In questo momento io vivo a Bucarest, ti segnalo un paio di cose che ho scritto a riguardo e ti segnalo anche che ho provato per tre giorni di seguito a proporre di seguire gli avvenimenti per un importante quotidiano nazionale ma questi, per quanto interessati, non hanno mai trovato spazio per commissionarmi un articolo: spero nella prossima settimana.
    http://gonebalkan.blogspot.com/2012/01/ziua-opta.html
    http://gonebalkan.blogspot.com/2012/01/piata-universitatii.html
    http://www.thepostinternazionale.it/2012/01/jos-basescu-anche-in-romania-scendono-in-piazza-contro-il-presidente/
    (in ordine cronologico inverso)
    http://www.flickr.com/photos/64797134@N03/sets/72157628958880551/
    (alcune foto dell’ottavo giorno).
    Per quanto riguarda la partecipazione, diciamo che i numeri sono stati altalenanti e non credo sia corretto parlare di una partecipazione sempre crescente: va su e giù…i giorni di maggior rilievo sono stati domenica scorsa e giovedì, purtroppo quelli in cui ci sono stati anche episodi di violenza. Giovedì in particolare, dopo un meeting del partito d’opposizione che ha radunato 7000 persone (ad Arcul de Triumf, una manifestazione contro Basescu ma da non considerarsi, a mio avviso, la stessa cosa), 2000 persone si sono riversate in piazza e verso le 23 sono iniziati gli scontri con la polizia. In genere i numeri oscillano tra 500 e 1000 ogni sera, con circa 7-8000 persone in totale nelle altre piazze del paese.

    • Grazie Damiano, non sono un esperto di cose romene e per eccesso di semplificazione ho compresso tutto nel 1989 mentre, in effetti, è opportuno precisare come hai fatto giustamente tu. Grazie per i link, lo scambio coi lettori è fondamentale per avere informazioni. L’importante è che si faccia luce su quanto accade.

      Matteo

  2. claudio vito buttazzo

    Dopo ci sarà il re. Quando manca una sinistra anticapitalista, di classe, la protesta diventa facile preda degli uomini della provvidenza. Lo sbocco a destra (una destra da anni Venti) della crisi è evidentisimo in tutti i paesi dell’est, tranne qualcuno , come la Repubblica Ceca, in cui, per fortuna, esiste un forte partito comunista. Chi ha taciuto ( o goduto) per la messa fuori legge nell’est europeo dei partiti marxisti e della loro equiparazione al fascismo, ora se ne becchi le conseguenze.

    • è senz’altro vero che c’è un vuoto politico a est, ma resto dell’idea che (a est) l’equiparazione del comunismo al fascismo non sia sbagliata. In fondo una matura “destra progressista” alla Tusk non è poi male. E’ molto più di sinistra di tanta sinistra nostrana, o no?

      Matteo

      • claudio vito buttazzo

        QUINDI NON è SBAGLIATO METTERE SULLO STESO PIANO CHI SI BATTE CONTRO IL RAZZISMO, LE GUERRE, PER LA GIUSTIZIA SOCIALE, PER I DIRITTI E L’UGUAGLIANZA DELLE PERSONE E CHI INVECE PROPAGA L’ODIO RAZZIALE, IL NAZIONALISMO, LA GUERRA E I PROGROM? TUTTI PARI SONO?
        GUARDA CHE LA PEREQUAZIONE CHE SI FA IN LETTONIA, CROAZIA, ROMANIA, ECC. NON E’ TRA STALINISMO E NAZIFASCIMO (PER QUANTO ANCH’ESSA DISCUTIBILE), MA TRA MARXISMO E NAZIFASCISMO. CHI FA FINTA DI NON VEDERE LA DIFFERENZA TRA LE DUE NOZIONI NON VEDE IL RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA CHE NE DERIVA. IN REALTA’, POI, IL FASCISMO, NEI FATTI NON E’ PER NULLA FUORILEGGE, ANZI E’ PIENAMENTE ASSUNTO DENTRO I VALORI DI QUESTO LIBERISMO CRIMINALE E GUERRAFONDAIO. PER CUI, ALLA FINE FUORILEGGE E’ SOLO L’IDEA SOCIALISTA, CIOE’ QUALSIASI POSSIBILE ALTERNATIVA A QUESTO SISTEMA. E DOV’E’ LA DEMOCRAZIA, SE L’ALTERNATIVA E’ PRECLUSA?

  3. Damiano Benzoni

    Aggiungo una cosa, sto seguendo da qua anche il discorso alla TV, tramite internet e i quotidiani. La cosa che ho trovato interessante è che da una parte in piazza ci siano mille anime, con le idee poco chiare e spesso discordanti (dai monarchici agli ultrà, dai rom che chiedono maggior rappresentazione politica a chi si ispira a Otpor – non l’estrema destra, Nouă Dreapta ha cercato di partecipare ed è stata mandata via dai manifestanti ieri pomeriggio). Intanto c’è la gara a sfruttare politicamente quanto avviene: i liberali con il Miting Pentru Libertate, il ministro Udrea che invece ha sostenuto la manifestazione, forse in un tentativo di fare le scarpe a Boc, Dan Diaconescu (una sorta di Berlusconi romeno, un presentatore che è uscito dal nulla grazie alla TV e vuole buttarsi in politica). Intanto ci si chiede se sia legittimo chiedere elezioni anticipate e ci si interroga, soprattutto – a livello politico, non di piazza – su una soluzione sul modello…italiano. Insomma, c’è qualche parlamentare che invoca un “tehnocrat” alla Monti.

    • Damiano Benzoni

      Per quanto riguarda le “golaniade”, le proteste che hai ricordato degli anni ’90…non solo la piazza, Piața Universitații, è stata uno dei teatri della rivoluzione, ma è stata anche il teatro delle golaniade del 1990 (oltre a hooligan Iliescu li chiamò “golani”, fannulloni): sembra un posto dove la Romania volge gli occhi quando si sente più in difficoltà, e molti dei manifestanti mi han detto che l’importante era essere in piazza, in QUELLA piazza, per discutere e confrontarsi. Nella piazza c’è il cosiddetto monumento al “km 0″, dove compare anche la lapide di Cristi Pațurca, un cantante che compose l'”Imnul Golanilor”, l’inno dei fannulloni. Canzone tanto simbolo che nelle odierne proteste a Timișoara è stata utilizzata.

  4. e’ gravissimo il fatto che non vengano divulgate dai giornali e media locali le notizie sulla rivolta perche’ l’italia e’ piena di romeni quindi sappiamo , in molti quasi in diretta cosa succede in romania . questa discordanza crea un senso di diffidenza nei confronti dei media e la certezza che le notizie divulgate sono tutte pilotate e false

  5. @ Claudio Vito
    quel che intendo dire è che, in termini di principio, l’equiparazione tra i due totalitarismi non è secondo me errata. “Comunismo” a est significa deportazione, tortura, omicidio, repressione, annichilimento del’individuo. E questo Claudio Vito lo sai anche tu. Che poi, in termini pratici, questo comporti una forma di rifiuto per il marxismo tout court e per i partiti che ancora oggi se ne ispirano, non sorprende. Non sto dicendo che sia giusto o sbagliato, dico che è piuttosto normale in quel contesto.

    Il marxismo è stato “dannato” persino qui da noi, in “Europa occidentale”. La filosofia marxista è stata sacrificata sull’altare della Storia che ha visto il socialismo realizzarsi in una dittatura e perire come tale. Che filosofia e Storia siano cose diverse, sono d’accordo con te. Ma se qui “da noi” al marxismo è stata riservata una così infausta fine, come biasimare quei Paesi dove più strettamente si è connesso alla perdita di libertà individuali?

    • claudio vito buttazzo

      ALLORA METTIAMO FUORI LEGGE ANCHE LA RELIGIONE CATOLICA, RESPONDABILE DELLA SANTA INQUISIZIONE E DELLO STERMINIO DEGLI INDIOS; ED ANCHE I LIBERALI, RESPONSABILI DEL COLONIALISMO E DELL’ASSASSINIO DI CENTINAIA DI MILIONI DI PERSONE E DELLA DEPORTAZIONE SCHIAVISTICA DEGL AFRICANI; ED ANCHE IL CAPITALISMO, RESPONSABILE DI GUERRE, STERMINI ATOMICI, CONDANNA ALLA FAME DI CENTINAIA DI MILIONI DI ESSERI UMANI. VUOI CHE CONTINUI L’ELENCO?
      UNA VOLTA A PRAGA C’ERANO LE FILE PER LE BANANE. ORA CI SONO LE FILE PER UN BRODO CALDO DAVANTI ALLE MENSE DELLA CHARITAS. SE VIENI QUI, TI FACCIO VEDERE QUEL CHE SUCCEDE, COMPRESA LA DEPORTAZIONE DEI ROM NEL NORD DELLA BOEMIA. E’ TUTTA LIBERTA’??? E’ TUTTA DEMOKRAZIA???? AUGURI !!!!!

      • No, non è tutta libertà né tutta democrazia. Credo in linea di principio che qualsiasi ideologia politica o religiosa debba essere accantonata nella sua forma fallimentar e qualsiasi forma di potere persecutorio non debba avere la possibilità di rinnovarsi. Naturalmente la mia è un’utopia. In tal senso anche la Chiesa cattolica romana, per le sue evidenti responsabilità storiche, andrebbe bandita. Ma questa è una mia opinione. Le ragioni che hanno spinto alcuni governi dell’Europa orientale a equiparare nazismo e comunismo sono diverse, a volte non meno ideologiche delle stesse ideologie che condannavano.
        Non difendo quei governi. Dico un’altra cosa: dico che in linea di principio la condanna di forme di potere brutali e persecutorie (nonché la loro messa al bando) sia legittima, indipendentemente dal colore politico.

        Poi le fa una giusta provocazione: ragionando come ragiono io poco o nulla si salva poichè quasi tutte le forme di potere sono state, in in modo o nell’altro, lesive delle libertà individuali e persino violente. Negli Stati Uniti fino a quarant’anni fa c’era la segregazione razziale, e se quello è un Paese democratico allora anche la democrazia non è immune da questi mali.
        Quindi,direi, uno a zero per lei.

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