Zeljko Raznatovic, la tigre Arkan. Vita e opere di un pasticcere

 

Chi è Zeljko Raznatovic, noto come Arkan, capo delle milizie paramilitari serbe delle “tigri”, responsabili dei peggiori crimini di guerra durante il conflitto jugoslavo degli anni Novanta? Criminale comune, rapinatore, pasticciere, capo ultras. Di lui si sa tutto, ormai, ma il nostro pubblico (come noi) è in buona parte di età troppo giovane per ricordare quei fatti e quei personaggi, quindi repetita iuvant.

Dal penitenziario a Tito

Zeljko nasce a Brežice, in Slovenia dove il padre, colonnello dell’armata popolare jugoslava, era di stanza. Una famiglia militare ma difficile che porta il giovane Zeljko a tentare la fuga da casa già a nove anni di età. Una giovinezza turbolenta e violenta lo porta a conoscere le carceri Zagabria dove è detenuto per una rapina compiuta in un bar. I penitenziari diventeranno il suo mondo, la lingua della prigione sarà il lessico con cui saprà fare proseliti. Un tipo feroce, astuto, pronto a tutto. Qualità che gli vengono presto riconosciute dai suoi carcerieri che gli propongono di fare il lavoro sporco necessario alla salvaguardia del regime di Tito.

Agente segreto, con licenza di uccidere

Viene così notato dall’Udba, la polizia segreta jugoslava, che in cambio di qualche “servizio” (leggi, omicidio) all’estero contro emigrati poco graditi al partito, chiudeva un occhio sulle sue attività criminali. L’Udba, attiva dal 1946 al 1991, fu responsabile dell’eliminazione di centinaia di nemici dello stato, dentro e fuori i confini jugoslavi. In cambio dei suoi servigi gli viene offerta protezione, armi e documenti falsi. Su uno di questi, un passaporto turco, è registrato con il nome di Arkan.

Poco innocenti evasioni

Arkan non disdegna l’arricchimento, sfruttando le coperture offerte, la logistica e le armi, continua a seguire la vocazione di sempre: le rapine. Il 1º febbraio 1974 rapina un ristorante milanese, non sarà l’unica rapina in Italia e presto per lui si aprono le porte di San Vittore. Scontata la pena mette a segno rapine a mano armata in Svezia, Belgio e Olanda. Non è però un Arsenio Lupin, lo beccano spesso con le mani nella marmellata: sconta così quattro anni in Belgio e se ne becca sette in Olanda. Qui riesce a fuggire dal carcere di Bejlmer, vicino Amsterdam.

Capo ultrà e pasticcere

Negli anni ottanta, dopo numerose evasioni, condanne per venticinque anni e un bottino non indifferente, fa ritorno a Belgrado dove grazie agli amici della “mala” diventa capo degli ultras della Stella Rossa di Belgrado. Un ruolo delicato, di connessione tra crimine e politica. Non a caso la partita di calcio tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa sarà la miccia della guerra tra i due Paesi e non a caso Arkan recluterà dagli hooligans dello Stella Rossa le sue “tigri”.

Riceve in dono dalla dirigenza della squadra una pasticceria, un’attività di copertura per ben più amari intrighi. La vicinanza con Milosevic è ormai un fatto compiuto. Le basi del futuro di sangue sono gettate lì, tra i dolciumi della vecchia Belgrado. Nel frattempo uccide il direttore dell’Azienda Elettrica Ina. Nel novembre 1990 è arrestato dalla polizia croata per traffico d’armi. Viene rilasciato nel marzo del 1991. La guerra è ormai questione di ore.

Una cavalcata di sangue

A partire da quell’anno, grazie alle sue entrature criminali, Arkan gestisce il Centro per la Formazione Militare del ministero degli Interni serbo. Recluta circa 3000 uomini con il nome ufficiale di Guardia Volontaria Serba successivamente modificato in Tigri, che a partire dall’autunno 1991 ha operato come unità paramilitare lungo la frontiera serbo-croata. Viene l’elenco dei crimini, poiché queste non possono essere assimilabili ad attività di guerra:

17 morti per una bomba lanciata al “Café Istanbul” di Bijeljina, cittadina al confine tra Bosnia e Serbia. Nei giorni successivi verranno uccise a Bijeljina 400 persone di religione musulmana. Era il 4 aprile del 1992.

600 morti a Brčko, altra città bosniaca al confine con la Serbia, tra la popolazione di religione musulmana. Gli uomini di Arkan mettono in piedi il campo di concentramento “Luka-Brčko” dove vengono rinchiusi e uccisi croati e musulmani. Era il 2 maggio 1992.

20.000 morti a Prijedor e dintorni. Era il 24 maggio 1992.

700 morti a Sanski Most e Krasulja, tutti di religione musulmana (la fossa comune fu aperta nel 1997 svelando corpi di donne e bambini. Era il 20 giugno 1992.

Una cavalcata di sangue lunga due mesi, quasi 22mila persone uccise. Un’orgia di sterminio che è ripresa nel marzo 1993, altre 700 persone a Cerska. A Visegrad, la città in cui Ivo Andric ambientò”Il ponte sulla Drina”, centinaia di musulmani furono uccisi, buttati dal ponte Drina o, come accadde ad una settantina di loro, bruciati vivi. Nel giugno 1995 le Tigri di Arkan erano a Srebrenica ad aiutare Mladic nella mattanza di 8.000 persone.

La politica

Dopo la guerra venne la politica. Raznatovic era ormai ricco grazie ai furti e ai traffici (armi, benzina, sigarette, automobili) e godeva di un’indiscussa fama in patria. Era un’eroe per il suo popolo accecato dall’odio, un popolo che non vedeva come personaggi come Arkan si fossero impunemente arricchiti sulla sua pelle. Nel 1996 Arkan partecipò con il partito dell’Unità Serba, da lui fondato, alle elezioni in Bosnia, ottenendo un finanziamento di 225.000 dollari dall’Osce.

Una vita da mediano

La passione dei ricchi, si sa, è il calcio. Diventa presidente della squadra belgradese FK Obilic che arriva alla Champions League. Il calcio ha segnato la vita di Raznatovic non meno del crimine: da capo ultras dello Stella Rossa a presidente del FK Obilic. Nel mezzo la celebre partita tra Stella Rossa e Dinamo Zagabria e una promessa ferale quando, nel dicembre 1991, accogliendo i giocatori dello Stella Rossa reduci dalla vittoria nella Coppa Intercontinentale a Tokyo, regalò ad ognuno di loro un pugno di terra della Slavonia con l’impegno a conquistarla tutta.

Tra loro c’erano anche Dejan Savicevic e Sinisa Mihailovic. Quando il 15 gennaio 2000 Arkan venne ucciso sugli spalti della squadra di calcio in cui allota Mihailovic militava, la Lazio, venne esposto uno striscione: “onore alla tigre Arkan”.

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Da poco passato il centenario della Rivoluzione d'Ottobre, è bene ricordare che il legame tra comunismo, lotta e violenza va ben più a fondo della mera invocazione alla sollevazione del proletariato. Lo studio di strategie e tattiche di guerra fu una componente chiave dell'analisi di Marx ed Engels ed ebbe robuste conseguenze sull'esperimento sovietico.

15 commenti

  1. Se gli alti collaboratori del maresciallo Tito arruolavano nei servizi segreti uomini che nel tempo libero si dedicavano a rapine si capisace perché il paese si é sgonfiato come una vescica marcia.

  2. La città natale di Ivo Andric è Travnik, Bosnia centrale. A Visegrad invece, Bosnia orientale, è ambientato il romanzo che gli ha dato il premio Nobel 50 anni fa (“Il ponte sulla Drina”). Brcko confina con la Croazia, non con la Serbia, anche se non è lontana. Nel 2000 Mihajlovic (classe ’69) giocava nella Lazio, non ne era l’allenatore. Ha iniziato a farlo nell’Inter come secondo di Mancini credo verso il 2006-7, poi allenando Bologna, Catania e Fiorentina fin poco tempo fa. Per la precisione, nulla più. Saluti. LR.
    ps ma i 20.000 morti nella zona di Prijedor in un solo giorno (24 maggio 1992), non saranno mica tutti riconducibili alle Tigri di Arkan? Mi sembrano troppi.

  3. Non si capisce comunque quello che volevi dire…non era l’invenzione di Tito arruolamento dei criminale e tanto meno questa era la causa di “sgonfiamento” del paese. Anzi, c’entra come i cavoli a merenda.

  4. Pensavo che la passione dei ricchi fossero il golf, gli yacht e la coca!
    Scherzi a parte, ottimo riassunto, molto efficace la separazione dei dati sui morti dal testo, così che rimanga bene in testa che Arkan è stato un massacratore.

    • Per la precisione: Ivo Andric era di Travnik e non di Visegrad dov’è invece ambientato il romanzo “Il ponte sulla Drina”; Brcko è al confine con la Croazia anche se poco lontano dalla Serbia; nel 2000 Mihajlovic giocava nella Lazio, non era l’allenatore (che ha iniziato a fare anni dopo come vice di Mancini all’Inter). Infine credo che 20000 morti a Prjiedor in un solo giorno (24.05.92) siano un pò tanti, Arkan o meno. Grazie.LR.

      • Cara signorina Jelena, la Jugoslavia si é sgonfiata anche, ma non solo, per l’arruolamento, di poi smentito dall’autore, di criminali del calibro di Arkan, nei servizi segreti. Il suo (smentito) arruolamento simboleggia l’incapacità dei dirigenti jugoslavi di arruolare elementi per i servizi segreti

  5. Ivo Andric è nato a Travnik.

  6. Redazione

    Grazie a tutti, ho fatto un po’ di “pasticci” anche io. C’era anche un altro errore: Arkan non ha mai fatto parte ufficialmente dell’Udma, che invece lo usava per qualche servizio all’estero chiudendo un occhio sulle sue attività criminali.

    Su Travnik, chiedo venia. Non che non lo sapessi, ci sono pure stato al museo Andric di Travnik! Ma la fretta è cattiva consigliera.

    Invece sul fatto che all’epoca Mihajlovic fosse allenatore della Lazio ero convinto. Quindi grazie ai lettori. Di calcio non so davvero un accidente. A parte che si gioca in undici con una palla.

    Ecco, meno male che i lettori mi aiutano a fare un lavoro decente! Quindi grazie a tutti

  7. E però la mia correzione non l’hai seguita! Si vede che di calcio ne sai ancora meno di me che sono una capra. Ripeto, dire che il calcio è la passione dei ricchi è un po’ errata. Il calcio è troppo popolare per essere “la passione dei ricchi”, che invece mirano a hobby più elitari. 🙂

  8. Redazione

    Sì beh s’intendeva dire che è la passione dei ricchi nel senso che, quando certi individui diventano ricchi, si comprano squadre che poi usano come strumento di consenso intorno alla loro persona. Da Berlusconi, ad Abramovic, ad Arkan.

  9. ma io questi errori non li ho mica visti…
    p.s. su Arkan, altri dettagli interessanti sono: sua moglie, con la quale si è sposata secondo il rito montenegrino, è la famosissima CECA, una cantante pop-folk STRAAMATA in tutti i Balcani, anche Bosnia e Croazia;
    Arkan fu ucciso in un albergo con un colpo alla testa da un sicario (tiè).
    p.p.s. per chi ha chiesto a proposito dei 20.000 morti dei dintorni di Prijedor: a Prijedor, più precisamente a Omarska, fu istituito il più grande dei migliaia di campi di concentramento in Bosnia ed il riferimento numerico va attribuito sicuramente alle vittime di quel lager. Per la cronaca: il ,lager di Omarska è quello di questa foto famosa del TIME
    bravo matteo in italia nessuno conosce arkan http://www.google.it/imgres?q=cnn+in+Bosnia,+omarska&hl=it&gbv=2&biw=1280&bih=675&tbm=isch&tbnid=F1Z-dNF_sYgI1M:&imgrefurl=http://senorbabylon.blogspot.com/2011/07/lingannevole-pubblicita-della-guerra.html&docid=w4oXY29dGKWiEM&imgurl=http://4.bp.blogspot.com/-CDzinzBxovw/ThyUvQfAxJI/AAAAAAAABYc/l1bA-vwpFAY/s1600/1101920817_400.jpg&w=400&h=527&ei=pL79Tu66J8KaOoOF4ZwB&zoom=1&iact=hc&vpx=401&vpy=306&dur=733&hovh=258&hovw=196&tx=55&ty=167&sig=108280931809787771175&page=1&tbnh=163&tbnw=122&start=0&ndsp=16&ved=1t:429,r:11,s:0

    • x giorgio: nessuno mette in dubbio l’esistenza dei vari lager della zona di prjiedor…omarska, trnoplije, etc, certo che c’erano! Il punto è che dall’articolo si evince che ci furono 20.000 (ventimila) morti il 24 maggio 1992. Rileggi sopra e lo noterai. E chi ha detto che in Italia nessuno conosce Arkan? Sicuramente chi non si occupa di Balcani ma chi ha seguito le tristi vicende degli anni 90 e 2000 no.

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